Salvini: “L’Ungheria è il mio modello sulla famiglia”, che però è condannato dall’UE

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Meritiamo davvero un candidato premier che lodi un altro premier, quello ungherese, omofobo e misogino e che si è persino fatto condannare dall’Unione Europea? No, la risposta è no. Quindi non meritiamo un Matteo Salvini che loda, ancora una volta, il “modello Ungheria” sul tema della famiglia, che però è solo quella eterosessuale. Meritiamo molto di più, e purtroppo sembra che queste elezioni non ce lo stia offrendo, fra una leader del primo partito italiano che pur di andare contro l’immigrazione pubblica il video di uno stupro (e non vuole chiedere scusa) e un altro che scrive “viva le devianze”. Ma davvero l’Ungheria può essere un modello?

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Iniziamo dalla legge promossa a giugno 2021 dal partito di estrema destra del primo ministro Viktor Orbán, Fidesz, mira a “tutelare i bambini dalla pedofilia”, perché le destre vogliono sempre “tutelare i bambini”, tranne dall’evidente prova della pedofilia della chiesa cattolica (e sia chiaro, non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma le prove sono più che evidenti). In che modo? Vietando alle associazioni della comunità LGBT di promuovere i programmi educativi e diffondere informazioni sull’omosessualità o sulla possibilità di richiedere un intervento per fare la transizione da uomo a donna o viceversa. Queste sono le stesse persone che dicono che “oggi non si può dire più niente”, ma sono loro stessi artefici della censura.

In seguito, pensate, 14 paesi dell’UE hanno firmato un documento di condanna verso l’Ungheria (e la Polonia), per cui non c’era altro da fare per l’UE se non intervenire ufficialmente. L’avviso pubblicato sul sito ufficiale dell’Unione Europea inizia con una frase della presidente Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo, il 7 luglio 2021: «L’Europa non permetterà mai che parti della nostra società siano stigmatizzate: sia per il motivo per cui amano, per la loro età, la loro etnia, le loro opinioni politiche o le loro convinzioni religiose».

Se ciò non bastasse per dimostrare come l’Ungheria non debba proprio essere un modello, sotto alcun punto di vista, Viktor Orbán si scagliò anche contro il “mix” di razze europee ed extraeuropee presenti in diversi Stati, in un discorso che ha subito suscitato l’indignazione dei partiti di opposizione e dei politici europei (ma non di Salvini e Meloni, ovviamente). «Noi [ungheresi] non siamo una razza mista… e non vogliamo diventare una razza mista», ha detto il premier ungherese, aggiungendo che i paesi in cui c’è stato questo “mix di razze”, «non sono più nazioni». Salvini che ne pensa di questo?

Le dichiarazioni di Salvini pro-Orbán

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Intervistato a 24 Mattina Estate su Radio 24, Matteo Salvini ha detto che «la legge più avanzata per la famiglia è quella che vige in Ungheria. Ma non lo dico perché c’è Orbán, se fosse in Francia direi in Francia, lì ci sono incentivi economici veri, la donna dopo il terzo figlio è un soggetto fiscale molto ridotto, dal quarto figlio non lo è più, congedi parentali estesi anche ai nonni, e il tasso di incremento demografico, grazie a questi investimenti, è tra i più avanzati d’Europa».

Insomma, ha trovato un modo per lodare Orbán, senza però lodare Orbán. Perché a lui la legge non piace perché di Orbán, perché è ungherese, ma semplicemente perché la donna può sfornare quanti più figli possibili. Matteo Salvini, però, dovrebbe comprendere che, in particolare noi giovani, cominceremo a crearci una famiglia quando avremo un lavoro non sottopagato, quando non saremo sfruttati, quando avremo un salario minimo, quando semplicemente troveremo un lavoro che ci permetterà di occuparci anche di altre persone. Un bambino non lo cresci con le preghiere, questo lo sa?

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Le sue dichiarazioni, comunque, non sono piaciute alla capogruppo alla Camera Debora Serracchiani, che gli risponde a tono: «Salvini dice che l’Ungheria ha la legge sulla famiglia più avanzata d’Europa e che dovremmo copiarla. Sono andata a leggerla: con il modello di Orban che piace tanto a Salvini ci dobbiamo aspettare anche queste proposte che, al contrario di ciò che serve veramente alle donne e alle famiglie (tutte le famiglie), sembrano solo riportare a decenni addietro e a negare molti diritti che per Salvini evidentemente non sono scontati».

Conclude, poi: «Cosa altro può significare ad esempio: ‘Esenzione a vita dalla tassa sui redditi per tutte le donne che partoriscano e si prendano cura di almeno 4 figli’ oppure ‘prestito a interessi ridotti di 31.500 euro per le donne under 40 che si sposano per la prima volta; un terzo del debito verrà estinto alla nascita del secondo figlio e gli interessi verranno cancellati alla nascita del terzogenito’? La solita destra che, questa volta con Salvini, vuole portare indietro le lancette della storia».

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