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L’Italia in rivolta: le manifestazioni giuste ma nel modo sbagliato

L’ultimo DPCM ha creato non poco malcontento fra i cittadini e soprattutto fra chi ha dei negozietti, ristoranti o bar familiari. Così, il popolo italiano è sceso fra le piazze a manifestare, da Napoli a Roma a Torino, da nord a sud, peccato che ci siano i ragazzini incapaci di fare delle manifestazioni pacifiche che vadano a saccheggiare negozi o a incendiare qualsiasi cosa gli capiti davanti.

Il nuovo DPCM, molto severo a causa dell’aumento dei contagi, viene definito da molti peggio del lockdown stesso, questo perché costringe le ristorazioni (pub, bar, ristoranti) a chiudere alle 18, potendo continuare a restare aperti solo con il servizio d’asporto, ma anche le palestre, le piscine, tutti i luoghi di sport sono costretti a chiudere le proprie porte. E questo, a molti cittadini, non va bene, perché mina troppo all’economia familiare.

Il fine della protesta, ovvero quello di esprimere il malcontento per un DPCM che crea troppo disagio a molte persone (sebbene, dobbiamo dire anche questo, se tutti i ristoratori e lavoratori fossero stati attenti a rispettare tutte le regole prima imposte, ovvero mascherina e distanza, questo problema forse non ci sarebbe), passa in secondo piano quando vengono utilizzati i mezzi sbagliati, ovvero saccheggio e distruzione.

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Una manifestazione a Pomigliano d’Arco (Napoli)
Fonte: twitter

Le persone vogliono lamentarsi per un decreto che non risolve forse il problema principale dell’aumento dei contagi, che non mira a ridurre l’assembramento per eccellenza: le persone ammassate come sardine sui mezzi pubblici. Ci dicono di utilizzarli al minimo, per le necessità più importanti, ma nelle grandi città, dove ci sono studenti e lavoratori che si muovono solo con quelli, come puoi sperare in un’utopia del genere? Come se alle persone piacesse prendere solo mezzi pubblici.

Alcune città sono state capaci di avere delle manifestazioni silenziose, come ad esempio in provincia di Napoli, a Pomigliano d’Arco, dove i lavoratori hanno organizzato una protesta nel rispetto di tutte le distanze e indossando tutti la mascherina. Questa è una manifestazione che è uno schiaffo in faccia al governo che «non deve curare il Covid-19 con la fame dei lavoratori». Se tutte le rivolte fossero state così forse il messaggio sarebbe stato compreso maggiormente e non sarebbero state giudicate dai molti, ma avrebbero ottenuto anche più consenso.

Eppure, non è stato così.

Come i ragazzini rovinano le manifestazioni

Quando Napoli, per prima, ha cominciato a manifestare, i commenti sul web erano «poteva succedere ovunque, e invece…», e invece è successo anche altrove, perché i ragazzini incapaci di fare una manifestazione pacifica in cui far valere la propria idea senza distruggere strade o saccheggiare negozi, non si trovano solo a Napoli. E la testimonianza è il video girato nella Via Roma di Torino dove dei delinquenti saccheggiano il negozio di Gucci.

Che per far valere la propria idea spesso bisogna far molto rumore (come ad esempio hanno dovuto fare le suffraggette ai tempi d’oro che nelle manifestazioni davano fuoco a cabine postali e una di loro si uccise sotto il cavallo del re), siamo tutti d’accordo. Tuttavia, quello che stiamo vivendo ora è un periodo molto particolare e soprattutto unico dove la salute delle persone viene messa prima dell’economia, perciò in che modo saccheggiare e non indossare la mascherina (o indossarla male) durante un assembramento dovrebbe favorire la causa?

