Ferrara: tra omofobia e fascismo

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Sempre per la storia del “in Italia non esiste un problema di omofobia” o del “non sappiamo quale fosse la matrice” o del “il DDL Zan non servirebbe a nulla“, Ferrara è stato il palcoscenico di un’aggressione omofoba verso ragazzini dai 12 ai 19 anni, sempre quelli che il Senato vuole proteggere dalla teoria gender ma che vorrebbero solo essere protetti dall’omofobia, che vorrebbero poter camminare per strada indossando quel che vogliono senza che un disadattato che non ha ricevuto abbastanza educazione dai genitori (visto che la scuola, a quanto pare, non ha il dovere di educare al rispetto) e picchiano chiunque indossi abiti colorati.

Continua il triste capitolo della storia italiana, quello che in futuro studieranno come uno di quelli più bui degli anni venti (e sono appena iniziati…). È tutto iniziato da quando dei senatori eterosessuali hanno deciso che in Italia non esiste un problema di omofobia, che se fosse stata approvata una legge per proteggere gli omosessuali, poi gli eterosessuali sarebbero stati discriminati. Peccato che la legge in questione, il DDL Zan, proteggesse qualsiasi orientamento sessuale dalle discriminazioni, solo che per loro faceva più comodo parlare delle potenti lobby gay.

Poi, sì, sono iniziate tutte le fake news e la parte peggiore forse sono state le persone che ci hanno creduto, che si sono fidate di questi politici senza pensare «ma forse dovrei leggere io il disegno di legge, visto che è online». Intanto le aggressioni continuavano. Adulti picchiati mentre lavorano, figli chirurghi minacciati dal padre che paga un picchiatore per rompere loro le dita, ragazzine e ragazzini picchiati solo perché hanno una borsa arcobaleno o vanno a un Pride, ragazze uccise dal fratello perché in una relazione con un ragazzo transgender. E poi la brutta notizia.

Il DDL Zan non è passato, non è stato approvato da un branco di persone che ha persino gioito, che ha urlato come se l’Italia avesse segnato all’ultimo rigore a un mondiale. Non è stato approvato da chi non si definisce omofobo ma che fa di tutto per non far sentire al sicuro le persone LGBT. Non è stato approvato da chi non si definisce omofobo ma poi passare le giornate a discriminare sui social network, a mandare odio alla comunità. Non si definiscono omofobi, ma la realtà dice tutt’altro. E poi, adesso, eccoci, arriviamo a Ferrara con delle parole che ci hanno sconvolti, e chi è che ne pagherà le conseguenze?

Ferrara, aggressione omofoba: «Mussolini vi brucerebbe tutti»

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La borsa arcobaleno di Tiger

È successo due giorni fa, nella domenica di Halloween a Ferrara. Un gruppo di ragazzi fra i 15 e i 17 anni ne ha attaccato un altro solo perché indossavano abiti molto colorati, rosa o arcobaleno, insomma dei colori che spesso vengono associati alla comunità LGBT. Una delle vittime, per tutelarsi, ha girato un video che poi è stato condiviso online come denuncia e, ovviamente, è divenuto subito virale. Una delle frasi che più ci atterriscono è «conoscete Benito Mussolini? Sapete che lui vi brucerebbe tutti?».

Siamo stati attaccati da dei ragazzi che continuavano a lanciarci petardi (molto vicini) per poi lanciarci un piccione morto e inseguirci, ci hanno insultati chiamandoci “froci di merda”, li abbiamo denunciato ma non potevano fare molto dato che la ddl zan non è stata approvata, vorrei che questo video girasse per far capire che abbiamo bisogno di questa legge, e non solo noi.

Quest’anno in Italia si parla un po’ troppo di Benito Mussolini e del fascismo, e la cosa che ci mette più rabbia è che non se ne parla per giudicarlo, per ragionarci sopra, per capire che il suo ragionamento era sbagliato, bensì se ne parla per lodarlo, se ne parla perché ci sono persone che nel 2021 si ritengono ancora fasciste, che dicono che l’unico errore di Mussolini sia stato quello di allearsi con Hitler. Adesso potranno anche mandare solidarietà a quei ragazzini, ma della solidarietà non se ne fanno niente. Serviva agire. Serviva proteggerli.

I ragazzi, comunque, hanno deciso di denunciare l’accaduto e la madre di una delle ragazze ha parlato con Nuova Ferrara, spiegando che «Mia figlia aveva giusto una borsetta “rainbow”. Conoscono alcuni dei giovani che li hanno aggrediti, in altre occasioni c’erano state battute, allusioni, ma niente di simile a quanto accaduto l’altra sera». La donna ha anche contattato Arcigay Ferrara che si è resa disponibile per un supporto legale. «Mi auguro che anche altri genitori scelgano di unirsi a me», ha detto al Resto del Carlino.

Ha anche detto che «i teppistelli, non si sono spinti ad alzare le mani. Ma i nostri figli sono scossi», ma soprattutto ha espresso la sua paura come madre: «Mi trovo nella condizione di non essere più serena a far uscire di casa mia figlia, soltanto perché appartiene a un gruppo di ragazzi Lgbt+: è inconcepibile. Ho intenzione di scrivere una lettera al sindaco Alan Fabbri, chiedendogli espressamente che anche lui si faccia carico di queste problematiche. Non è possibile che dei ragazzini di quattordici anni, per il solo fatto di non nascondere la loro sessualità, non possano girare tranquilli per strada».

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Il sindaco di Ferrara, il leghista Alan Fabbri, intanto lo ha descritto come un «atto vile, meschino, intollerabile: le immagini dell’aggressione subita da un gruppo di ragazzi fanno male. E devono indurre una risposta da parte di tutti: una città aperta, libera, civile, accogliente come Ferrara non può accettare scene di questo tipo. È ferma la condanna e assoluto lo sdegno nel vedere quelle sequenze», e poi ha espresso solidarietà ai ragazzi, sebbene sia stato proprio il suo partito a votare contro una legge che avrebbe potuto tuterlarli:

Esprimo piena solidarietà ai giovani che sono stati aggrediti, alle loro famiglie. Sono pronto ad incontrarli e a manifestare loro, di persona, la mia vicinanza. Mi auguro che si faccia presto piena luci sui fatti, che i responsabili siano rapidamente individuati e severamente puniti. Mi auguro altresì che la prima risposta arrivi dalle famiglie dei giovani autori di questi gesti intollerabili. Quelle frasi inneggianti al duce, le parole violente, gli insulti omofobi, le frasi discriminatorie pronunciate sono aberranti e richiedono, oltre a doverose condanne e punizioni, una risposta educativa forte e un’iniezione di cultura. Anche questi sono anticorpi contro l’inciviltà e contro la violenza.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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