Polonia: il Parlamento Europeo condanna il divieto d’aborto

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Finalmente l’Unione Europea ha deciso di intervenire contro la Polonia e soprattutto contro il suo divieto all’aborto che negli ultimi mesi ha portato alla morte di una giovanissima donna. In realtà, non è la prima volta che la Polonia viene minacciata dall’UE, infatti negli ultimi mesi ha anche ricevuto un ultimatum in seguito alle LGBT Free Zones e, dopo ciò, la situazione è divenuta abbastanza tragica, tanto da parlare di Polexit. In realtà, però, il PiS (primo partito polacco) e il governo hanno negato quest’eventualità, sebbene sembra che facciano di tutto per far sì che vengano cacciati dall’Unione che dovrebbe essere basata sui diritti umani e sull’uguaglianza.

Vi abbiamo parlato numerose volte della Polonia e di tutti i suoi problemi, dall’omofobia alla misoginia, con tutte le manifestazioni che sono state fatte dai cittadini. Vi abbiamo anche parlato di come persino dall’Italia ci siano delle persone che li sostengono, un esempio è ad esempio Matteo Salvini o Giorgia Meloni. Soprattutto il primo ha parlato di “Rinascimento Europeo” con l’Ungheria e lo stato di Andrzej Duda. Potrebbero quindi interessarvi, oltre agli articoli già linkati: Caro Matteo Salvini, parliamo del “Rinascimento” con la Polonia e l’Ungheria, Polonia: il Parlamento approva la costruzione del muro contro l’immigrazione, Polonia: dovrà pagare 1 milione al giorno alla Commissione, Polonia, ci risiamo: il governo polacco approva la legge sull’illegalità dell’aborto.

La Polonia e l’aborto

Intanto, però, facciamo un piccolo passo indietro, giusto per parlare di Izabela e di quello che ha portato alla sua morte. Torniamo allo scorso anno, quando la Polonia ha deciso di rendere ancora più restrittiva la legge già di per sé restrittiva sull’aborto. Lo Stato di Duda, infatti, aveva già una delle leggi sull’aborto più restrittive: basti pensare che c’erano meno di 2000 aborti legali ogni anno. Diciamo legali perché, ovviamente, chi ne ha la possibilità si reca all’estero o, purtroppo, si sottopone a interventi illegali e che potrebbero mettere in pericolo la donna. Tanto che, le organizzazioni femministe hanno fatto una stima di quanti aborti ci siano effettivamente: circa 200.000.

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Janina Jablecka

«La Corte costituzionale ha presentato una motivazione scritta della sentenza sulla protezione della vita. Conformemente ai requisiti costituzionali, la sentenza è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale», ha annunciato il Governo polacco, senza se e senza ma, vietando quindi ufficialmente l’aborto. Il testo è stato pubblicato a fine gennaio e, da quel momento, le donne sono scese nuovamente in piazza. Più delle scorse volte, più arrabbiate e con più volontà di far rispettare se stesse e i propri diritti.

Tra l’altro, pensate un po’, la legge era stata già approvata a ottobre 2020 da Julia Przylebska, la Presidente della Corte costituzionale polacca, che ha lottato a lungo per far sì che le donne ottenessero sempre meno diritti. Pensate che, quando la legge che vietava l’aborto anche in caso di grave malformazione del feto e rendendola quindi legale solo se la madre rischiasse la vita o in caso di stupro o incesto, le proteste erano state così forti e massicce che avevano costretto il governo a rimandare tutto.

Se ricordate, qualche mese fa vi avevamo anche detto che l’aborto in caso di malformazione era quello più diffuso, di fatto, rendendolo illegale, è come se avessero ufficialmente reso illegale la pratica dell’aborto.

In Polonia, quindi, una donna è costretta a fare nascere il suo bambino anche se nascerà morto, confermando lo Stato come quello con la legge sull’aborto più restrittiva in tutta Europa. Perché in Polonia la vita di un feto è più importante di quella di una donna, ed è proprio quello che è successo il mese scorso, ma che è stato reso pubblico solo negli ultimi giorni, a Izabela, una donna di 30 anni polacca che è morta perché i medici non potevano farla abortire nemmeno quando è andata in ospedale con un’infezione che poi ha causato la sua prematura morte. Izabela è stata uccisa dallo Stato ultra cattolico polacco.

