Lorenzo Parelli, morto durante l’alternanza scuola-lavoro: non è un incidente, ma un omicidio

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La storia di Lorenzo Parelli, 18enne ucciso durante l’alternanza scuola-lavoro, ci costringe a fare una riflessione. Noi giovani facciamo di tutto pur di trovare un lavoro che ci consenta di non dover scappare dalla nostra Italia. Studiamo anni e anni, dalle scuole superiori ai master universitari, con tutto lo stress psicologico che solo le prestigiose università italiane riescono a trasmettere. Ci dicono di fare stage, tirocini, e dal governo Renzi abbiamo persino l’alternanza scuola-lavoro, perché chiamarli sfruttamento sembrava una cosa brutta. Poi però succede che muori mentre dovresti essere solo in classe. E chi è che paga?

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Lorenzo Parelli

Aveva 18 anni. 18 anni. Era all’inizio della sua vita e per lui non dovremmo usare l’imperfetto, eppure siamo costretti. Lorenzo Parelli è morto, è stato ucciso mentre stava facendo l’alternanza scuola-lavoro, mentre si sarebbe dovuto solo trovare in classe a studiare e istruirsi. Originario di Castions di Strada, studiava in un istituto tecnico e lunedì sarebbe dovuto tornare fra i banchi di scuola, ma non potrà perché è morto schiacciato da una putrella cadutagli addosso. L’azienda è la Burimec, che realizza bilance stradali e utilizza lo stabilimento di Lauzacco per lavori di laminazione.

Oggi leggiamo i soliti politici che mandano le condoglianze, che si stringono davanti al dolore di una famiglia che ha perso un figlio, di un ragazzino che è stato ammazzato all’inizio della sua vita da un problema che non è la prima volta che si presenta (Lorenzo Parelli non è di certo il primo a morire sul lavoro, e state certi che non sarà neanche l’ultimo!). Sono sconvolti davanti a questa morte ingiusta, ma quando si ha intenzione di fare qualcosa di concreto? Quando si comincerà a pensare alla vita invece che al profitto? Perché fare esperienza non ti serve a niente se poi muori schiacciato da una putrella.

I colpevoli di questa situazione, ovviamente, non sono solo i politici. Apriamo gli occhi e non guardiamo solo quello che vogliamo. Dare la colpa solo ai politici sarebbe semplice ma riduttivo. La realtà è che le morti sul lavoro ci sono da sempre e chi dovrebbe mettere in sicurezza l’ambiente sono i datori di lavoro (art.18 del D.Igs 81/08). Sicuramente Lorenzo Parelli non si sarebbe dovuto neanche trovare lì, ma al suo posto ci sarebbe potuto essere qualcun altro, e oggi avremmo pianto lui. Il datore di lavoro deve mettere in sicurezza l’ambiente per i suoi dipendenti, perché morire per vivere è una cosa che fa rabbrividire.

Lorenzo Parelli: morire per l’alternanza scuola-lavoro

Viene anche strano chiamare Lorenzo “vittima sul lavoro“, perché lui non stava lavorando. Non veniva pagato. Era uno “stage”, un “tirocinio”, un’«esperienza formativa che unisce sapere e saper fare, orienta le aspirazioni dei giovani e apre la didattica al mondo esterno». Ma a che ti serve la didattica sul mondo esterno se poi devi morire mentre ti saresti solo dovuto trovare insieme ai tuoi compagni di scuola? E invece quei compagni di scuola si sono riuniti per piangere il loro Lorenzo, che non vedranno mai più proprio a causa di quell’«esperienza formativa».

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Lorenzo Parelli

«Esperienza formativa», poi, perché chiamarlo sfruttamento, lavoro non pagato, era troppo brutto e realista. A 17, 18 anni, si deve andare a scuola e studiare, istruirsi e divertirsi, magari anche imparare per non essere ignorante e non fare gli errori che i nostri nonni e genitori hanno fatto in passato, fidandosi dei politici sbagliati. Perché i ragazzi devono essere il nostro futuro, non possiamo vederli suicidarsi perché distrutti dall’università, perché vittime di bullismo e omofobia, tantomeno vederli schiacciati da una putrella.

Ci fa anche pensare come oggi siano tantissime le classi che si trovano in quarantena o che hanno ripreso con la didattica a distanza per i troppi positivi, ma chi fa l’alternanza scuola-lavoro non si ferma mai, perché i soldi, il profitto, sono più importanti di qualsiasi cosa. Ma che società siamo? Mandiamo ragazzini nelle aziende a morire, perché non lo possiamo chiamare lavoro. Non è alternanza scuola-lavoro se non vengono pagati per quel che fanno. È solo scuola-sfruttamento, un’ottima rappresentazione del futuro che spinge tantissime giovani menti a scappare dal Bel Paese.

Tra l’altro i politici si scagliano contro la didattica a distanza perché “gli studenti devono stare in classe”, però poi li mandano a fare l’alternanza scuola-lavoro. Qual è esattamente il senso di tutto ciò? «Un fatto di una gravità inaudita, indegno per un paese civile. Lo stage in un’azienda dovrebbe garantire il futuro ad un giovane, non condurlo alla morte. Non ci sono parole per commentare questa tragedia orribile», ha scritto su Twitter il sindacato nazionale Cisl, riportando le parole del segretario nazionale Luigi Sbarra.

«L’età del ragazzo, e il fatto che si trattasse di uno studente, rende ancora più difficile e doloroso commentare questa ennesima morte sul lavoro.  difficile, impossibile trovare le parole: speriamo solo che davanti alla morte in fabbrica di uno studente diciottenne, tutti, nessuno escluso, imprese, organizzazioni di categoria, sindacato, enti di vigilanza, istituzioni, si facciano un esame di coscienza e riflettano, ogni giorno, se stanno facendo davvero tutto il possibile per evitare che questa strage continui e per garantire la sicurezza e l’incolumità di chi lavora».

Villiam Pezzetta, segretario generale Cgil Fvg
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Fonte: Twitter

E poi quanti politici, quanti, hanno commentato la vicenda su Twitter. Persino Teresa Bellanova, del partito di chi ha creato quest’assurda alternanza scuola-lavoro, ha chiesto che si faccia «chiarezza su quanto è accaduto» con una «massima rapidità». Tra l’altro continuano a chiamarlo “stage“. Ma quale stage? Lorenzo Parelli è stato ucciso dall’alternanza scuola-lavoro e dalla mancata sicurezza sul lavoro. In entrambi i casi si parla di lavoro che lavoro non era, ma quello è il suo nome. Non stage.

Lorenzo Parelli è morto, per lui non si può fare più niente. La sua vita è stata stroncata a solo 18 anni durante un’esperienza che, secondo quelli che non l’hanno mai fatta, l’avrebbe fatto crescere e anche aiutato, che gli avrebbe fatto comprendere come funziona il mondo del lavoro. Lorenzo, purtroppo, non ha avuto il tempo di comprenderlo, ma i suoi compagni di classe, i suoi coetanei, sì: sfruttamento e morte. Abolite l’alternanza scuola-lavoro e, giacché ci siamo, anche i tirocini. Il lavoro si paga.

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