Ungheria: riconfermato Viktor Orbán ma non passa il referendum omotransfobico

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In molti oggi festeggiano per la vittoria di Viktor Orbán che ottiene il suo 4° mandato consecutivo da premier in Ungheria, il 5° se teniamo in considerazione la presidenza 1998/2002. Festeggiano, nonostante Orbán sia un grande amico di Vladimir Putin e nonostante si siano schierati contro la guerra. Fa ridere, ma fa anche pensare molto. In ogni caso, se si festeggia l’omofobo Orbán, dall’altra parte a festeggiare è l’opposizione, in quanto l’omotransfobico referendum indetto dal Presidente convinto che la popolazione sia omofoba quanto lui, non è passato.

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Forse un po’ siamo delusi da questa schiacciante vittoria, perché in fin dei conti speravamo che la sua vicinanza a colui che sta uccidendo tantissime persone, oltre anche al pensiero omotransfobico, avesse fatto svegliare l’Ungheria, tuttavia, a quanto pare, c’è ancora tanta strada da fare, e l’Ungheria dovrà continuare a confrontarsi con l’Unione Europea in quanto «l’Europa non permetterà mai che parti della nostra società siano stigmatizzate: sia per il motivo per cui amano, per la loro età, la loro etnia, le loro opinioni politiche o le loro convinzioni religiose», disse lo scorso 7 luglio Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo.

Perché, prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, sia la Polonia che il paese di Viktor Orban non erano in una buona situazione. Nello specifico caso dell’Ungheria, fu presentata una legge che si dice che voglia tutelare i bambini dalla pedofilia, e vista così ci sembra anche una legge buona e giusta, peccato però che vieta alle associazioni della comunità LGBT di promuovere i programmi educativi e diffondere informazioni sull’omosessualità o sulla possibilità di richiedere un intervento per fare la transizione da uomo a donna o viceversa.

Ergo: gli omosessuali sono visti come dei pedofili. Sono vietate le adozioni da parte di persone gay, single e non sposate. Stabilisce che il governo «protegge il diritto dei bambini all’identità di genere in cui sono nati». Per questo motivo è stato necessario l’intervento dell’Unione Europea, eppure sembra che l’Ungheria non voglia cambiare idea, d’altronde da Orbán non ci aspettavamo altrimenti. Ma, convinto che il popolo fosse dalla sua, il presidente ha posto in modo molto controverso, in modo da facilitare la vittoria del no:

  1. Sei a favore dello svolgimento di presentazioni negli istituti di istruzione pubblica che introducano i minori a temi sull’orientamento sessuale senza l’autorizzazione dei genitori?
  2. Sei a favore che trattamenti per la riassegnazione di genere siano messi a disposizione dei minori?
  3. Sei a favore che ai minori vengano mostrati, senza alcuna restrizione, contenuti media di natura sessuale in grado di influenzare il loro sviluppo?
  4. Sei a favore che ai minori vengano presentati contenuti multimediali che mostrino la riassegnazione di genere?

Tuttavia, non tutto è andato come sperava.

Sì, Orbán è ancora presidente in Ungheria, ma almeno non è passato il referendum omotransfobico

«Questa nostra quarta vittoria consecutiva è la più importante, perché abbiamo conquistato il potere contro un’opposizione che si era alleata. Si sono alleati tutti e noi abbiamo vinto lo stesso. Abbiamo vinto anche a livello internazionale contro il globalismo. Contro Soros. Contro i media mainstream europei. E anche contro il presidente ucraino», ha detto il capo di Fidesz, che «rappresenta una forza conservatrice patriottica e cristiana. È il futuro dell’Europa. Prima l’Ungheria!». Anche voi avete una sorta di deja-vu?

