Quello che non avete capito della manifestazione degli studenti

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Venerdì scorso migliaia di studenti hanno partecipato a manifestazioni in tutta Italia, dal Sud al Nord. Quando degli studenti manifestano, è perché c’è del disagio generale, perché c’è il desiderio di voler cambiare una situazione. E in effetti, in un’Italia in cui non ci sono prospettive future, in cui uno studente delle superiori viene costretto a fare alternanza scuola-lavoro spesso in un percorso che più che formativo è di sfruttamento e uno studente universitario si trova a vivere una situazione in cui devi prendere sempre più lauree per un lavoro che non esiste, il tutto con anni di esperienza, c’è tanto da manifestare.

Perché il 18 novembre gli studenti sono scesi in piazza? Il motivo principale è la richiesta di una scuola «innovativa, partecipata, antifascista, antirazzista, transfemminista ed ecologista». Alice Beccari, che fa parte dell’esecutivo nazionale del sindacato Unione degli Studenti spiega la l’obiettivo è anche quello di «rivendicare l’aumento del numero degli studenti in consiglio di istituto, al fine di pareggiare quello di docenti e genitori e poter avere realmente voce in capitolo sulle nostre scuole». Rivendicano in particolare una legge nazionale sul diritto allo studio, la sostituzione dei PCTO con l’istruzione integrata, salute e sicurezza per un’edilizia sicura ed educante e per la garanzia del benessere psicologico, maggiore rappresentanza studentesca e la riforma dello statuto perché maggiori diritti siano garantiti.

La Rete Studenti e l’Udu aggiungono che «le forze che compongono il Governo sono anti studentesche. Valditara è responsabile della Riforma Gelmini che ha contribuito a distruggere la scuola e l’università pubbliche. Abbiamo interrogato i candidati dei partiti che sostengono il Governo durante le elezioni e nessuno ha sostenuto le proposte studentesche. Vogliamo investimenti sul diritto allo studio, non riflessioni su un merito che non esiste. Non ci può essere merito in una scuola che non dà a tutti gli stessi strumenti e le stesse possibilità. Vogliamo giustizia ambientale, lavoro stabile e retribuito, salute mentale».

Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale del sindacato, ha anche avuto da ridire sul nuovo ministro dell’Istruzione (e del Merito, da questo governo), Giuseppe Valditara, in quanto non ritiene che le sue idee «rappresentino un modello di scuola inclusivo. Queste proposte hanno come fine un modello di scuola escludente per coloro che il ministro definisce ‘studenti in difficoltà’, che in questo modo vengono ulteriormente marginalizzati ed esclusi». Non è soddisfatta neanche delle riforme per i tecnici: «L’obiettivo che dovrebbe raggiungere questo processo secondo il ministro Valditara è quello di creare una scuola maggiormente asservita al mondo del lavoro e non come strumento di formazione personale e collettiva».

Fra le cose per cui si è manifestato, anche la lettera che il 9 novembre il ministro ha inviato alle scuole italiane per celebrare l’anniversario dalla caduta del Muro di Berlino. Nella lettera si legge che la caduta rasenta «il fallimento definitivo dell’utopia rivoluzionaria. E non può che essere, allora, una festa della nostra liberaldemocrazia». Nella circolare si va quindi contro il comunismo e contro i «regimi tirannici spietati, capaci di raggiungere vette di violenza e brutalità fra le più alte che il genere umano sia riuscito a toccare». Inutile dire che il leghista non ha minimamente citato i regimi fascisti e nazisti.

A queste numerose manifestazioni studentesche il ministro dell’Istruzione e del Merito ha detto che «è sempre positivo che gli studenti esprimano le proprie idee e avanzino le proprie proposte, è uno degli elementi fondamentali delle società libere. Il dialogo è stato il principio cardine su cui ho impostato da subito la mia azione. Confermo che nella Grande Alleanza per la Scuola e per il Merito che stiamo costruendo, il confronto con le ragazze e con i ragazzi riveste un ruolo fondamentale, e sarò lieto di approfondire quanto prima il dialogo nelle sedi istituzionali preposte con i rappresentanti democraticamente eletti degli studenti». Intanto, però, molti suoi coetanei stanno attaccando tutti i manifestanti.

Manifestazioni studentesche: cosa non avete compreso

Partiamo dal presupposto che le manifestazioni sono partite da elementi in comune, come il benessere psicologico che bene o male è stato presente in ogni città, ma poi si sono separate prendendo anche i casi individuali esponendo i vari problemi. Io, studentessa dell’Università degli Studi di Perugia, prenderò come esempio proprio la manifestazione della città umbra, in quanto, sotto diversi articoli in cui si parlava della protesta, ho visto non solo cattiveria, ma anche tanta incomprensione. A questo punto mi chiedo: o c’è un problema di analfabetismo e alcuni boomer perugini non sono capaci di leggere dei cartelli o degli articoli, o semplicemente si è ignoranti.

La mobilità

Iniziamo dal primo punto. Proprio di recente l’Unione degli Universitari di Perugia è riuscita a far ottenere a tutti gli studenti di UniPg l’abbonamento regionale unico a €60, compatibile con il bonus trasporti. Si pensa che la situazione sia finita qui e che quindi gli studenti umbri o i fuorisede devono accettare e ringraziare per questo sconto: in realtà no. Un commento di uno studente (si è descritto lui come tale), andava contro i colleghi proprio perché ormai l’abbonamento costa pochissimo, non c’è bisogno di manifestare. Peccato che gli sfugga che a Perugia non c’è solo un’università, e in piazza non c’erano solo gli studenti di UniPg.