La storia di Izabela

Izabela aveva 30 anni, era polacca ed era incinta. Era, perché nel mese di settembre è morta a Pszczyna a causa di un’infezione dovuta a delle complicazioni sorte nella 22esima settimana di gravidanza. Secondo la legale (Jolanta Budzowska) che rappresenta la famiglia che oggi deve piangere una figlia solo a causa del governo che odia le donne hanno fatto sapere che i medici hanno scelto di non operarla per far sì che il feto morisse “naturalmente“, come stabilito dalla legge polacca sull’aborto e che vieta a qualsiasi medico di interrompere delle gravidanze anche per difetti congeniti.

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Fonte: Twitter

Cos’era successo a Izabela? Il feto non aveva più possibilità di sopravvivere poiché la madre aveva perso tutto il liquido amniotico. Si pensa quindi che i medici abbiano semplicemente tolto il feto, in fin di vita, dal corpo della donna. No, ovviamente. Perché il feto era in fin di vita ma non era ancora morto e, per legge, non possono “far nascere” un bambino finché non è morto. Tuttavia, quando il feto ha smesso di vivere, anche la madre è morta per un’infezione che si sarebbe potuta evitare se, semplicemente, avessero tolto il feto dal suo corpo quando hanno scoperto delle complicanze.

La 30enne, prima di essere ricoverata e di morire, aveva scritto a sua madre dei messaggi: «Il bambino pesa 485 grammi, per il momento però tutto ciò che mi hanno detto di fare è di sdraiarmi. Non c’è niente che possano fare. Aspetteranno che il feto muoia, loro non possono spingere questo processo: il suo cuore deve smettere di battere da solo». Tuttavia poi le sue condizioni si sono aggravate: «Mi hanno fatto una flebo perché tremavo per la febbre alta: per fortuna ho insistito. Avevo 39,9. Qui non c’è nessuno, l’ho detto ai medici che non mi sento bene ma nessuno fa niente».

Quando però i medici tramite un’ecografia hanno stabilito che il feto fosse effettivamente morto, per la giovanissima donna era troppo tardi, ed è morta durante il parto cesareo. Delle donne, solo perché il governo è bigotto, solo perché lo Stato polacco è bigotto, sono costrette a dover veder nascere il proprio figlio morto, o addirittura a non riuscirci, perché vengono uccise. Izabela non è morta. Izabela è stata uccisa da chi opera nel nome di Dio. Da chi pensa di vivere in una teocrazia. Da chi non vuole uccidere un feto perché è omicidio.

L’intervento dell’Unione Europea

Adesso, però, è ufficiale. Il Parlamento europeo ha condannato la sentenza del Tribunale costituzionale polacco che vieta l’aborto perché «mette a repentaglio la salute e la vita delle donne», chiede quindi al governo polacco, tramite una relazione approvata con 373 voti a favore, 124 contrari e 55 astenuti, di rendere accessibile a tutte le donne, in modo legale e gratuito, l’aborto. Nella relazione leggiamo anche che questa sentenza è un esempio «della politicizzazione della magistratura polacca e del collasso sistemico dello Stato di diritto in Polonia».

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Fonte: Twitter

Nel testo gli eurodeputati chiedono anche che «non una donna di più in Polonia perda la vita a causa di questa», facendo proprio riferimento al caso di Izabela, morta proprio perché i medici non hanno potuto farla abortire e quindi, a morire, è stato il feto insieme a lei. Due vite invece di una. Perché, per il governo polacco, la vita di una donna è meno importante di quella di un feto.

In più, i deputati hanno condannato «il contesto sempre più ostile e violento per i difensori dei diritti umani delle donne in Polonia e invitano le autorità polacche a garantire loro il diritto di esprimersi pubblicamente senza timore di ripercussioni o minacce. Inoltre, condannano fermamente l’uso sproporzionato della violenza contro i manifestanti da parte delle autorità di contrasto e invitano le autorità polacche a garantire che i responsabili degli attacchi ai manifestanti siano chiamati a rispondere delle loro azioni.» (ANSA)

Adesso che l’Unione Europea è intervenuta, dobbiamo sperare che qualcosa cambi, e cambi davvero, non come l’ultimatum per le LGBT Free Zones a cui il governo polacco insieme ai vari comuni si sono opposti. Non una donna in più deve morire perché loro sono dei bigotti che preferiscono far morire due persone invece che una. Non una donna in più deve morire nel nome di Dio, perché per la Bibbia l’omicidio è illegale tanto quanto l’aborto. E le donne che muoiono a causa di quest’ultimo, sono state uccise.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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