Dalla Flotilla al boicottaggio: sempre più voci chiedono sanzioni concrete contro Israele
Negli ultimi giorni il dibattito italiano su Gaza ha avuto una specie di accelerazione improvvisa. Dopo mesi di dichiarazioni prudenti, silenzi diplomatici e condanne molto misurate, sempre più giornalisti, intellettuali e figure pubbliche stanno iniziando a dire apertamente qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava quasi impossibile pronunciare nel dibattito mainstream italiano: servono conseguenze concrete per Israele. E non si parla più soltanto di “preoccupazione” o “inviti alla moderazione”. Si parla di sanzioni, isolamento internazionale e perfino boicottaggio economico.
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Le immagini arrivate dopo il fermo della Global Sumud Flotilla hanno avuto un impatto enorme anche in Italia. I racconti degli attivisti parlano di persone ammanettate, spogliate, picchiate e umiliate dopo l’abbordaggio delle imbarcazioni in acque internazionali. Ed è probabilmente la prima volta dall’inizio del genocidio che una parte così ampia dell’opinione pubblica italiana ha percepito la violenza israeliana non come qualcosa di “lontano”, ma come qualcosa che ha coinvolto direttamente cittadini europei, parlamentari e giornalisti italiani.
Perfino Sergio Mattarella ha definito “incivile” il trattamento riservato agli attivisti. Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno chiesto ufficialmente scuse al governo israeliano dopo i video diffusi da Ben Gvir. Eppure per moltissime persone queste reazioni non bastano più.
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ToggleCorrado Formigli attacca La Russa e il governo Meloni
Uno dei momenti più discussi delle ultime ore è stato lo sfogo di Corrado Formigli contro Ignazio La Russa e il governo Meloni dopo il caso della Flotilla diretta a Gaza. Durante il suo intervento, il giornalista ha accusato il governo italiano di essere rimasto in silenzio troppo a lungo davanti agli abusi subiti dagli attivisti fermati dalle autorità israeliane. «Il nostro governo di fronte ad abusi così ostentati, che riguardano anche 29 cittadini italiani, ha protestato con indignazione. Ma no, non va bene per niente»
Formigli ha criticato in particolare le dichiarazioni di La Russa, che aveva liquidato le missioni umanitarie verso Gaza come iniziative “strumentali e propagandistiche”. Nello specifico, aveva affermato: «Sono manifestazioni strumentali e propagandistiche a scarso rischio e a molto ritorno mediatico. Se poi hai la fortunache ti fermano per tre o quattro ore e puoi gridare che sei stato torturato… è ilmassimo che puoi aspettarti e a cui aspirare». Una posizione che ha provocato moltissime polemiche soprattutto dopo la diffusione delle immagini degli attivisti inginocchiati, bendati e derisi dal ministro israeliano Ben Gvir.
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Secondo Formigli, limitarsi a criticare Ben Gvir, come ha fatto il governo italiano, senza però mettere realmente in discussione i rapporti con il governo israeliano sarebbe “ridicolo”:
«Serve solo una cosa: comminare delle sanzioni, interrompendo gli accordi commerciali con Israele e anche non permettendo a Netanyahu di sorvolare a piacimento i cieli italiani come è successo almeno due volte, quando è inseguito da un mandato di cattura internazionale. Tutto questo non è successo. Il nostro silenzio, sommato a quello anche degli altri paesi, non ha fatto altro che dare a Israele uno smisurato senso di impunità. Ecco perché suonamolto ridicolo fare la voce grossa adesso e magari promettere sanzioni a Ben Gvir come se avesse fatto tutto di testa sua e il resto di Israele non c’entrasse nulla».
E in effetti è una critica che si sente sempre più spesso: l’idea che molti governi europei continuino a condannare singoli eccessi senza però voler affrontare il problema politico più ampio. Tutto fumo, e niente arrosto.
Anna Foa: “Dalle parole si passi ai fatti”
Ed è proprio qui che entra in gioco Anna Foa. La storica ebrea italiana, da mesi una delle voci più critiche verso il governo Netanyahu (non come una certa senatrice a vita), ha dichiarato in un’intervista che ormai non bastano più le parole di condanna. Secondo Foa, è arrivato il momento che l’Europa passi ai fatti attraverso il boicottaggio economico di Israele. Ed è importante sottolineare chi sta dicendo queste cose.