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Dall’altra parte, Marki-Zay, riconosce la sconfitta, perché «in un sistema ingiusto e disonesto come questo non potevamo fare di più», facendo riferimento alla propaganda governativa eccessiva, alla promozione della democrazia illiberale, alla limitazione della libertà di stampa e della magistratura e di come il suo avversario nelle ultime settimane abbia proprio puntato sulla paura della guerra, rompendo la compattezza dei Visegrad. Infatti il premier ungherese è stato l’unico a non darmi armi a Kiev e a non schierarsi contro Putin, suo fedele amico.

Pensate, infatti, che persino Volodymyr Zelensky si era schierato contro l’amico del dittatore russo, dicendo che è «l’unico in Europa a sostenere apertamente Putin. Non ho paura a chiamare la guerra con il suo nome, questa si chiama onestà, cosa che manca a Viktor Orbán, forse l’ha persa da qualche parte nei suoi rapporti con Mosca». Il leader dell’opposizione, invece, aveva detto che «Orban deve ancora decidere se stare con le vittime dell’Ucraina o con gli assassini, non vuole fare sgarbi al suo amico Putin. In queste elezioni si decide dove deve stare l’Ungheria: noi pensiamo che debba stare in Europa, assieme alle democrazie occidentali; Orban vuole invece un regime repressivo, autocratico, controllato dalla Russia»

Tuttavia, nonostante ciò, ha comunque vinto, ha comunque raggiunto la maggioranza perché evidentemente ai cittadini è piaciuto ricevere aiuti diretti per cinque miliardi di euro negli ultimi sei mesi. Che importa se questo a messo a rischio la stabilità economica dell’Ungheria. E poi, come puoi minimamente sperare di vincere davanti a uno che dice che «noi garantiamo la pace per l’Ungheria, i nostri rivali trascineranno il Paese in guerra. Se sanzioniamo le importazioni di energia e fermiamo gli oleodotti chiuderà tutto il Paese e molte persone perderanno il lavoro».

Almeno, però, gli ungheresi hanno dimostrato sì di farsi letteralmente comprare (de gustibus), ma non di essere tutti degli omofobi come voleva mostrare il presidente. Il referendum, infatti, non serviva a eliminare o approvare la legge, che è già attiva da qualche mese, tuttavia era una sorta di messaggio all’Unione Europea per far vedere che le sanzioni non erano corrette in quanto il Paese è dalla sua parte. Ma così non è stato. Il messaggio è stato dato dal paese nei suoi confronti, e ora vedremo come reagirà.

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Intanto, i cagnolini sono già usciti fuori e Matteo Salvini, dopo la figuraccia in Polonia, dopo non aver detto di essere contro Putin ma contro la guerra, ha detto che «da solo contro tutti, attaccato dai sinistri fanatici del pensiero unico, minacciato da chi vorrebbe cancellare le radici giudaico-cristiane dell’Europa, denigrato da chi vorrebbe sradicare i valori legati a famiglia, sicurezza, merito, sviluppo, solidarietà, sovranità e libertà, hai vinto anche stavolta grazie a quello che manca agli altri: l’amore e il consenso della gente. Forza Viktor, onore al libero Popolo ungherese».

Chi lo spiega a Matteo Salvini che il pensiero unico è esattamente quello che Viktor Orban ha imposto nel suo Paese e che, al contrario, l’Europa sta cercando di far convivere le persone LGBT con quelle eterosessuali, com’è giusto che sia? Chi glielo dice che è proprio colui che loda a voler letteralmente cancellare l’esistenza della comunità LGBT? Forse ha capito che in Polonia è odiato e umiliato pur essendo omofobo quanto loro (perché non dimentichiamo che Polonia e Ungheria viaggiano sullo stesso binario per quanto riguarda la comunità LGBT), quindi ci prova con l’Ungheria.

Intanto, vorremmo anche un commento da parte del leader leghista sulle atrocità di Bucha. Se fossero state commesse da persone nere e immigrate ci avrebbe scritto già dieci post, e non provate a dire il contrario. Mentireste a voi stessi.

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