Polonia: il Parlamento dovrà esamire le leggi sull’aborto dopo che la vita del feto è stata messa prima di quella delle donne

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I legislatori dell’UE terranno presto una discussione pubblica per presentare ai legislatori un elenco delle donne che sono morte in Polonia a causa delle terribili e inumane leggi sull’aborto che hanno creato un divieto de facto. D’altronde, in più occasioni ne abbiamo parlato: la storia più terrificante è quella di Izabela, una donna di 30 anni, polacca e incinta, morta a causa di un’infezione dovuta a delle complicazioni sorte nella 22esima settimana di gravidanza e a cui è stato vietato l’aborto. Se le fosse stato concesso, oggi sarebbe ancora viva. Oggi sarebbe stata ancora accanto a suo figlio, già in vita, e alla sua famiglia.

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EPA-EFE/LESZEK SZYMANSKI

Ma facciamo un passo indietro, vi va? L’anno scorso la Polonia ha preso la decisione di rendere ancora più restrittiva la già restrittiva (più di tutta l’Europa) legge sull’aborto. Prima di questa legge si contavano solo 2000 aborti legali ogni anno, e sottolineiamo legali perché chi ne aveva la possibilità andava all’estero oppure, nel XXI secolo come era fatto quando vivevamo in tempi non fatti per le donne, si sottoponevano a interventi illegali che potevano anche mettere in pericolo la propria vita. Le organizzazioni femministe hanno stimato circa 200.000 aborti totali.

«La Corte costituzionale ha presentato una motivazione scritta della sentenza sulla protezione della vita. Conformemente ai requisiti costituzionali, la sentenza è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale», ha annunciato il Governo polacco, senza se e senza ma, vietando quindi ufficialmente l’aborto. Il testo è stato pubblicato a fine gennaio 2021 e, da quel momento, le donne sono scese nuovamente in piazza. La legge infatti vietava l’aborto anche in caso di grave malformazione del feto, che era anche la forma più comune per cui una donna sceglieva di abortire. Vietando questo caso, quindi, l’hanno pressoché reso illegale.

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A queste situazioni, poi, si sono aggiunte anche altre ancora più gravi. Ad esempio, quella di cui abbiamo accennato prima, ma non solo: gli stessi medici sono messi in una situazione critica. Jolanta Budzowska, un avvocato con sede a Cracovia che rappresenta la famiglia della signora Sajbor e altri tre in casi di negligenza relativi alla nuova legge sull’aborto, ha detto al New York Times che «la legge ha un effetto agghiacciante sui medici». Il dottor Kochanowicz, direttore dell’ospedale, ha infatti spiegato che i medici «rischiano non solo di perdere il diritto alla pratica, ma anche la responsabilità penaleTutte le decisioni sono gravate dall’ansia». Ma adesso le cose cambieranno?

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La Polonia deve muoversi per le leggi sull’aborto

Come sottolineato nel primo paragrafo, i legislatori dell’UE terranno presto una discussione pubblica per presentare ai legislatori un elenco delle donne che sono morte in Polonia a causa delle terribili e inumane leggi sull’aborto che hanno creato un divieto de facto. L’audizione si terrà il 17 novembre davanti a due commissioni parlamentari, alla presenza di rappresentanti delle organizzazioni per i diritti delle donne. L’eurodeputato della Nuova Sinistra e presidente della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, Robert Biedroń è tra coloro che hanno avviato l’audizione.

Kamila Ferenc, avvocato della Foundation for Women and Family Planning (FEDERA), avrà il compito di leggere l’elenco delle vittime. Il Parlamento europeo aveva già condannato la Polonia in una risoluzione lo scorso anno, un anno dopo che la Corte costituzionale aveva stabilito che gli aborti dovuti a difetti fetali sono incostituzionali, consentendo di fatto gli aborti solo nei casi in cui le nascite derivino da stupro o incesto, o siano una minaccia per la vita della madre. Ma non sempre i medici sono pronti a prendersi questa responsabilità.

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Ferenc a Rzeczpospolita ha parlato della storia di Izabela, morta di sepsi in un ospedale di Pszczyna perché i medici hanno aspettato che il feto morisse da solo prima di somministrare cure salvavita, dicendo che «la sentenza ha influito negativamente sulla disponibilità dei test prenatali e anche sul trattamento dei pazienti nei reparti di ginecologia e ostetricia. Stanno nascendo molti altri bambini gravemente malati che muoiono subito dopo la nascita. Tutto ciò comporta un peso psicologico per molte donne».

Chissà se, dopo anni, la Polonia riuscirà a diventare un paese per le donne.

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