Come le donne vengono costantemente sminuite dai giornali


Possono essere scienziate, possono scoprire la cura per il cancro, possono fare gli esperimenti più pericolosi, ma per alcune testate saranno sempre le donne e le mamme o verranno chiamate con il proprio nome, come se fossero amiche d’infanzia, come se le si conoscesse da tutta la vita e si stesse solo raccontando l’esperienza di queste mamme che un giorno si sono svegliate e hanno deciso di fare qualcosa nella propria vita.

Tuttavia, sono pur sempre donne. Le donne sono casalinghe, sono mamme, non hanno passioni da uomini, le donne non possono ottenere dei successi, le donne non studiano come un uomo, non hanno le stesse capacità intellettive di un uomo. E, se le hanno, wow! Sono riuscite a ottenere un successo anche essendo mamme, prendendosi cura della famiglia. Certo, è così. Si prendono cura dei figli e riescono anche a studiare, ma non fa così anche l’uomo che ha dei figli?

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Fonte: freepik

Un uomo non si occupa dei figli o della casa? Passa la sua intera esistenza a lavoro tornando a casa stanco la sera e aspettandosi la cena pronta preparata dalla sua mogliettina con indosso un vestito anni ’40 come il periodo in cui pensa di vivere chi ha questo pensiero? Un uomo e una donna, in casa, in famiglia, hanno lo stesso valore, gli stessi diritti e gli stessi doveri. Questo dovrebbe essere un concetto chiaramente ormai assodato.

E, un attimo, ovviamente se uno dei due è disoccupato e quindi si trova a stare a casa, il discorso cambia: ma non perché uno ha più dignità o diritti dell’altro, semplicemente per amore. Tuttavia, nel momento in cui entrambi nella coppia hanno un lavoro, come avviene alle donne che riescono a finire persino sui giornali, la situazione cambia.

Come le donne vengono etichettate sui giornali

«Le Thelma e Louise del DNA», dice un titolo dedicato a due scienziate, Doudna e Charpentier, che hanno vinto il Premio Nobel per aver sviluppato il sistema di editing del genoma detto Crispr/Cas9, capace di modificare il Dna con precisione e facilità. Quindi, possiamo tutti concordare che paragonarle a Thelma e Louise, due casalinghe stanche della propria routine, sia un tantino offensivo.

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Ma non perché vengono chiamate casalinghe, non c’è niente di male nell’essere delle casalinghe, semplicemente perché loro sono due scienziate e solo perché sono due donne vengono chiamate Thelma e Louise forse solo perché chi ha scelto il titolo ha pensato di essere simpatico, ma non è così. Non chiamiamo uno scienziato uomo con il nome di un film o di una serie tv, lo chiamiamo con il suo cognome portandogli il rispetto che merita.

Invece le scienziate Doudna e Charpentier sono solo due donna che ci sono riuscite, il loro cognome non viene neanche menzionato nel titolo bensì nel sottotitolo. Come si può pensare che un titolo che paragona due scienziate a Thelma e Louise, un film dove addirittura le due donne alla fine si suicidano, possa andare bene per descrivere due scienziate che hanno vinto il Premio Nobel?

Ma non solo loro, anche «Simonetta, la signora delle stelle» è una vittima di questo sistema. La protagonista dell’articolo è l’astrofisica Simonetta Di Pippo, scelta da Palazzo Chigi per dirigere l’Agenzia spaziale europea, quindi non una signora delle stelle, una Simonetta qualunque, come se fosse una cara amica d’infanzia che è riuscita in qualcosa nella sua vita per pura fortuna senza aver studiato neanche un anno della sua vita.

Addirittura, quando a questa testata è stato fatto notare l’errore (o l’orrore?) di inserire solo il nome dell’astrofisica nel titolo, invece di aggiungere il cognome si è limitata a… togliere anche il nome, inserendo tutto nel sottotitolo. Non importa quanto l’astrofisica Di Pippo sia importante e preparata, lei sarà sempre la signora delle stelle.

E continuiamo con il Premio Nobel per la fisica Andrea Ghez, definita da una testata come «mamma e nuotatrice», ma almeno in questo titolo hanno poi inserito il nome e il cognome della fisica. Sempre dopo aver detto che è una mamma e una nuotatrice, come se essere una mamma e una nuotatrice l’avesse aiutata a vincere un Premio Nobel.

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È come se qualcuno avesse scritto di Einstein come un «papà ed escursionista», invece che mettere in risalto le sue vere capacità. Solo che nessuno ha mai fatto una cosa del genere, mentre alla fisica Andrea Ghez è toccato un titolo del genere solo perché è anche una mamma e ha anche la passione per il nuoto.

E poi come non dimenticare «il trio delle cicciottelle» durante le Olimpiadi a Rio e usato per definire tre atlete olimpiche? Ormai questa è una storia vecchia e chi si è macchiato non solo di sessismo ma anche di body shaming ha avuto le sue conseguenze, ma come abbiamo potuto vedere dai tre casi sopraelencati più recenti, le cose non sono cambiate poi così tanto.

Ci dicono che il sessismo non esiste ma poi una donna che studia tutta la vita per ottenere qualcosa, per realizzare i propri sogni, per aiutare in qualche modo il mondo, resterà sempre e solo una mamma, come se fosse stato questo a farle conseguire tutti i suoi successi. Come se, prima di tutto, una donna è e deve essere una mamma.

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