Fake news: nasce l’hub italiano per combatterle

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Le fake news sono un grave problema e, con il Covid-19, non hanno fatto che peggiorare, diffondendosi quasi peggio del virus. Abbiamo visto in un’altra occasione come su Facebook le notizie false ottengano più click e interazioni rispetto a delle notizie certificate, e d’altronde questo non ci sorprende minimamente poiché ormai sono tanti i giornali e blog che scrivono solamente per i click e le condivisioni, senza preoccuparsi di cosa potrebbero causare.

Facciamo un esempio attuale: il DDL Zan. Ci sono tantissime fake news riguardo il decreto legge che vuole contrastare l’odio omotransfobico. In primis quelle che riguardano la GPA, la gestazione per altri che non c’entra nulla con il decreto, ma anche il semplice fatto che si pensi che violi la libertà delle persone. In realtà non è così, poiché sarà possibile dire tutto ciò che si vuole, ma sempre con il rispetto. Ma non solo.

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Fonte: pexels

Internet, i social, sono delle piattaforme che hanno completamente cambiato il nostro modo di vivere e di leggere la notizia. Titoli clickbait creati solo per far aprire un link a un utente, oppure titoli sconvolgenti che sembrano spiegare tutto, ma di farlo nel modo sbagliato. Soprattutto con l’era Covid-19, le fake news sono solamente aumentate e spesso sono condivise proprio da pagine di politici. Non per niente Matteo Salvini, con Donald Trump e Bolsonaro, è uno dei tre leader dell’era Covid-19 che scrive più notizie false sulle proprie pagine.

Tuttavia, molte volte i social riescono a combattere queste notizie. Pensiamo a Twitter che aveva addirittura messo una targhetta sotto ogni tweet di Donald Trump, oppure Instagram che ne inserisce una ogni qualvolta qualcuno scrive “vaccino” o “Covid-19”, principalmente perché sono degli argomenti che vanno affrontati solamente da persone che realmente sono esperte a riguardo, che hanno studiato e che quindi possono permettersi di parlare a riguardo. Zuckerberg affermò:

«Oggi abbiamo aggiornato le nostre policy in merito all’hate speech. Da tempo eliminiamo i post che esaltano i crimini d’odio e gli omicidi di massa, incluso l’Olocausto. Ma con l’aumento della violenza anti-semita estenderemo la nostra policy fino a proibire anche ogni contenuto che neghi o distorca l’Olocausto. Se le persone cercheranno ‘Olocausto’ su Facebook, verranno reindirizzate a fonti autorevoli per ottenere informazioni accurate.

Ho faticato a lungo con la tensione tra il sostenere la libertà di espressione e i danni causati dal minimizzare o negare gli orrori dell’Olocausto. Il mio pensiero si è evoluto quando ho visto i dati che mostrano un incremento della violenza anti-semita, così anche le nostre policy sull’hate speech. Tracciare le giuste linee tra ciò che è o non è accettabile non è semplice, ma vista la situazione attuale del mondo, credo che questo sia il giusto equilibrio.»

Ma in Italia adesso questo cambierà, perché è stato ufficialmente fondato l’Osservatorio Media Digitali contro fake news e disinformazione, che farà parte di un network di hub nazionali sull’analisi dei Social Media in collaborazione con altri otto paesi dell’Unione Europea. Leggiamo di più a riguardo.

Fake news: come l’Italia e l’Europa vogliono combatterle

A creare questo Osservatorio è stato un consorzio guidato dall’Università Luiss e composto da Rai, Tim, gruppo Gedi (editore de La Repubblica), Università di Tor Vergata, T6 Ecosystems, Newsguard e Pagella Politica. L’obiettivo del progetto è quello di lottare contro le fake news, e per questo sono stati stanziati 1,4 milioni per l’Italia e, in totale, 11 milioni per gli otto hub europei. L’iniziativa è stata sostenuta anche perché si è scoperto che di 571 siti più visitati sulle notizie false riguardanti Covid-19 e vaccini, quaranta sono italiani.

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Fonte: Twitter

«La disinformazione accresce le divisioni nelle nostre società e mina le basi del normale dibattito democratico», ha detto Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia. Gianni Riotta, direttore del master in giornalismo della Luiss, ha invece detto che «negli Stati Uniti il 23% della popolazione non crede alla scienza, mentre in Inghilterra il 50% non si fida della stampa», e probabilmente è dovuto anche al fatto che con i social e il digitale, è molto più difficile capire cos’è vero e cosa no, soprattutto per chi non ha studiato.

Il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, ritiene che «l’ondata di disinformazione e fake news cui abbiamo assistito negli ultimi anni, in Europa e nel mondo, rischia di indebolire il diritto a una corretta informazione, che è alla base dei principi di cittadinanza democratica», mentre l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes ha sottolineato «il ruolo positivo svolto dalla televisione pubblica durante la pandemia», ricordando anche che Rai News 24 emanava un alert sulle fake news.

L’Osservatorio favorirà la collaborazione tra verificatori di fatti, accademici e tutte le parti interessate, a sostegno degli sforzi delle autorità italiane ed europee per monitorare e comprendere la natura delle campagne di disinformazione, a difesa della democrazia italiana ed europea. La risposta che metteremo in campo dovrà conciliare il contrasto a questi fenomeni con il necessario rispetto dei valori fondanti dell’Unione Europea, tra cui le libertà di stampa e espressione. È essenziale che la lotta a disinformazione e fake news non avvenga a detrimento di un dibattito pubblico democratico e plurale.

Luigi Di Maio

Questo progetto durerà 30 mesi e Pagella Politica ha preso l’impegno di stilare un report bimestrale monitorando i trend della disinformazione online. A riguardo, Giuseppe Moles, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, ha detto che «le fake news non nascono oggi, ma vengono amplificate dal progresso e dall’anonimato della rete». Per questo «abbiamo intenzione di dare vita ad una serie di tavoli tecnici e di approfondimento su questi temi le istituzioni non possono non dare il proprio contributo. Vogliamo anche studiare una campagna contro la disinformazione».

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Fonte: Twitter

Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Tim, ha sottolineato che potrebbero essere importanti la tecnologia e l’intelligenza artificiale per combattere le fake news, sottolineando anche l’importante della responsabilità: «Non è immaginabile che chi guadagna con una piattaforma non ne abbia la piena responsabilità. Questo non vuol dire censura, si deve pubblicare tutto ma deve esserci un controllo, come avviene per i giornali». A riguardo la Repubblica promuoverà informazioni con la produzione di pillole di fact cheking, in tutte le piattaforme.

Speriamo che quest’osservatorio per combattere le fake news funzioni davvero e la gente possa cominciare a tornare ad affidarsi ai giornali e ai blog online, senza doversi chiedere «ma sarà vero?». Ci auguriamo, insieme a loro, che anche i politici la smettano di spargere delle fake news, spacciandole invece per dati di fatto solo per ottenere dei consensi.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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