Polonia: l’aborto è negato anche alle donne ucraine stuprate dai russi

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La Polonia è un mondo a parte, nel senso che vivono ancora nel secolo scorso, o forse due secoli fa, in quanto piuttosto che permettere a una donna di prendere scelte sulla propria vita e sul proprio corpo, preferiscono vederle soffrire o morire. D’altronde, ricordiamoci che prima che tutti lodassero il paese per l’accoglienza agli ucraini, erano criticati e avevano approvato delle leggi misogine per rendere sempre più illegale l’aborto. E questa politica corrosiva si vede anche con le donne ucraine che vorrebbero non avere un figlio con lo stupratore russo che le ha costrette a fuggire dal proprio paese e che potrebbe essere la causa della morte di genitori, parenti o amici.

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Fonte: Hillary Margolis

Facciamo una breve digressione sulla situazione aborto in Polonia. L’anno scorso la Polonia ha preso la decisione di rendere ancora più restrittiva la già restrittiva (più di tutta l’Europa) legge sull’aborto. Prima di questa legge si contavano solo 2000 aborti legali ogni anno, e sottolineiamo legali perché chi ne aveva la possibilità andava all’estero oppure, nel XXI secolo come era fatto quando vivevamo in tempi non fatti per le donne, si sottoponevano a interventi illegali che potevano anche mettere in pericolo la propria vita. Le organizzazioni femministe hanno stimato circa 200.000 aborti totali.

«La Corte costituzionale ha presentato una motivazione scritta della sentenza sulla protezione della vita. Conformemente ai requisiti costituzionali, la sentenza è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale», ha annunciato il Governo polacco, senza se e senza ma, vietando quindi ufficialmente l’aborto. Il testo è stato pubblicato a fine gennaio 2021 e, da quel momento, le donne sono scese nuovamente in piazza. La legge infatti vietava l’aborto anche in caso di grave malformazione del feto, che era anche la forma più comune per cui una donna sceglieva di abortire. Vietando questo caso, quindi, l’hanno pressoché reso illegale.

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Fonte: Linkiesta

A queste situazioni, poi, si sono aggiunte anche altre ancora più gravi. Ad esempio, ricorderete la storia di Izabela, una donna a cui è stato negato l’aborto, decisione che le è costata la vita. Izabela aveva 30 anni, era polacca ed era incinta. Era, perché è morta a Pszczyna a causa di un’infezione dovuta a delle complicazioni sorte nella 22esima settimana di gravidanza. Secondo la legale (Jolanta Budzowska) che rappresenta la famiglia i medici hanno scelto di non operarla per far sì che il feto morisse “naturalmente“, come stabilito dalla legge polacca sull’aborto e che vieta a qualsiasi medico di interrompere delle gravidanze anche per difetti congeniti. Solo che quando è morto il feto, è morta anche Izabela.

Davanti a una situazione del genere, davanti a donne che vengono uccise piuttosto che fatte abortire, l’Europa continua a lodare e ringraziare la Polonia per accogliere. La realtà però è che persino quelle donne ucraine hanno cominciato a rendersi conto di come la politica per abortire sia restrittiva, e molte di loro saranno costrette a partorire un figlio che, sì, non ha alcuna colpa, ma che continuerà a ricordare loro non solo la guerra e la sofferenza, ma anche lo stupro e la violenza che hanno subito.

Donne ucraine stuprate dai russi: ma in Polonia l’aborto è illegale

Per chi avesse perso la notizia riguardante le donne ucraine stuprate in Ucraina dai soldati russi, vi ricordiamo che, come avviene in ogni guerra, le donne che non riescono (o non vogliono) subito scappare, sono costrette a soffrire violenze sessuali. Eclatante e sconvolgente è stata la chiamata fra una coppia russa in cui la stessa donna incita a stuprare le ucraine, basta che si usi la protezione. Ma non solo. Già il ministro degli Esteri ucraino Kuleba aveva denunciato la situazione di «numerosi casi» di stupri in varie città ucraine, e poi le testimonianze hanno cominciato, purtroppo a fioccare.

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Fonte foto: La Notizia Giornale

Una testimonianza raccontata dall’organizzazione Human Rights Watch, era arrivata da Malaya Rohan, città a meno di mezz’ora di macchina da Kharkiv in cui l’esercito russo era entrato all’inizio dell’invasione. La donna ha raccontato come il soldato russo l’avesse portata al piano di sopra della scuola in cui si rifugiava insieme ad altre persone e, puntandole la pistola, l’avesse costretta a praticargli del sesso orale. Poi l’avrebbe penetrata, le avrebbe tagliato i capelli e ferita con un coltello. E per questo donne la pace non arriva neanche in Polonia, una terra che le accoglie, ma che vieta loro di prendere decisioni sul proprio corpo.

La denuncia è arrivata da Oleksandra Matviichuk, presidente dell’associazione ucraina per i diritti umani Center for Civil Liberties, che ha denunciato questa situazione dicendo anche di star collaborando con le associazioni polacche per dare assistenza e informazioni alle donne che vogliono abortire. Ha detto che lo stupro è «il crimine più nascosto» e quindi è complesso raggiungere tutte le donne che hanno bisogno di aiuto su questo fronte.

In Polonia, comunque, l’aborto è consentito in caso di salute della donna, di incesto e di stupro, quindi si pensa che non dovrebbero esserci problemi su questo punto di vista. Il problema, però, è che bisognerebbe accertare il reato, ma come è possibile se gli stupratori sono dei soldati russi anonimi? Non esistono dei dati certificati sul numero di stupri che sono stati commessi dai militari russi.

Matviichuk ha scritto che «le donne ucraine che sono state violentate dai russi e lasciate in Polonia non possono abortire lì. Secondo la legge polacca, l’aborto è consentito in caso di stupro, ma non esiste ancora un procedimento penale». Ma non solo. Sembra che gli psicologi polacchi stiano perfino convincendo le donne ucraine che hanno subito una violenza sessuale e sono rimaste incinta che «una nuova vita è una cosa meravigliosa».

Insieme a Oleksandra Matviichuk, in Polonia ci sono diverse attiviste che stanno cercando di salvare la vita di queste donne. Ad esempio, Abortion Dream Team lotta da anni per dare assistenza e informazione alle donne polacche che vogliono abortire, e adesso anche a quelle ucraine. Sulla pagine Facebook ha parlato di almeno 102 donne ucraine che vogliono ricorrere all’aborto. In alcuni casi sono anche «persone che volevano continuare la gravidanza, ma a cui la guerra e il bisogno di fuggire hanno completamente tolto il senso di sicurezza».

Pensate che Justyna Wydrzyńska, che è una delle cofondatrici dell’associazione e che tra l’altro è sotto processo proprio per aver aiutato una donna vittima di violenze domestiche ad abortire, ha denunciato il fatto che diverse donne di Bucha che sono state stuprate e sono incinta, hanno deciso di restare in Ucraina per abortire lì, in quanto in Polonia è impossibile farlo legalmente. Questo dovrebbe dirla lunga sul Paese che oggi è lodato dall’Europa ma che, oltre ad essere uno dei due più omofobi, è anche quello più misogino.

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