Polonia: morta una donna a cui è stato negato l’aborto

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Ricordate la legge polacca sull’aborto? È tutto iniziato durante la pandemia, quando il governo polacco ha deciso che la vita di un feto è più importante di quella di una donna. Da lì la strada è sempre stata in salita per le donne che semplicemente chiedevano il diritto a vivere, a esistere e ad avare la dignità che meritano. Adesso, però, dopo mesi, le donne sono tornate in piazza a manifestare contro quel governo che, pur di definirsi cattolico, ha lasciato morire una donna trentenne, perché l’aborto è illegale e i medici non hanno potuto fare niente per salvare la sua vita.

Faccio un piccolo passo indietro. Torniamo allo scorso anno, quando la Polonia ha deciso di rendere ancora più restrittiva la legge già di per sé restrittiva sull’aborto. Lo Stato di Duda, infatti, aveva già una delle leggi sull’aborto più restrittive: basti pensare che c’erano meno di 2000 aborti legali ogni anno. Diciamo legali perché, ovviamente, chi ne ha la possibilità si reca all’estero o, purtroppo, si sottopone a interventi illegali e che potrebbero mettere in pericolo la donna. Tanto che, le organizzazioni femministe hanno fatto una stima di quanti aborti ci siano effettivamente: circa 200.000.

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Proteste in Polonia

«La Corte costituzionale ha presentato una motivazione scritta della sentenza sulla protezione della vita. Conformemente ai requisiti costituzionali, la sentenza è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale», ha annunciato il Governo polacco, senza se e senza ma, vietando quindi ufficialmente l’aborto. Il testo è stato pubblicato a fine gennaio e, da quel momento, le donne sono scese nuovamente in piazza. Più delle scorse volte, più arrabbiate e con più volontà di far rispettare se stesse e i propri diritti.

Tra l’altro, pensate un po’, la legge era stata già approvata a ottobre 2020 da Julia Przylebska, la Presidente della Corte costituzionale polacca, che ha lottato a lungo per far sì che le donne ottenessero sempre meno diritti. Pensate che, quando la legge che vietava l’aborto anche in caso di grave malformazione del feto e rendendola quindi legale solo se la madre rischiasse la vita o in caso di stupro o incesto, le proteste erano state così forti e massicce che avevano costretto il governo a rimandare tutto.

Se ricordate, qualche mese fa vi avevamo anche detto che l’aborto in caso di malformazione era quello più diffuso, di fatto, rendendolo illegale, è come se avessero ufficialmente reso illegale la pratica dell’aborto.

In Polonia, quindi, una donna è costretta a fare nascere il suo bambino anche se nascerà morto, confermando lo Stato come quello con la legge sull’aborto più restrittiva in tutta Europa. Perché in Polonia la vita di un feto è più importante di quella di una donna, ed è proprio quello che è successo il mese scorso, ma che è stato reso pubblico solo negli ultimi giorni, a Izabela, una donna di 30 anni polacca che è morta perché i medici non potevano farla abortire nemmeno quando è andata in ospedale con un’infezione che poi ha causato la sua prematura morte. Izabela è stata uccisa dallo Stato ultra cattolico polacco.

Izabela, morta perché l’aborto in Polonia è illegale

Izabela aveva 30 anni, era polacca ed era incinta. Era, perché nel mese di settembre è morta a Pszczyna a causa di un’infezione dovuta a delle complicazioni sorte nella 22esima settimana di gravidanza. Secondo la legale (Jolanta Budzowska) che rappresenta la famiglia che oggi deve piangere una figlia solo a causa del governo che odia le donne hanno fatto sapere che i medici hanno scelto di non operarla per far sì che il feto morisse “naturalmente“, come stabilito dalla legge polacca sull’aborto e che vieta a qualsiasi medico di interrompere delle gravidanze anche per difetti congeniti.

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Proteste in Polonia

Cos’era successo a Izabela? Il feto non aveva più possibilità di sopravvivere poiché la madre aveva perso tutto il liquido amniotico. Si pensa quindi che i medici abbiano semplicemente tolto il feto, in fin di vita, dal corpo della donna. No, ovviamente. Perché il feto era in fin di vita ma non era ancora morto e, per legge, non possono “far nascere” un bambino finché non è morto. Tuttavia, quando il feto ha smesso di vivere, anche la madre è morta per un’infezione che si sarebbe potuta evitare se, semplicemente, avessero tolto il feto dal suo corpo quando hanno scoperto delle complicanze.

Questa legge non solo mette in difficoltà le donne, portandole a morire pur di salvare un feto che poi muore comunque, ma mette anche i medici nella situazione di dover scegliere se fare qualcosa di illegale oppure se svolgere il proprio lavoro, salvando la vita di giovani donne.

La 30enne, prima di essere ricoverata e di morire, aveva scritto a sua madre dei messaggi: «Il bambino pesa 485 grammi, per il momento però tutto ciò che mi hanno detto di fare è di sdraiarmi. Non c’è niente che possano fare. Aspetteranno che il feto muoia, loro non possono spingere questo processo: il suo cuore deve smettere di battere da solo». Tuttavia poi le sue condizioni si sono aggravate: «Mi hanno fatto una flebo perché tremavo per la febbre alta: per fortuna ho insistito. Avevo 39,9. Qui non c’è nessuno, l’ho detto ai medici che non mi sento bene ma nessuno fa niente».

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Quando però i medici tramite un’ecografia hanno stabilito che il feto fosse effettivamente morto, per la giovanissima donna era troppo tardi, ed è morta durante il parto cesareo. Delle donne, solo perché il governo è bigotto, solo perché lo Stato polacco è bigotto, sono costrette a dover veder nascere il proprio figlio morto, o addirittura a non riuscirci, perché vengono uccise. Izabela non è morta. Izabela è stata uccisa da chi opera nel nome di Dio. Da chi pensa di vivere in una teocrazia. Da chi non vuole uccidere un feto perché è omicidio.

Le donne polacche, e non solo, adesso sono scese in piazza non appena i genitori della giovane donna hanno denunciato l’accaduto alla stampa. Le attiviste per i diritti femministi chiedono, ancora una volta, che le vite delle donne acquisiscano un valore, che venga al più presto modificata la legge che ha ucciso Izabela. Ma il PiS, il partito al governo, ha difeso ancora una volta la propria legge omicida, spiegando che i medici hanno tutelando la salute della paziente e del feto. Lasciandoli morire entrambi.

Izabela lascia una figlia di 9 anni, un marito, una famiglia che l’amava e che l’amerà ancora, nonostante tutto. Ma Izabela deve essere l’ultima. Non una di più, non una donna in più, deve morire per colpa di uno Stato che decide sul corpo e sulla salute della donna, al posto della donna. Non una di più deve subire quello che Izabela e la sua famiglia sono stati costretti a subire. Insieme, per le donne polacche. Insieme per far sì che l’Unione Europea decida di intervenire sul serio contro la Polonia che non solo è omofoba, ma anche misogina. Tutto nel nome di Dio.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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