Il governo UK conferma la terapia di conversione per le persone trans e adulti consenzienti

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In questi giorni siamo tutti felici e concentrati per l’Eurovision, ma il Principe Carlo, che ha sostituito per la prima volta sua madre la Regina Elisabetta nel discorso tenutosi ieri a Westminster per il consueto Queen’s Speech, ha confermato che il divieto delle terapie di conversione non includerà le persone trans e gli adulti consenzienti. Un anno fa fu proprio la regina ad annunciare la legge contro le terapie, che poi è stata modificata sotto un punto di vista transfobico.

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Sono ormai settimane che parliamo di questo problema, da quando il Premier inglese, Boris Johnson, ha deciso di fare un passo indietro e sostenere sì il divieto per le terapie di conversioni, ma solo per le persone omosessuali e lesbiche, escludendo quindi le persone transgender che spesso sono anche quelle che più vengono sottoposte a questa grave piaga sociale. Chi sostiene le terapie di conversione, ritiene ancora che la transessualità sia una malattia che può essere guarita come un’influenza qualsiasi, ma non è così.

Un esempio di terapie di conversione l’abbiamo visto in Italia con Alessandro, il ragazzo pazzo per Gesù, che si è dedicato a questa terapia dopo essersi accettato e amato per quel che era, ma quando la madre ha cominciato a pregare per lui ogni sera, a piangere, a dimostrare di essere delusa solo perché il figlio era omosessuale, ha deciso di sottoporcisi. Quando fece coming out, lei gli chiese: «ma c’è qualcuno che ti obbliga a essere così?». In Italia è ancora legale, e questo ne è la dimostrazione. Ma una madre ama il proprio figlio a prescindere da chi lui ami, e chi lui sia.

In altri Paesi, come l’Inghilterra (sebbene ci sia da chiarire questo passo indietro di Boris Johnson), ma anche la Spagna, si è deciso di vietare che delle persone vengano private della propria essenza da bigotti che vivono nel Seicento. In Spagna la legge che le abolisce vede le terapie di conversione come una serie offesa ma anche come un crimine, anche se fatta con il consenso della persona o del loro tutore (nel caso di un minore). Insieme alla Spagna, anche la Nuova Zelanda.

L’Inghilterra di Boris Johnson, però, si trova a metà strada. Se da una parte è contro le terapie per gli LGB, per i T, la situazione non è la stessa. Paul Brand di ITV News ha detto su Twitter che «mi è stato detto che il Primo Ministro è stato colpito dalla forza della reazione dei parlamentari e dei ministri conservatori, quando hanno visto lo stop al disegno di leggeMa ha rimosso il divieto alla terapia di conversione per le persone trans, perché a suo dire un disegno di legge non deve avere “conseguenze indesiderate”».

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Il discorso del principe Carlo sulle terapie di conversione

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Il principe Carlo, durante il discorso, ha ufficialmente confermato l’arrivo della legge che ha diviso la comunità LGBT (vi ricordiamo: J.K. Rowling e l’unione delle “femministe” transfobiche: “riunite per la libertà di parola”), ma che ha anche unito tantissime persone in quanto dovrebbe essere normale non voler vedere soffrire delle persone semplicemente per chi sono e per chi cercano di essere. La legge sarà a breve presentata a parlamento, ed escluderà le persone trans e gli adulti consenzienti.

La legge «vieterà solo le pratiche di terapia di conversione volte a cambiare l’orientamento sessuale», per cui l’identità di genere non sarà presa in considerazione per il divieto. Il governo ha voluto sottolineare, tra l’altro, che «tutelerà i minori di 18 anni, indipendentemente dalle circostanze, e gli over 18 costretti a sottoporsi a pratiche di terapia di conversione». Per gli attivisti, quest’ultima parte è una scappatoia, che consentirà di rendere legali le terapie di conversioni anche per le persone LGB.

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«Un divieto alle pratiche di conversione che non copra sia l’orientamento sessuale che l’identità di genere non protegge nessuno. Coloro che vogliono cancellare o sopprimere le persone LGBTQ+ dal vivere le loro vite non fanno differenze. A livello globale, tutti i recenti divieti hanno riguardato sia l’orientamento sessuale che l’identità di genere, perché la comunità internazionale riconosce che le motivazioni alla base della pratica derivano da una cosa: l’odio per le persone LGBTQ+. Il governo del Regno Unito deve smettere di fare politica con le nostre vite e introdurre un divieto che protegga tutte le persone LGBTQ+», ha detto un portavoce di Stonewall.

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