Il diritto a non abortire non può esistere, perché nessuna donna è costretta ad abortire

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Giorgia Meloni, in un comizio a Genova, ha parlato dell’aborto e di come Fratelli d’Italia (che ha candidato dei politici antiabortisti) non stia cercando di affossare la legge 194. Ovviamente, considerando gli ideali della destra e anche i diversi post che scrivono sui social individui come Simone Pillon (che fa comunque parte di un partito alleato di FDI), non viene difficile comprendere perché in molti ritengano che Giorgia Meloni una volta al potere possa abolire l’aborto, tuttavia sembra che queste non siano le sue intenzioni. Anzi, vuole dare persino più diritti a chi non vuole abortire perché, si sa, in Italia sei obbligata ad abortire. Ah, non è così?

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Uno dei tanti post di Simone Pillon

Giorgia Meloni non è alleata delle donne, a prescindere che sia pro o contro l’aborto. La testimonianza è come il suo partito sia stato più volte in prima linea per andare contro i diritti delle donne. Ricordate, ad esempio, la legge per la parità salariale, legge firmata da Chiara Gribuado (PD) e che prevede delle modifiche al codice sulle pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo? Quella legge che permette alle donne di essere considerate alla pari degli uomini a livello umano e lavorativo?

Nel merito la legge si basa su due capisaldi fondamentali: rispetto della parità di genere in tutte le scelte che riguardano lavoratrici e lavoratori e trasparenza: le aziende sopra i 50 dipendenti dovranno infatti compilare un rapporto sulla situazione del personale che conterrà molti indicatori, dai salari agli inquadramenti, dai congedi al reclutamento. L’elenco delle aziende che trasmetteranno il rapporto, e quello di chi non lo trasmetterà, sarà pubblico, e i dati saranno consultabili dai lavoratori, dai sindacati, dagli ispettori del lavoro, dalle consigliere di parità con sanzioni fino a 5mila euro per mancata o fallace trasmissione dei dati.

Chiara Gribuado sulla parità salariale

Ebbene, mentre la Commissione Occupazione e Affari sociali del Parlamento europeo ha approvato con 65 voti favorevoli e 16 contrari la direttiva sulla parità salariale, «sono state raccolte 113 firme che invece riaprono il capitolo e settimana prossima la plenaria si pronuncerà». E indovinate chi c’era fra quelle firme? Proprio i parlamentari di Fratelli d’Italia, guidati da una donna. Guidati da Giorgia Meloni.

Insomma, Fratelli d’Italia dice di essere dalla parte delle donne, delle madre, della vita, ma è davvero così? E soprattutto: cosa fanno per dimostrarlo? Dicono no alla parità salariale, che permetterebbe alle donne di avere una carriera alla pari di un uomo e, chissà, persino di poter costruire una famiglia, perché un figlio non lo cresci con acqua santa e corpo di Cristo, ma con uno stipendio decente e sicurezze sul lavoro. Se proprio vogliono dare altre alternative alle donne per non ricorrere all’aborto, comincino dandoci un salario minimo e la parità salariale.

Giorgia Meloni: Fratelli d’Italia non è contro l’aborto

Basta solo pensare chi sono gli alleati di Fratelli d’Italia: l’Ungheria di Viktor Orbán, ad esempio, che proprio di recente hanno deciso che «le mamme ora ascolteranno il battito cardiaco fetale». «Almeno per alcuni secondi, il bambino in età fetale potrà essere ascoltato dalla madre prima che venga eseguito l’aborto», ha detto la deputata di estrema destra Dóra Dúró in un post su Facebook. E tra l’altro, secondo la senatrice del PD Valeria Valente, questo avverrebbe già anche in Umbria.

Giorgia Meloni, però, nega tutto. «Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l’aborto sia l’unica scelta che hanno, di fare una scelta diversa. Non stiamo togliendo un diritto ma lo stiamo aggiungendo», ha detto durante un comizio a Genova. Insomma, stanno aggiungendo un diritto che però già esiste, perché nessuno costringe le donne ad abortire, forse si sentono costrette perché siamo in piena crisi e non potremmo in alcun modo mantenere un bambino senza un salario minimo e la parità salariale.

