Germania: eliminato il divieto di dare informazioni sull’aborto

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Mentre negli Stati Uniti le donne e tutte le persone che hanno a cuore i loro diritti stanno lottando per far sì che la Corte Suprema faccia un passo indietro sulla sentenza concernente l’aborto, mentre in Italia persone come Simone Pillon pregano affinché anche in Italia si arrivi a una decisione del genere, mentre in Polonia delle donne muoiono perché i medici si rifiutano di farle abortire anche a costo della loro stessa vita, la Germania dà uno schiaffo morale a tutti e decide di abolire un articolo di legge risalente al nazismo che vietava ai medici di fornire informazioni sull’aborto.

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“Non ti piace l’aborto? Ignoralo, come già ignori le sparatorie scolastiche”
Fonte foto: web

«La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente protetto da alcuna disposizione costituzionale, inclusa quella su cui ora si basano principalmente i difensori di Roe e Casey: la Due Process Clause del quattordicesimo emendamento». «Quella disposizione è stata ritenuta garante di alcuni diritti che non sono menzionati nella Costituzione, ma qualsiasi diritto del genere deve essere ‘profondamente radicato nella storia e nella tradizione di questa nazione’ e ‘implicito nel concetto di libertà ordinata», ha detto il giudice Samuel Alito.

Intanto, lo scorso anno la Polonia ha preso la decisione di rendere ancora più restrittiva la già restrittiva (più di tutta l’Europa) legge sull’aborto. Le conseguenze vedono come caso più eclatante quello di Izabela, una donna di 30 anni, polacca e incinta, già madre, morta a causa di un’infezione dovuta a delle complicazioni sorte nella 22esima settimana di gravidanza. Secondo la legale (Jolanta Budzowska) che rappresenta la famiglia i medici hanno scelto di non operarla per far sì che il feto morisse “naturalmente“, come stabilito dalla legge polacca sull’aborto e che vieta a qualsiasi medico di interrompere delle gravidanze anche per difetti congeniti. Solo che quando è morto il feto, è morta anche Izabela.

In Italia i medici obiettori sono fin troppi, per cui sebbene l’aborto sia legalmente possibile, trovare un medico che sia disposto a farti abortire è davvero complesso. E in più abbiamo diversi personaggi che contribuiscono a rendere la discussione ancora più complessa. Simone Pillon, leghista, scrive due post con in primo piano una foto di allegri neonati, scegliendo come titolo: «Una grandissima vittoria: la corte suprema ha abrogato l’aborto negli USA!». «Ora portiamo anche in Europa e in Italia la brezza leggera del diritto alla vita di ogni bambino, che deve poter vedere questo bel cielo azzurro».

Abbiamo poi dovuto leggere anche i numerosi post di Mario Adinolfi, di cui voglio sottolineare un passaggio in particolare del secondo post: dopo aver pubblicato la foto de «la mamma di Clara e Joanna Benedetta», «davanti ad un ulivo che parla di pace» e ritiene «che l’essere femminile è pieno di grazia, non può concepire un orrore chiamato aborto, è al mondo per dare la vita e non per toglierla». Ha per caso detto che l’unico scopo di una donna è quello di essere madre?

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Foto del 17 maggio 1981: italiani e italiane bocciano il referendum per abrogare la legge sull’aborto
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In mezzo a tutto questo caos, in mezzo a persone, a politici, che nel 2022 fanno entrare la religione nella politica e nella vita delle persone che non vorrebbero basare la propria esistenza su come dei bigotti interpretano un libro scritto migliaia di secoli fa, la Germania si distingue. La Germania decide di essere accanto alle donne. La Germania sceglie di andare avanti. Per l’ennesima volta (Germania: ok definitivo al salario minimo a €12 all’ora).

Germania: abolita la legge nazista sull’aborto

La Germania ha abolito ufficialmente una legge dell’era nazista che condannava i medici che fornivano delle informazioni riguardanti l’aborto. Una legge che è molto simile a quelle che tutt’oggi c’è in Polonia (potrebbe interessarvi: La Polonia insegna al mondo quali sono i rischi di vivere in un Paese dove l’aborto è vietato), e nessuno fa niente per cambiare la situazione in meglio. La legge, comunque, è stata ufficialmente cambiata: i voti sono stati sufficienti per eliminare il paragrafo 129a del codice penale tedesco.

Ovviamente, mentre i partiti socialdemocratici, liberali e verdi al governo, così la sinistra Die Linke hanno deciso di votare a favore, i blocchi parlamentari dell’Unione cristiano-democratica di centrodestra (CDU) e dell’estrema destra Alternative für Deutschland hanno votato contro la revoca delle restrizioni. Lisa Paus, il ministro degli Affari familiari, ha descritto il risultato come un trionfo che rafforzerebbe il diritto delle donne all’autodeterminazione in Germania.

«Oggi è un bel giorno per i medici in Germania, e soprattutto per le donne del nostro paese», ha detto la donna. Marco Buschmann, del partito Liberale Democratico e ministro della Giustizia, ha affermato che il voto ha posto fine a una situazione assurda in cui «qualsiasi troll o teorico della cospirazione» aveva la possibilità di diffondere fake news sull’aborto su Internet, mentre i medici qualificati, che hanno studiato per anni, non ne avevano la possibilità.

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L’aborto in Germania è consentito e legale se la gravidanza rappresenta un rischio per la salute, in caso di stupro o se l’aborto è effettuato entro le prime 12 settimane di gravidanza e dopo la consulenza obbligatoria. Il paragrafo eliminato, risalente al maggio 1933, era un’ulteriore barriera. Usato raramente per decenni, è stato scoperto da attivisti anti-aborto nella seconda decade del 21° secolo come mezzo per prendere di mira sistematicamente i medici che offrono servizi di aborto.

Implicava anche che se sul sito web di un dottore erano indicate delle procedure utilizzate durante l’aborto, i medici potevano essere multati. Negli ultimi due decenni la Germania ha visto un calo significativo del numero di cliniche che praticano aborti, da 2.050 nel 2003 a 1.109 nel 2020. Kristina Hänel, una ginecologa che nel 2017 è stata multata di 6.000 euro in quanto aveva dato informazioni sull’aborto su internet, si ritiene «sollevata e lieta che il paragrafo 219a sarà abolito. Credo significhi che abbiamo raggiunto l’obiettivo di dare alle donne il diritto all’informazione sulla fine di una gravidanza».

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