Un altro studente vittima di un sistema che ci vuole sfruttati: Giuseppe Lenoci aveva 16 anni

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Quando vi abbiamo parlato di Lorenzo Parelli, morto durante l’alternanza scuola-lavoro, ci auguravamo di non dover più scrivere nulla di simile. Dopo che uno studente di diciotto anni è morto durante lo sfruttamento chiamato alternanza scuola-lavoro, regalo del governo Renzi che ha pensato che insegnare agli studenti a lavorare senza ottenere uno stipendio in cambio, era effettivamente una buona cosa, pensavamo di aver finito con gli studenti morti mentre dovevano essere a scuola. E invece Giuseppe Lenoci aveva 16 anni e si trovava su un furgone guidato da un operaio di una ditta termoidraulica che è finito contro un albero. Adesso è solo un’altra vittima di un sistema che ci vuole schiavi e sfruttati.

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Ripetiamolo, per chi non lo avesse compreso: aveva 16 anni. Sedici anni. Si trovava su un furgone di una ditta di termoidraulica presso cui stava facendo uno stage. In questo caso non parliamo di alternanza scuola-lavoro, dell’«esperienza formativa che unisce sapere e saper fare, orienta le aspirazioni dei giovani e apre la didattica al mondo esterno». Giuseppe Lenoci stava davvero frequentando uno stage, un corso di accompagnamento al lavoro che prevedeva sia delle lezioni in aula che una parte pratica con uno stage presso un’azienda. Tuttavia, Giuseppe, a 16 anni, ha bisogno di stare a scuola e studiare, non di fare “esperienza formativa“.

A 16, 17, 18 anni, si deve andare a scuola e studiare, istruirsi e divertirsi, magari anche imparare per non essere ignorante e non fare gli errori che i nostri nonni e genitori hanno fatto in passato, fidandosi dei politici sbagliati. Perché i ragazzi devono essere il nostro futuro, non possiamo vederli suicidarsi perché distrutti dall’università, perché vittime di bullismo e omofobia, tantomeno vederli schiacciati da una putrella o schiantati contro un albero in un incidente stradale, come in quest’ultimo caso.

Di incidenti sul lavoro, ce ne sono tanti, troppi. Questo dobbiamo anche sottolinearlo. Il problema principale è la sicurezza sul lavoro che manca, perché quando muore un minorenne che stava facendo alternanza scuola-lavoro fa un rumore molto più grosso, ma sono tantissimi i lavoratori, padri, madri, uomini e donne, che muoiono mentre lavorano perché i posti non sono messi in sicurezza. Nel caso di Giuseppe Lenoci, però, è stato un incidente stradale che poteva avvenire a chiunque altro. Il punto, però, è che Giuseppe in quel furgone non doveva neanche esserci.

Studenti in rivolta per Giuseppe Lenoci: stop all’alternanza scuola-lavoro

Da quello che leggiamo online, quella di Giuseppe Lenoci non era alternanza scuola-lavoro. Il 16enne frequentava un corso di accompagnamento al lavoro, che prevedeva una parte di lezioni in aula e una parte pratica con uno stage presso un’azienda. Sono dei corsi organizzati da enti di formazione del territorio e finanziati dalla Regione Marche, ma ovviamente quando a morire è un 16enne, uno studente, che invece di essere in classe a studiare, con i suoi amici, si trovava a lavoro, con dei colleghi, riparte inevitabilmente la protesta contro l’alternanza scuola-lavoro.

«Quello che sta succedendo in Italia è sotto gli occhi di tutti. Questa è la scuola che hanno voluto governi e padroni. Sappiamo cosa fare, nessuno ha più scuse», ha detto Lorenzo Lang, Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù Comunista. Ha poi annunciato che il 18 febbraio gli studenti «saranno in piazza in tutta Italia contro alternanza, maturità e repressione subita». Infatti, ricordiamo che gli studenti stanno anche lottando contro la maturità, dopo due anni di didattica a distanza in cui non sono riusciti a coprire tutto il programma.

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«Attendiamo la prossima conferenza della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese in cui ci spiegherà di nuovo che queste morti simboleggiano la ripresa del Paese o parlerà ancora di fantomatici infiltrati nelle proteste degli studenti», conclude.

Luca Redolfi, coordinatore nazionale dell’Unione Degli Studenti, ha anche ricordato «la lunga lista di morti sul lavoro causati da un sistema malato, volto solamente al profitto: vogliamo sicurezza dentro e fuori le scuole, vogliamo che l’alternanza scuola-lavoro e gli stage vadano aboliti a favore dell’istruzione integrata». «A poca distanza dalla morte di Lorenzo Parelli, durante l’alternanza scuola lavoro, ci troviamo di fronte ad un’altra morte in un luogo di lavoro, dove uno studente non dovrebbe stare» e, infine, si chiede «quanti altri studenti e giovani debbano morire prima l’idea di un sistema unicamente volto al profitto e allo sfruttamento, cambi, una volta per tutte».

«Non è possibile morire di lavoro a 16 anni, questo evidentemente ci deve far interrogare profondamente non solo sul rapporto fra scuola e lavoro, ma anche su quanto ci sia urgenza in questo paese di risolvere il problema della sicurezza sul lavoro», ha dichiarato la Rete degli Studenti. Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana, invece si domanda: «Che deve succedere perché si prenda atto che il sistema attuale non funziona?». Il vicepresidente della commissione cultura di Montecitorio chiede che gli studenti «che si mobilitano e chiedono di fermare questo cortocircuito continuo tornando ad investire pienamente sulla Scuola» vengano ascoltati.

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L’Usb, invece, chiede la fine «dell’alternanza scuola lavoro, della scuola azienda, e la revisione totale dei modelli della formazione professionale questa specie di serie B dell’ingresso nel mondo del lavoro riservata ai ragazzi che alle medie ricevono il bollino ‘scarso’, il 6 o giù di lì, e per questo vengono gettati nel calderone del lavoro non qualificato. Un calderone in cui sguazzano le aziende che piegano la formazione alle loro esigenze, con tutto quel che ne consegue per la sicurezza e la salute dei giovani».

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, appresa la notizia ha lasciato il convegno in cui si trovava per esprimere «il mio più profondo dolore e vicinanza alla famiglia». «La sicurezza sul lavoro deve essere sempre garantita, a maggior ragione quando sono coinvolti dei ragazzi in formazione. Su questo abbiamo già avviato un confronto con il Ministro del Lavoro Orlando e messo a ragionare i nostri tecnici. Credo sia urgente ritrovarci anche insieme alle Regioni per un percorso che porti a una maggiore sicurezza in tutti i percorsi di formazione dove sono previsti contatti dei nostri giovani con il mondo del lavoro».

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