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La Generazione Z compra casa con gli amici: il co-buying è la risposta disperata alla crisi immobiliare

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Comprare casa da soli, per moltissimi giovani della Generazione Z, sta diventando sempre più simile a una fantasia irrealistica che a un obiettivo concreto. Ed è probabilmente per questo che il co-buying, cioè l’acquisto condiviso di un immobile insieme ad amici, fratelli, genitori o partner, si sta trasformando in uno dei fenomeni immobiliari più discussi degli ultimi anni. Una soluzione che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata assurda o temporanea e che invece oggi viene percepita da moltissimi ragazzi come una delle poche strategie realistiche per entrare nel mercato immobiliare senza essere completamente schiacciati dai costi.

Il punto è che la casa ha smesso da tempo di rappresentare quello che rappresentava per le generazioni precedenti. Non è più il simbolo definitivo di indipendenza economica, stabilità o “sistemazione”. Per molti giovani è diventata soprattutto un problema logistico ed economico quasi impossibile da risolvere individualmente. E quando gli stipendi restano precari, gli affitti continuano a salire e i prezzi al metro quadro aumentano più velocemente dei salari, l’idea di comprare casa da soli inizia a sembrare semplicemente fuori dalla realtà.

Co-buyers La Generazione Z compra casa con gli amici: il co-buying è la risposta disperata alla crisi immobiliare

Secondo una ricerca del 2025 riportata dal The New York Times, circa un terzo dei giovani nati tra il 1997 e il 2012 sarebbe disposto a unire i propri fondi con quelli degli amici pur di acquistare un’abitazione. Una percentuale enorme se confrontata con quella dei Millennials, tra i quali soltanto il 18% si dichiara aperto a questa possibilità. Ed è un dato che racconta molto bene il rapporto completamente diverso che la Gen Z ha sviluppato con il concetto stesso di proprietà immobiliare.

Il co-buying nasce da una crisi immobiliare che sembra senza uscita

Negli ultimi anni il mercato immobiliare è diventato sempre più inaccessibile praticamente ovunque. Secondo i dati Eurostat, nel quarto trimestre del 2025 i prezzi delle case sono aumentati del 5,5% su base annua, mentre gli affitti sono saliti del 3,2%. Numeri che sembrano quasi normali letti velocemente, ma che diventano devastanti se messi accanto alla precarietà lavorativa e ai salari stagnanti con cui convivono moltissimi giovani adulti.

Ed è qui che il co-buying smette di sembrare una scelta “alternativa” e diventa quasi una necessità.

Per anni ci è stata venduta l’idea della casa come traguardo individuale definitivo: il mutuo, l’appartamento tutto proprio, la coppia convivente, il concetto molto tradizionale di stabilità. Ma la realtà economica della Generazione Z è completamente diversa. Molti ragazzi entrano nel mondo del lavoro con stipendi bassissimi, contratti precari e una prospettiva economica molto più fragile rispetto a quella delle generazioni precedenti. Di conseguenza, anche il modo di pensare la casa cambia radicalmente.

Il risultato è che sempre più giovani iniziano a considerare l’acquisto condiviso come qualcosa di assolutamente normale. Non solo con partner sentimentali, ma anche con amici stretti, fratelli o addirittura genitori. Secondo un rapporto della Bank of America pubblicato nel 2025, circa un quarto dei proprietari di casa appartenenti alla Gen Z ha acquistato il proprio immobile insieme ai genitori, mentre il 22% lo ha fatto con fratelli o sorelle. Numeri che stanno crescendo a una velocità impressionante rispetto agli anni precedenti.

La casa non è più un simbolo romantico ma una strategia collettiva

GettyImages-1433333038 La Generazione Z compra casa con gli amici: il co-buying è la risposta disperata alla crisi immobiliare

C’è poi un aspetto culturale molto interessante dietro il boom del co-buying: la casa ha perso gran parte della sua dimensione romantica e simbolica. Per decenni l’immaginario collettivo ha associato l’acquisto di un appartamento all’idea di coppia, matrimonio, successo economico e indipendenza personale. Oggi invece, soprattutto per la Generazione Z, la proprietà immobiliare viene affrontata in modo molto più pragmatico e collettivo.

In pratica, la Gen Z sembra guardare alla casa quasi come a un progetto condiviso piuttosto che come a un simbolo identitario personale.

Ed è abbastanza significativo che moltissimi ragazzi siano più disposti a immaginarsi proprietari insieme agli amici che non completamente indipendenti da soli. Anche perché la cultura internet degli ultimi anni ha normalizzato moltissimo l’idea della vita condivisa. Tra appartamenti collettivi, convivenze lunghissime e contenuti social che raccontano quotidianamente gruppi di amici che vivono insieme, il concetto di “famiglia scelta” è diventato sempre più forte anche dal punto di vista economico.

In un certo senso, il co-buying rappresenta perfettamente il modo in cui la Generazione Z affronta le crisi contemporanee: collettivizzando il problema perché affrontarlo individualmente sembra impossibile.

Il co-buying però può trasformarsi in un incubo legale ed economico

Il problema è che comprare casa insieme agli amici è molto più complicato che dividere semplicemente un affitto. Ed è qui che tutta la parte romantica o “Friends-core” del co-buying inizia a sgretolarsi abbastanza velocemente.

Secondo i dati, il 94% delle persone che hanno scelto questa soluzione ha avuto bisogno di assistenza professionale per gestire gli accordi di comproprietà. Perché quando si acquista un immobile insieme entrano in gioco questioni economiche e legali molto più pesanti rispetto a una normale convivenza. La prima grande criticità riguarda il mutuo e la situazione finanziaria dei vari coacquirenti: se uno dei proprietari smette di pagare la propria quota, il problema si trasferisce immediatamente sugli altri.

mcap-website-co-buying-a-home_cf2a184 La Generazione Z compra casa con gli amici: il co-buying è la risposta disperata alla crisi immobiliare

E non è nemmeno l’unica complicazione.

Bisogna infatti stabilire con precisione le quote di proprietà, capire come verranno gestite eventuali vendite future, decidere cosa succede se qualcuno vuole uscire dall’investimento e soprattutto affrontare tutti gli aspetti pratici della convivenza tra comproprietari. Perché a differenza di semplici coinquilini, qui esiste un legame economico molto più difficile da sciogliere.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante del fenomeno: il co-buying racconta contemporaneamente sia la creatività economica della Generazione Z sia il livello quasi disperato della crisi immobiliare contemporanea. Perché se comprare casa con gli amici sta diventando normale, probabilmente il problema non è la stranezza della soluzione, ma il fatto che il mercato immobiliare abbia smesso da tempo di essere sostenibile per una persona sola.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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