Von der Leyen sull’elezioni in Italia: ed è subito polemica per chi la polemica la cerca

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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato agli studenti dell’Università statunitense di Princeton che le domandavano un pensiero sulle elezioni che si svolgeranno domani in Italia e che danno come favorita, per la prima volta in questo secolo, una leader con delle idee da estrema destra, Giorgia Meloni, alleata di Varsavia e del leader ungherese Viktor Orban, entrambi paesi tenuto molto sott’occhio dalla commissione a causa dei loro continui attacchi ai diritti delle minoranze.

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Ursula von der Leyen

E a noi cosa importa?, vi chiederete. È che quello che ha detto la presidente, non è proprio piaciuto alla destra e soprattutto a Matteo Salvini, che ne ha preteso le scuse o le dimissioni. Come se poi la presidente avesse detto qualcosa di sbagliato. Abbiamo visto come vivono le persone in Polonia e in Ungheria, governati dall’estrema destra di Andrzej Duda e Viktor Orban. Vogliamo fare un breve recap? E facciamo questo breve recap.

Dopo mesi e mesi di abusi da parte di Polonia e Ungheria, l’Unione Europa ha deciso di alzare la voce e intervenire davvero in difesa delle persone LGBT, discriminate e censurate in entrambi i paesi europei. In Polonia, ad esempio, Duda tre estati fa ha firmato una Carta della Famiglia, che però include solo la famiglia eterosessuale. La comunità LGBT è vista come una mera ideologia, non come delle persone vere e proprie.

Non è possibile fare propaganda, spiegare agli adolescenti o a nessun altro che l’amore omosessuale è reale e giusto tanto quanto quello eterosessuale; non è possibile esporre le bandiere della comunità LGBT; non è possibile adottare per le coppie LGBT; hanno poi creato letteralmente delle zone LGBT Free, ovvero delle zone libere da LGBT. E in Ungheria la situazione non è poi così diversa, tant’è che proprio di recente è stata avviata un’indagine su una serie Netflix per un bacio fra due personaggi femminili. Ma non solo.

In entrambi gli Stati ci sono dei problemi per quanto concerne l’aborto. Prendiamo il caso dell’Ungheria, la stessa Ungheria che Salvini ha lodato qualche settimana fa per la «legge più avanzata per la famiglia». In quest’Ungheria, le donne che desiderano abortire saranno costrette ad ascoltare il battito cardiaco del feto prima di poter portare a termine la procedura. Il provvedimento, firmato dal ministro dell’Interno Sandor Pinter, obbliga le donne a ottenere prima la perizia da un ostetrico-ginecologo, in cui si assicura di essere state confrontate «in modo chiaramente identificabile» con le «funzioni vitali» del feto. E inutile ricordare, dalla Polonia, la storia di Izabela, morta perché le è stato negato l’aborto.

E quindi le parole di Ursula von der Leyen perché sconvolgono?

Oh, che sciocca. Non ho neanche citato le parole delle dalla presidente di Commissione europea Ursula von der Leyen, eccole qui: «Vedremo il risultato delle elezioni in Italia, ma se le cose andranno in una situazione difficile, come nel caso di Polonia e Ungheria, abbiamo gli strumenti». Cosa c’è di male, esattamente? Come se ne preoccupa la Von der Leyen dall’alto della sua carica, ce ne stiamo preoccupando anche noi cittadini, in quanto, come si suol dire, «dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei» e, poiché la Meloni è alleata dei già citati Duda e Orban, la situazione si preannuncia catastrofica.

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Meloni e Orban

In ogni caso, subito dopo queste parole, il portavoce della Commissione Eric Mamer ha dichiarato che «è assolutamente chiaro che la presidente non è intervenuta nelle elezioni italiane. Quando ha fatto riferimento agli strumenti ha fatto riferimento a procedure che sono già applicate in altri paesi. Del resto li ha menzionati. La presidente ha messo in evidenza il ruolo di guardiano dei trattati della Commissione, in particolare nel settore dello stato di diritto. Ha esplicitamente detto nella sua risposta che la Commissione lavorerà con ogni governo che uscirà dalle elezioni e che ha la volontà di lavorare con la Commissione».

Il commissario alla Giustizia Didier Reynder, dalla parte della collega, ha detto che l’Unione Europea lascia «gli elettori pronunciarsi», ma «non è la prima volta che rischiamo di avere a che fare, dopo lo svolgimento delle elezioni, a dei governi con la partecipazione di movimenti estremisti, che siano di estrema destra o estrema sinistra. Non è un fenomeno del tutto nuovo nell’Ue». Tuttavia, ormai la polemica in Italia, anche da parte di chi non è stato citato, è esplosa.

Quello che l’ha presa più sul personale è Matteo Salvini, forse perché quando lui è stato al governo non è stato ritenuto così pericoloso come la collega Meloni: «Mi ha stupito il silenzio di gran parte della politica italiana sulla von der Leyen. Questo è bullismo istituzionale, è un vile ricatto, gli italiani faranno giustizia di tante chiacchiere. È una cosa vergognosa. È un attacco all’Italia e alla democrazia», ha detto lo stesso che in più di una situazione, anche come ministro, ha pubblicato foto, nome e cognome di persone che lo contestavano, mettendoli in bocca alla sua bestia che ai tempi era al massimo splendore.

Tra l’altro, lo stesso leader leghista che è anche uno dei più assenteisti (sempre insieme alla collega Giorgia Meloni) e che conta nel partito altrettanti tanti assenteisti che continuano a essere pagati e mantenuti dagli italiani, ha spiegato che la presidente Ursula von der Leyen è una «tizia che pagate voi, la presidente della Commissione Ue, tedesca, votata e pagata da tutti. Stamattina ha avuto la voglia di minacciare gli italiani». Che Matteo Salvini avesse qualche problema di comprendonio, era già noto da quando rispose a Mentana che “non gli interessava quando fossero grandi e belli i municipi di Roma” (e la domanda era sul casus belli), ma non pensavamo si arrivasse fino a questo punto.

Giorgia Meloni, invece, è più pacifista a riguardo, e commenta: «Mi pare che la Von der Leyen abbia già mandato una nota per correggere l’interpretazione che è stata data dalla stampa italiana, per la quale le parole fossero un’ingerenza sulle elezioni italiane, sarebbe stata una cosa fuori misura rispetto al ruolo della commissione. La responsabilità [di quelle frasi] è della sinistra che è andata in giro per il mondo a sputare sull’Italia pur di vincere le elezioni». Se aveva cominciato bene denunciando la stampa italiana che cerca di tutto per qualche click, dovrebbe sapere che la sua reputazione non è dovuta dalla sinistra, bensì dagli innumerevoli fasci nel suo partito, che lei neanche commenta.

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