Anna Foa non è una figura “antisistema” o marginale. È una delle storiche italiane più importanti sul tema della Shoah e dell’ebraismo europeo. Negli ultimi mesi ha più volte espresso il timore che le politiche del governo israeliano stiano portando Israele verso una deriva sempre più razzista e autoritaria. Per questo le sue parole hanno avuto un peso enorme.
«Il trattamento riservato agli attivisti rapiti da Israele in acque internazionali, il video girato e diffuso da Ben Gvir che li calpesta e dileggia, mi mettono i brividi nella schiena. Ma rappresentano solo un piccolo esempio di quanto capita tutti i giorni a migliaia di palestinesi nelle carceri israeliane. Ho apprezzato le reazioni indignate di tanti nel mondo, ho apprezzato particolarmente le parole di Mattarella. Ora mi auguro che dalle parole di condanna si passi ai fatti: e i fatti devono essere il boicottaggio economico di Israele», ha affermato in un’intervista con Il Manifesto.

Secondo Foa, continuare a limitarsi a dichiarazioni diplomatiche mentre Gaza viene devastata rischia di rendere l’Europa complice. E ha sottolineato anche un altro aspetto molto delicato: il fatto che le immagini diffuse dal governo israeliano (comprese quelle della Flotilla) possano alimentare antisemitismo nel mondo invece di combatterlo.
L’antisemitismo «crescerà ancora se Israele continuerà le sue aggressioni. Una via decisiva per contrastare questa minaccia è sottolineare di più il rapporto fra razzismo e antisemitismo. Vengono spesso raccontati come problemi separati, questo consente alla destra che è razzista di ergersi a campione della lotta all’antisemitismo e poi alimenta un suprematismo ebraico vittimista per cui colpire un ebreo è più grave che colpire un nero per razzismo. Così si conferma l’idea degli ebrei privilegiati, una radice dell’antisemitismo».
Fino a poco tempo fa parlare di boicottaggio di Israele in Italia era quasi impossibile senza venire immediatamente accusati di antisemitismo. Adesso qualcosa sembra stare cambiando. Non significa che il consenso sia totale, ovviamente. Il tema resta estremamente divisivo. Però negli ultimi mesi sempre più intellettuali, giornalisti e persino figure istituzionali hanno iniziato a distinguere in modo molto più netto tra antisemitismo e critica radicale alle politiche del governo israeliano.
Ed è una distinzione che Anna Foa ripete da tempo: criticare Netanyahu o chiedere sanzioni contro Israele non equivale automaticamente a odiare gli ebrei. Anzi, proprio alcune delle voci più dure contro il governo israeliano arrivano oggi da intellettuali ebrei che temono che le azioni di Israele stiano distruggendo l’idea stessa di democrazia su cui il Paese era stato costruito.
L’Europa continua però a muoversi lentamente
Nonostante tutto, l’Unione Europea continua ad apparire estremamente cauta. Negli ultimi giorni alcuni Paesi europei hanno iniziato a parlare di possibili restrizioni o sospensioni di accordi con Israele, ma al momento non esistono vere sanzioni economiche paragonabili a quelle imposte ad altri Stati coinvolti in guerre o violazioni del diritto internazionale. Ed è proprio questo il punto su cui insistono molti critici: il doppio standard. Perché mentre contro altri Paesi l’Europa è stata rapidissima nell’imporre sanzioni economiche, nel caso israeliano ogni decisione sembra richiedere mesi di discussioni e compromessi diplomatici. E intanto Gaza continua a essere distrutta. Tuttavia, qualcosa nel dibattito pubblico europeo sta cambiando davvero.
Non significa che improvvisamente tutti sostengano il boicottaggio di Israele. Ma significa che posizioni che fino a un anno fa venivano considerate estreme stanno entrando sempre di più nella discussione mainstream. La Flotilla, le immagini diffuse da Ben Gvir, le testimonianze degli attivisti fermati e le continue notizie provenienti da Gaza stanno rendendo sempre più difficile mantenere il vecchio linguaggio diplomatico fatto solo di “preoccupazione”.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui le parole di Anna Foa hanno colpito così tanto: perché arrivano da una figura che per anni ha studiato la memoria della persecuzione e che oggi dice apertamente che non basta più indignarsi. Servono conseguenze reali.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


