Carriera alias: docente transfobica al Marco Polo attacca una studentessa

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È bello avere la carriera alias che permette agli studenti trans o gender fluid di sentirsi al sicuro e se stessi all’interno del percorso scolastico, ma sarebbe altrettanto bello avere un sistema universitario e un corpo docenti non fermo al secolo scorso. Perché puoi anche essere fra i primi istituti ad avere attivato la carriera alias, ma se fra i tuoi docenti c’è una professoressa che si permette di dire insulti transfobici a una minorenne solo perché è arrivata in ritardo. E questo è il secondo atto transfobico in una scuola nel giro di una settimana!

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Solo qualche giorno fa abbiamo parlato del docente che ha violentemente misgenderato un suo allievo al liceo scientifico Cavour di Roma, in zona Colosseo. A quanto dicono studenti e vicepreside, il professore ha rifiutato la verifica di uno studente transgender in quanto, il regola con il regolamento della carriera alias, aveva firmato non con il proprio deadname (ossia il nome anagrafico, quello che gli è stato dato alla nascita) quanto con il nome d’elezione. «Non hai nessun diritto di utilizzare un altro nome. Non mi interessa del regolamento», gli ha urlato. Il caso di oggi, tuttavia, non vede ancora attivata la carriera alias.

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Facciamo un passo indietro: cos’è la carriera alias? È una procedura che consente agli studenti trans di poter cambiare nome e genere a scuola ancor prima dei 18 anni e di un eventuale compimento del percorso giuridico relativo al cambiamento ufficiale di sesso. Diverse università e scuole d’Italia hanno già attivato questo percorso e anche Rete Lenford ha proposto le proprie linee guida invitando i presidi delle scuole ad adottarlo. Ovviamente, questo scatenò la rabbia omotransfobica di Elena Donazzan, esponente di Fratelli d’Italia conosciuta principalmente per aver cantato fascetta nera e per aver bullizzato con omotransfobia Cloe Bianco, che poi si è suicidata.

Ma perché? Cos’ha di sbagliato la carriera alias? D’altronde, chi non è transgender, continuerà a utilizzare il proprio nome e il proprio cognome, chi è transgender invece avrà la possibilità di farsi chiamare con il nome che coincide con il genere in cui si riconosce. Questo priva qualcuno di qualche diritto? Fa un qualche tipo di propaganda? Manca di rispetto qualcuno? Semplicemente si permette a degli adolescenti di essere felici con se stessi e soprattutto a scuola. E sappiamo che degli studenti felici, studiano meglio. Ma forse l’Italia ci vuole ignoranti. Oppure morti.

Tra l’altro, ci aggiungo che la carriera alias è importante in quanto il processo di transizione, anche a causa della lenta burocrazia italiana, è davvero molto lungo, non basta uno schiocco di dita o svegliarsi un giorno e decidere si essere uomini o donne. Per ottenere una carta d’identità, anche avendo fatto la transizione, anche essendosi accettati completamente in un sesso diverso da quello con cui si è nati, anche avendo cambiato il proprio stile di vita, ci vogliono anni, e molti sono costretti ad avere il documenti d’identità con il proprio deadname, venendo costantemente umiliati. Ma quando è troppo, è troppo.

Carriera alias: insulti transfobici a una studentessa al liceo Marco Polo di Venezia

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Cloe Bianco, docente suicidatasi a causa della transfobia

Tutto sarebbe partito da una lite sull’orario di arrivo a lezione: la studentessa ha tardato di 10 minuti venerdì 11 novembre, e la docente si è così arrabbiata da cominciare a insultare Valentina, 19 enne che frequenta la scuola serale del liceo artistico Marco Polo di Venezia, e a chiamarla con il suo deadname (al momento i suoi documenti non sono ancora cambiati perché, come sottolineato, la procedura è molto lunga al contrario di quel che pensano molti esponenti di destra).

La madre della ragazza racconta al Corriere del Veneto che la figlia «è arrivata trafelata. Le mancava il fiato, ha forse fatto dei movimenti bruschi vicino alla modella e l’insegnante l’ha attaccata. L’ha chiamata Mattia ed è andata avanti nel battibecco tutta la sera, fino alla fine dell’orario scolastico, tant’è che quando è arrivata a casa Valentina era distrutta». Valentina ha sottolineato come conoscesse molto bene la docente, in quanto era sua studentessa anche quando frequentava le lezioni diurne.

La preside Maria Rosaria Cestari spiega che «dalle parole della studentessa, ci sia stato un violento rimprovero da parte della docente per un’entrata in ritardo. La scelta di andare a impattare nella sua sfera dell’identità personale è pesante. Tanto più che in questa scuola è stato votato all’unanimità in consiglio di istituto l’avvio della carriera alias, prima scuola in tutta Venezia. Appena sono stata informata della situazione ho chiamato Valentina per chiarire che la possibilità della carriera alias da noi esiste e le ho chiesto di fare richiesta formale», cosa che, la studentessa, ha fatto.

Sempre al Corriere del Veneto la madre di un altro studente trans parla a favore della scuola: «non potrei immaginare una scuola più simbolo della libertà di espressione di questa. Ash è stata accolta dai suoi insegnanti, sono stati tutti davvero molto inclusivi. Noi siamo venuti a sapere della carriera Alias proprio da una docente. Ash non sente di appartenere ad un genere particolare, tant’è che io con lei continuo ad usare i pronomi femminili. Ha scelto quindi di adottare un nome neutro. Il fatto che la scuola l’abbia accompagnata in questa scelta ha reso davvero tutto più facile.

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Succede qualcosa a livello sociale che porta, appena ci si discosta dalla cosiddetta normalità, a sentirsi sbagliati. Da quando mia figlia ha capito che per chi le vuole bene non è cambiato nulla è riuscita ad aprirsi,. La carriera alias l’ha aiutata molto». Tuttavia, c’è da dire che l’esperienza di Valentina non è sicuramente positiva. La madre sottolinea infatti come la professoressa la conoscesse e per questo non comprende «come possa essere accaduta una cosa del genere».

Tra l’altro, voglio aggiungere che la docente avrebbe utilizzato il deadname, ma abbia anche detto frasi come «spero di farti lasciare la scuola», che una professoressa che sa fare il proprio mestiere non dovrebbe mai e poi mai pronunciare, che siano rivolte a una persona trans o a una cisgender. Questa non è un’incomprensione. Il liceo può anche essere inclusivo, ma questa docente è transfobica e per lei dovrebbero essere presi dei seri provvedimenti. Vi ricordo la manifestazione nazionale degli studenti, venerdì 18 novembre:

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