L’Università per Stranieri di Perugia deve comunque pagare € 296,00 per un abbonamento annuale, e lo stesso vale per gli studenti delle scuole superiori e per tutte le altre scuole di specializzazione (e questo nella zona di Perugia, per i pendolari il prezzo aumenta ancora). Questo studente, e tutti gli altri boomer, dimenticano che solo perché un’università ha raggiunto il suo obiettivo (dopo anni di lotte), non significa che anche tutti gli altri studenti delle altre istituzioni di istruzione debbano accontentarsi.

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Ricordate il punto alloggi, ne riparliamo nei prossimi paragrafi

A riguardo, si è anche avuto da ridire sul fatto che si richieda la mobilità notturna, in quanto la gran parte dei bus fa la sua ultima corsa alle 22 e questo diviene complicato per chi non è riuscito a trovare casa in centro. Qualche commento recitava che non possiamo fare la bella vita con l’università, ma anche in questo caso si dimentica che molti studenti sono costretti a lavorare per poter pagare il percorso di studi, quindi non si tratta solo di divertimento (e anche se fosse, perdonatemi ma non ci sarebbe nulla di male), ma anche di lavoro.

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La crisi abitativa

Perugia è stata davvero colpita dalla crisi abitativa, soprattutto perché l’Adisu, che dovrebbe garantire il diritto allo studio, ha tagliato più di 600 posti letto nei propri dormitori studenteschi, quindi pur essendo idonei, molti studenti si sono trovati comunque senza un tetto sopra la testa. Questo anche perché l’Università degli Studi di Perugia ha avuto davvero un grande incremento di iscrizioni durante gli ultimi anni, e quindi con l’eliminazione della dad in molti si sono trovati a essere senza casa. Quello che proponeva il nostro amico Tommaso del commento di prima, è di non cercare casa a ottobre.

Cerchiamo di spiegarlo con termini semplici: se le case non ci sono a ottobre, non ci sono neanche a luglio. Se 200 studenti cercano casa a luglio, ma le case disponibili sono 100, sicuramente queste abitazioni non sorgeranno dal nulla a ottobre. Anzi… In realtà in seguito alle lauree (quindi proprio tra settembre e ottobre) molti studenti abbandonano la propria stanza universitaria e quindi si liberano dei posti. Altri, invece, sono proprio costretti a cercare a ottobre/novembre in quanto i risultati dei test di ingresso di facoltà a numero chiuso vengono pubblicati in quel periodo. Questo uno studente dovrebbe saperlo.

Il benessere psicologico

Forse il punto che più è stato criticato è stato quello sul benessere psicologico, e questo mi ha davvero sconvolta. Non tutti partono dallo stesso punto, qualcuno ha difficoltà economiche, qualcuno ha dei problemi psicologici, qualcun altro è semplicemente stressato per la sessione. Qualcuno riesce a laurearsi in tempo o addirittura in anticipo, mentre altri arrivano a suicidarsi nel giorno della presunta laurea (l’ultimo caso è stato a Bologna il mese scorso, non venitemi a dire che la salute mentale non è importante). Siamo più deboli rispetto a un secolo fa? Siamo più sensibili? Probabilmente sì, ma perché questo deve essere un difetto?

Ci sono persone cresciute con genitori apatici e insensibili che li facevano sentire una delusione ogni volta che non raggiungevano un obiettivo, portandoli a dubitare spesso di se stessi e delle proprie capacità. E poi queste delusioni si sono proiettate sui propri figli. Se oggi cresciamo e cresceremo i nostri figli amati, incitandoli a far meglio ma comunque spronandoli a stare bene. A dare il massimo senza però distruggersi, è davvero un male? La salute mentale è importante tanto quanto quella fisica, soprattutto perché uno studente felice studia e vive meglio.

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Il governo

Molti hanno avuto da ridire sul fatto che “state manifestando adesso, ma dov’eravate negli ultimi dieci anni?”. No, la vera domanda è: dov’eravate voi? Sono letteralmente anni che si manifesta contro il sistema scolastico e universitario italiano, si manifestava con il governo Berlusconi quando a essere ministra dell’Istruzione era la Gelmini, si è manifestato per la Buona Scuola di Renzi, si è manifestato con il governo Conte quando la ministra dell’Istruzione era l’Azzolina, si è manifestato per l’alternanza scuola-lavoro e si è manifestato anche adesso, con il governo Meloni, con l’Istruzione che è divenuta “Istruzione e Merito” e con un decreto anti-rave che poi non è contro i rave ma contro le manifestazioni.

Quindi, vi chiedo: dove eravate voi mentre tutti questi studenti, anche negli ultimi dieci anni, manifestavano per dei diritti? Perché vi siete svegliati solo adesso che si manifesta sotto il governo Meloni? Sarà che gli ipocriti siete voi? Ponetevi queste domande, datevi delle risposte e provate anche a ricordare cosa significa essere giovani, tenendo in mente che i tempi, e le generazioni, cambiano, e questo non sempre è un male. Buona riflessione.

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