Serena Mollicone: è un’altra vittima “caduta dalle scale”

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In Italia se sei un poliziotto, un carabiniere, qualsiasi forza dell’ordine, sei a prescindere innocente. Non può esistere il dover lottare per avere giustizia. La giustizia dovrebbe essere data a ogni cittadino. A Serena Mollicone, a Federico Aldrovandi, a Denise Pipitone. E invece sono stati assolti gli imputati per l’omicidio di una diciottenne, che è entrata in una caserma, e non è più uscita viva. Oggi Serena Mollicone, insieme a suo padre che è venuto a mancare nel 2020, sono stati uccisi una seconda volta. Oggi l’Italia deve vergognarsi, ancora una volta.

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La foto di Serena Mollicone dove è stato ritrovato il corpo
Ansa

Certo, non tutti i poliziotti italiani, e le forze dell’ordine in generale, sono dei violenti fascisti che picchiano delle persone, perché prima di essere drogati, spacciatori, criminali, sono persone, figli, fratelli, amici. Tuttavia, chiediamolo a Riccardo Magherini, a Stefano Cucchi, a Federico Aldrovandi, a Carlo Giuliani e ovviamente a tutte le persone non bianche che vengono discriminate, trattate con mancanza di rispetto e come se non valessero niente, e spesso anche uccise durante operazioni considerate “di routine”, se non sono violenti.

Tuttavia, quando così tante persone (in realtà, anche solo una persona è troppa considerando che stiamo parlando di poliziotti e carabinieri che hanno il compito di proteggere la comunità) vengono uccise da uomini in divisa, tutte le cose belle, tutti i sacrifici che altri colleghi possono aver fatto, passano in secondo piano. In particolare, quando sono gli stessi ordini a dichiarare a prescindere innocenti delle persone che invece tutto sembrano tranne che innocenti, un po’ ti fa pensare. Quando poi la giustizia fa il suo corso, come con il caso Cucchi, ti rendi conto che poi non è così sbagliato pensare subito al peggio.

Sono anni che la polizia come le forze dell’ordine sono nel mirino perché accusate di abusare della violenza nei confronti dei carcerati o nei confronti delle persone non bianche, eppure le uniche lamentele ci sono state solo per le mascherine rosa. Nessuno (se dovessi sbagliarmi, correggetemi pure) si è dissociato dai poliziotti palesemente violenti (vi ricordo che per il carcere di Santa Maria Capua Vetere ci sono delle registrazioni). E la storia di Serena Mollicone è la solita ennesima tragedia per cui dobbiamo lottare.

Serena Mollicone: assolti tutti e cinque gli imputati

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Serena Mollicone

Sono stati assolti i coniugi Mottola e il figlio Marco per l’omicidio Serena Mollicone, 18enne uccisa 21 anni fa e per cui ancora si cerca giustizia. A deliberare sono stati i giudici della Corte d’Assise di Cassino, dopo circa 10 ore di camera di consiglio. Assolti anche Vincenzo Quatrale, all’epoca vice maresciallo e accusato di concorso esterno, e l’appuntato Francesco Suprano, a cui era contestato il favoreggiamento, perché «il fatto non sussiste».

La Procura di Cassino aveva chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per l’ex maresciallo Franco Mottola, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Arce, in provincia di Frosinone, 24 anni per il figlio Marco, 21 anni per la moglie Anna Maria, accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere di Serena Mollicone. I tre si sono sempre detti innocenti ed erano accusati in quanto, secondo la ricostruzione, la ragazza sarebbe stata aggredita nella caserma dei Carabinieri del paese ciociaro, guidato all’epoca dal maresciallo Mottola.

«Questa Procura prende atto della decisione che la Corte di Assise nella sua libertà di determinazione ha scelto. E’ stato offerto tutto il materiale probatorio che in questi anni tra tante difficoltà è stato raccolto. La Procura di Cassino non poteva fare di più», ha detto l’ufficio giudiziario commentando l’assoluzione per i cinque imputati. I giudici avevano anche respinto la richiesta avanzata dalla Procura di ascoltare come testimone il barbiere di Arce perché giudicata «non rilevante» l’eventuale deposizione dell’uomo. 

In aula c’erano anche i genitori di Marco Vannini, Marina e Valerio, il cui figlio è stato ucciso a Ladispoli nel 2015 in casa della sua fidanzata e anche per lui, chiedere giustizia, è stata una scalata. «Siamo qui per manifestare la nostra solidarietà alla famiglia Mollicone. Il papà che in questi anni si è battuto come un leone per sapere la verità è morto. Confidiamo che venga fatta giustizia per Serena, com’è stato per Marco», ha detto Marina Vannini.

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Il papà di Serena Mollicone, Guglielmo Mollicone, morto il 31 maggio 2020
Ansa

«La mamma di Serena è morta quando la bambina aveva sei anni, io che sono diventata la mamma di tutta Italia, la mamma di chiunque abbia subito un’ingiustizia, oggi sono qui, perché Serena è stata uccisa e aveva l’età del mio Marco», ha aggiunto. Il padre di Serena Mollicone è morto nel 2020, dopo aver lottato per anni per far trovare giustizia per la figlia, ed era stato lui a riuscire a far riaprire le indagini, grazie  delle voci che sostenevano che un carabiniere, il brigadiere Santino Tuzi, avesse visto entrare Serena in caserma, il giorno della sua scomparsa, e di non averla più vista uscire.

Tuttavia, una volta riaperte le indagini, Tuzi confermò ma poi, secondo gli inquirenti, pressato dai colleghi, si tolse la vita. In aula la figlia di Tuzi, e dopo la sentenza ha rincorso l’appuntato dei Carabinieri, Francesco Suprano, urlandogli di parlare e di dire la verità. Anche la sorella si Serena Mollicone in aula. Aveva detto alla stampa che «è arrivato il giorno e spero che papà ci sostenga, lui avrebbe dovuto essere qui». Ma non c’è giustizia per le vittime della polizia.

Secondo l’accusa, Serena venne uccisa all’intero della caserma da Mottola jr che utilizzò la porta in legno della foresteria come arma per uccidere: il cranio della ventenne fu sbattuto violentemente contro lo stipite al culmine di una lite. Serena morì, secondo quanto accertato da consulenze e perizie, dopo 5 ore di agonia a causa del nastro adesivo sulla bocca e sul naso. Secondo l’accusa i genitori si sarebbero invece occupati dell’occultamento del cadavere.

La giovane, «dopo il violento colpo contro la porta cadde priva di sensi a causa di alcune fratture craniche ma poteva essere soccorsa. Fu lasciata, invece, in quelle condizioni per quattro-sei ore prima di essere uccisa dal nastro adesivo che gli è stato applicato sulla bocca e sul naso provocandone il soffocamento». Questa la ricostruzione della perizia del medico legale di parte. «Serena quel giorno si era recata dal dentista a Sora e poi salì a bordo dell’auto di Mottola per un passaggio. Con lui si fermò davanti ad un bar dove fu vista litigare con il giovane», ha detto il pm di Cassino.

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