Quella di Pomigliano D’arco è il tipo di rivolta di cui si deve parlare, che dimostra che ci sono davvero dei commercianti che hanno bisogno di avere le proprie attività aperte e che non stanno solo cercando un modo per andare contro il governo perché così va di moda, per fare qualche azione ribelle da ignorante analfabeta. Petardi, fumogeni, bombe carte, vetrine distrutte, cassonetti gettati a terra, da Torino a Milano a Napoli ma anche a Lecce, a Catania o a Pescara, le rivolte stanno piano piano coinvolgendo tutta l’Italia con il rischio che, tra le persone che decidono di non indossare una mascherina, ci sia un asintomatico che causerà solo altri contagi.

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Fonte: twitter

Napoli è sicuramente la città più colpita dalle manifestazioni, dove gli scontri sono stati presenti negli ultimi tre giorni ancora prima che questo decreto fosse ufficiale e che coinvolgono soprattutto il Presidente di Regione De Luca, che avrebbe voluto mettere l’intera regione in lockdown. Il vandalismo e il saccheggiamento ha colpito anche i negozietti, magari proprio quelli delle persone che in quel momento stavano manifestando e che ne risentiranno il doppio.

Si pensa, tuttavia, che dietro queste azioni da delinquenti ci siano dei veri e propri gruppi organizzati, ad esempio una delle persone arrestata con accusa di resistenza al pubblico ufficiale e di danneggiamento è un ultras della Lazio vicino al Blocco Studentesco (organizzazione neofascista). E quindi, a causa di questi soggetti che possono anche non essere la maggioranza nelle manifestazioni ma che fanno più rumore nelle manifestazioni, il fine viene nascosto.

Cosa succede nelle varie città

Torino è la città di cui si parla di più nelle ultime ora e che su Twitter ha fatto arrivare in tendenza #ItaliaSiRibella a causa di un video di alcuni ragazzini che saccheggiano il negozio di Gucci in Via Roma, che probabilmente non avevano nulla a che fare con le manifestazioni che ci sono in Italia ma che le fanno passare in secondo piano, perché questi delinquenti non si ribellano contro l’ultimo decreto ma che, semplicemente, vogliono una scusa per essere dei criminali.

Qui troviamo in piazza Castello circa 400 persone, di cui circa 50 ultras, con persone che incitano persino gli altri manifestanti a “svegliarsi” perché “il coronavirus non esiste” (dopo che, due giorni fa, avevamo 21mila contagi al giorno). Tra poliziotti feriti e persone arrestate per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e danni, le strade di Torino sono messe male.

Di Napoli invece si è parlato molto negli ultimi giorni, mentre a Milano le manifestazioni sono state due, la prima sotto il Pirellone dove un centinaio di persone hanno interrotto il traffico gridando alla libertà non rispettando distanziamento e con quel tocco di negazionismo che ormai è presente in tutte le rivolte. Se solo pensiamo che Milano è stata una delle città più colpite…

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Fonte: twitter

La seconda protesta è stata in corso Buenos Aires, dove sono state lanciate persino delle bottiglie incendiare con tanto di urla contro il premier Conte. Il tram è stato preso d’assalto, sono stati danneggiati i locali e i cassonetti, hanno portato la polizia a dover usare i lacrimogeni quando hanno cominciato ad attaccare il palazzo della Regione.

Lecce e a Trieste sono stati lanciati petardi, mentre a Viareggio i manifestanti hanno bloccato il traffico. A Verona dei ragazzi di estrema destra hanno lanciato fumogeni e a Cosenza è stato fatto esplodere un rumoroso petardo. A Catania sono state lanciate due bombe carta in via Etnea e situazioni analoghe si sono viste in molte altre città.

Le manifestazioni violente sono state così tante che hanno messo in cattiva luce e in secondo piano quelle pacifiche di cui, invece, si dovrebbe parlare. Triste, tra l’altro, era iniziata come una rivolta pacifica, persone in piazza con la mascherina per protestare per i propri diritti, ma che poi, dopo l’arrivo dei delinquenti, è divenuta violenta. Non bisogna concentrarsi e soprattutto sostenere i ribelli violenti che vogliono solo avere una scusa per fare danni, ma coloro che si ribellano per avere e per dare un futuro.

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Giulia

Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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