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A TG La7, poi, la leader ha aggiunto di non voler «abolire la legge 194 sull’aborto, non voglio modificarla, io voglio applicarla. Ciò significa anche dare spazio alla prevenzione». La prevenzione… quindi i preservativi gratuiti a scuola? Lezioni di educazione sessuale a scuola sin dalle scuole medie, considerando che oggi i ragazzi sono più prematuri e hanno rapporti prima di quando li avevamo noi? «Non vogliamo diminuire i diritti, ma allargarli», ha aggiunto Giorgia Meloni.

A Dritto e Rovescio, poi, aggiunge che è la sinistra che fa pensare che «la Meloni vuole impedire l’aborto in Italia», tuttavia, chiede: «avete mai visto un documento o letto un atto parlamentare in cui noi abbiamo detto che vogliamo abolire o modificare la Legge 194? Noi non vogliamo, cari amici della sinistra, abolire la legge 194, e non vogliamo neanche modificare la legge 194. Rimane tutto come è». Sebbene non sia nel programma, però, sono molti i politici di Fratelli d’Italia a non essere d’accordo con l’aborto.

Aggiunge che «noi i diritti li garantiamo, l’ho detto cento volte ma la sinistra continua a dire esattamente il contrario, perché loro sono fatti così. Voi non ci credete perché siete abituati a mentire, ma io di solito quando dico una cosa la mantengo pure, a differenza vostra». Quali diritti, esattamente? Quelli delle persone LGBT che secondo lei “hanno già le unioni civili” e quindi non devono chiedere per altri diritti. Insomma, garantiscono i diritti, ma solo dei maschi, bianchi ed etero.

Le risposte dagli altri politici

Corrado Formiglio a Piazzapulita, durante il suo editoriale, ha proprio posto una domanda a Giorgia Meloni: «se non vuole abolire la legge 194 perché candida militanti anti aborto?», e in effetti è una domanda lecita, considerando la candidatura di Maria Rachele Ruiu, ex referente nazionale del movimento Pro Vita: «Le parole hanno certamente un peso, ma uno si domanda perché candida una donna che ha fatto della lotta all’aborto la sua missione politica principale. C’è una grossa contraddizione».

A Metropolis, la senatrice del PD Valeria Valente, ha invece criticato il fatto che FDI abbia «proposto la sepoltura obbligatoria dei feti, vieta la pillola abortiva nelle Marche. Pare che anche dall’Umbria siano arrivate segnalazioni su donne costrette ad ascoltare il battito. Meloni può dire quello che vuole ma questi atti sono contro la libertà di scegliere delle donne. Abortire è sempre un trauma, penalizzare e colpevolizzare in questo modo le donne significa di fatto limitare la loro libertà di scelta».

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Elisabetta Piccolotti di Sinistra Italiana, invece, giudica proprio le parole di Giorgia Meloni che vorrebbe garantire il diritto a non abortire, che però «è già garantito per tutte e dietro questa gigantesca retorica della rassicurazione, in realtà, Fratelli d’Italia sta mettendo in campo politiche contro le donne. Una donna che arriva in ruoli di prestigio in politica dovrebbe portare avanti i diritti delle donne, non percorsi regressivi, conservatori e reazionari».

Elisabetta Piccolotti ed Eleonora Evi dell’alleanza Verdi-Sinistra Italiana denunciano anche: «Abbiamo delle segnalazioni che in Umbria stia già accadendo quanto accade nell’Ungheria di Orban, e cioè che le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza siano costrette ad ascoltare il battito del feto. Questa è una gravissima forma di pressione psicologica tesa a ingenerare sensi di colpa, chiediamo al ministero della Salute di mandare gli ispettori per verificare».

Laura Garavini, infine, paragona la situazione con quella in Ungheria, dove «le donne che intendono interrompere la gravidanza saranno obbligate ad ascoltare prima il battito del feto. Queste sono le politiche decise dall’Orban al quale si ispirano le nostre destre. A partire dalla stessa Meloni. Che infatti, anche nelle interviste televisive di queste ore, continua ad essere ambigua sul diritto all’aborto. Non è questa l’Italia moderna che le nostre cittadine e i nostri cittadini meritano per il proprio futuro. Per Italia viva tutelare i diritti delle donne, e delle madri, è fare azioni concrete. Come abbiamo fatto con l’assegno unico. Con il Family Act. Con il sostegno all’imprenditoria femminile. È dare diritti. Non togliere diritti».

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