L’Ungheria ascolterà il “battito del feto” prima di abortire

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Ah, l’Ungheria. Non basta essere omofobi e considerare le persone LGBT alla pari dei pedofili, ma adesso anche maschilisti: Viktor Orbán ha deciso che se una donna decide di abortire, quindi decide di prendere una decisione sul suo corpo e sulla sua vita, dei medici dovranno sentire prima il battito del cuore del feto. Insomma, qualcosa che ci ricorda molto la heartbeat act, che è stata già criticata da molti medici. Ricordiamo, ancora una volta, che Viktor Orbán è stretto alleato sia di Matteo Salvini che di Giorgia Meloni.

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Proprio Salvini qualche settimana fa ha lodato la «legge più avanzata per la famiglia» che si trova in Ungheria. Perché? Perché «la donna dopo il terzo figlio è un soggetto fiscale molto ridotto, dal quarto figlio non lo è più, congedi parentali estesi anche ai nonni, e il tasso di incremento demografico, grazie a questi investimenti, è tra i più avanzati d’Europa». E chissà adesso cos’avrà da dire riguardo quest’assurda legge. Ovviamente, sarà d’accordo, considerando che uno dei suoi, Simone Pillon, è uno dei politici italiani che più critica la pratica dell’aborto.

D’altronde, si ritenevano d’accordo anche con l’Heartbeat Act, che vieta l’aborto dopo che è stata rilevata la prima attività cardiaca embrionale, quindi dopo circa sei settimane, senza avere delle eccezioni come in caso di stupro o incesto. Il suo nome infatti deriva proprio dal “battito del cuore del feto”, che tuttavia non è ancora un battito di cuore, e chi ha studiato un minimo, lo sa. Tuttavia, i medici non sono per niente d’accordo con questa legge.

Quello che viene rilevato durante questa fase, infatti, è solo «una parte del tessuto fetale che diventerà il cuore quando l’embrione si sviluppa». In più, questa legge non solo vuole rovinare la vita delle donne e probabilmente di un bambino che nascerà non desiderato perché magari frutto di incesto o di stupro, ma consente anche a qualsiasi cittadino privato di denunciare qualsiasi persona che «aiuti e favoreggi» un aborto illegale. L’unica eccezione è quella per le emergenze mediche, che comunque è più di quello che viene fatto in Polonia.

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Ungheria: la nuova legge anti aborto

Le donne ungheresi che desiderano abortire saranno costrette ad ascoltare il battito cardiaco del feto prima di poter portare a termine la procedura. La legge è stata annunciata nella giornata di ieri, martedì, mentre entrerà in vigore da domani, 15 settembre. Il provvedimento, firmato dal ministro dell’Interno Sandor Pinter, obbliga le donne a ottenere prima la perizia da un ostetrico-ginecologo, in cui si assicura di essere state confrontate «in modo chiaramente identificabile» con le «funzioni vitali» del feto.

Il partito di estrema destra Mi Hazank ha fatto sapere di essere lieto che «le mamme ora ascolteranno il battito cardiaco fetale», come se per una donna che si trova a dover abortire non soffra già abbastanza. Questo è solo un modo per minare alla psicologia di una donna, ancora e ancora. «Almeno per alcuni secondi, il bambino in età fetale potrà essere ascoltato dalla madre prima che venga eseguito l’aborto», ha detto la deputata di estrema destra Dóra Dúró in un post su Facebook.

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La politica ha fatto una campagna per l’emendamento alla legge, e ha ringraziato le organizzazioni pro-vita per il loro sostegno. La legge sull’aborto «non è scolpita nella pietra in un Paese cristiano degno di questo nome. Scriviamo la storia!», ha scritto sul suo post Facebook. In Ungheria il governo è populista e di destra, e l’aborto è legale dal 1953. Le leggi che ne regolano l’accesso sono rimaste per lo più invariate da allora, e stabiliscono che l’interruzione di gravidanza può essere effettuata nelle prime 12 settimane di gravidanza per motivi medici o sociali. Se il feto non è vitale, l’aborto può essere praticato in qualsiasi momento.

La modifica della legge, comunque, ha scatenato diverse polemiche, in primis da Amnesty International che ha parlato di un «preoccupante declino». Questa decisione, presa “senza alcuna consultazione” renderà “più difficile l’accesso all’aborto” e “traumatizzerà più donne già in situazioni difficili”, ha detto all’Afp il portavoce Aron Demeter. Anche Noá Nógradí di Patent, un’organizzazione per i diritti delle donne, denuncia che «in Ungheria, l’aborto è ampiamente accettato dalla società. Statisticamente, due terzi degli ungheresi non vorrebbero ulteriori restrizioni all’aborto».

Aggiunge poi che «il governo non può mettere al bando la procedura da un giorno all’altro. Ma una serie di piccoli passi verso la restrizione possono passare più facilmente», dicendo anche che gli aborti legali sono diventati sempre più difficili da quando le sessioni di consulenza obbligatorie sono diventate più aggressive e difficili da programmare. Anche Ska Keller, un eurodeputato tedesco del gruppo Verdi-Alleanza libera europea, ritiene che le donne continuano a soffrire a causa dei governi di estrema destra «perché la loro stessa indipendenza fisica è stata messa in discussione».

«Penso che sia così disumano che un governo pensi di poter possedere il corpo di una persona indipendente, di una donna. Lo vediamo purtroppo succedere ovunque».

Ska Keller
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