«Dove sono le femministe?»: la bassezza dei giornali italiani

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Siamo sorprese da come i media, i giornali e i soliti utenti sui social davanti a una situazione tragica e disumana come quella che sta avvenendo in questo preciso momento in Afghanistan trovino persino il tempo di scrivere: «dove sono le femministe?» attaccando un movimento che, mentre loro stanno piagnucolando su un social network seduti sul comodo divano di casa loro probabilmente anche con l’aria condizionata, si trova sul campo a fare qualcosa di concreto o che sta cercando di fare informazione? No, ovviamente non siamo sorprese.

Fa quasi ridere come degli uomini si chiedano dove si trovino le femministe quando l’unica cosa buona che hanno fatto per il movimento femminista sia stato… non picchiare le donne? E se ne vantano anche, magari, come se non fosse il minimo della decenza non picchiare una persona. Eppure no, questi uomini, che possono essere giornalisti, possono essere semplici utenti sui social, ma possono anche essere donne (clamorosamente di destra che potremmo quasi chiamare pick me girl), ritengono che mentre le donne afghane si vedono private dei diritti, sia corretto chiedersi dove siano le femministe.

Come se poi le femministe occidentali al momento potessero fare qualcosa in più di quello che potrebbero fare loro che passano le giornate a piagnucolare sui social perché un giorno una donna li ha friendzondati e quindi hanno deciso di odiare tutte le donne e soprattutto di odiare il femminismo come se il femminismo non fosse un movimento di parità e uguaglianza. No, loro preferiscono giudicare il femminismo perché probabilmente si sono trovati a chiacchierare con una nazifem convinta che il movimento abbia come obiettivo il predominio del genere femminile o semplicemente va di moda essere contro corrente.

Ho persino letto uomini che hanno criticato le femministe occidentali perché in precedenza ci siamo lamentate della depilazione, paragonando quest’oppressione con quella afghana. Ma gli unici a paragonarla sono loro. Nessuna femminista si azzarderebbe mai a mettere sullo stesso piano le due situazioni, può farlo solo un uomo che passa le giornate a commentare «nOn tUtTi gLi uOmInI» sotto un articolo di un femminicidio, oppure uno di quelli che sottolinea sempre di non aver mai picchiato una donna come se fosse un vanto e non una cosa normale.

Tuttavia, visto che ce lo state chiedendo e anche con una certa insistenza che quasi ci fa pensare che stiate godendo per quel che succede in Afghanistan così finalmente potete criticare il movimento femminista, vi rispondiamo così potete tornare a fare i virologi o i giudici sportivi o i food blogger, insomma, quello che preferite, basta che smettiate di mettere bocca su qualcosa su cui, evidentemente, neanche vi informate.

Dove sono le femministe?

Le femministe sono sul campo, proprio in questo momento. Chi non è sul campo sta cercando di fare informazione ma, soprattutto, di condividere le petizioni e le associazioni a cui donare per poter aiutare le persone sul campo e le vittime. In questo momento stanno pensando: «cosa posso fare per rendere l’Afghanistan un posto migliore e soprattutto più sicuro?». Stanno condividendo sui social interviste e testimonianze di quel che sta avvenendo, perché più di questo, a meno che non sei sul posto, non puoi fare. Puoi donare, informare, firmare.

Forse chi scrive che «le femministe hanno finito i giga? Non vedo tweet sulla condizione delle donne in Afghanistan. Se fai un fischio per strada sono preparatissime sul catcalling, ma se i talebani riconquistano Kabul e schiavizzano le donne, allora cala il silenzio…» forse non frequenta i nostri stessi social. Ma per quel che ci riguarda Twitter, Instagram e persino Facebook è pieno di post e di informazioni riguardo quel che avviene in Afghanistan da ormai giorni. E sottolineiamo che sono post che hanno come unico obiettivo quello di aiutare, non di attaccare come invece avviene da parte di politici o giornalisti di destra.

Chi si domanda «Dove sono le femministe? Dove sono i paladini dei diritti LGBTQYZ? Dove sono i profeti dell’occidente?» e poi cita persino Donald Trump, forse sta parlando solo per fare una polemica in un momento in cui di tutto c’è bisogno, tranne che di una polemica. Perché al momento le femministe come tutti gli attivisti si stanno impegnando per poter far qualcosa di concreto e solo sciacalli del genere potevano approfittare di una situazione simile per attaccare il movimento femminista o quello LGBT.

Se pensi che scrivere «A casa nostra si battono per desinenze e asterischi superflui e talvolta assurdi, rivendicano battaglie per l’utero in affitto e per la propaganda gender nelle scuole, mentre in troppe stanno tacendo sulla pericolosa escalation di violenze per mano talebana» non comprendendo che non stai aiutando nessuno con una dichiarazione del genere e quindi ti metti alla pari delle persone che stai giudicando senza alcun fondamento, c’è un problema di base.

Se sei un uomo, una donna, unǝ no-binary e nelle ultime ore, dinnanzi ai video e alle foto, dinnanzi alle testimonianze che stiamo vedendo e leggendo sui social network, ti sei chiesto: «dove sono le femministe?» e non «come posso aiutare?», il problema di base non è il movimento femminista (che tra l’altro qualcosa lo sta facendo o almeno ci sta provando), ma tu. Se hai tanti followers e invece di provare a fare informazione hai deciso di attaccare un’altra parte della popolazione, il problema sei solamente tu.

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Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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