Fuori dal coro attacca la comunità LGBT: il caso dei “baby transgender”


Due giorni fa è andato in onda un servizio di Fuori dal coro che aveva come protagonisti i baby trans, ovvero dei minori che scelgono di propria spontanea volontà di voler fare la transizione da uomo a donna o viceversa. In particolare, si è parlato della storia di Keira Bell, che ha portato davanti alla Corte il The Tavistock Centre, una clinica inglese che segue i minori che non si riconoscono nel sesso in cui sono nati. Tuttavia, le parole utilizzate dalla trasmissione, hanno scatenato il disgusto da parte degli attivisti transgender, che hanno subito scritto la propria opinione sui social.

baby-trans-rete4-fuori-dal-coro
Fonte: Pinterest

Prima di parlarvi del servizio sui baby trans, però, voglio farvi leggere quello che è stato detto come presentazione, come sono stati sminuiti e attaccati non solo i transgender, ma più comunità LGBT, in particolare e soprattutto quelle che hanno a che fare con il genere. Mario Giordano, presentatore di Fuori dal coro (come se poi la sua opinione fosse davvero fuori dal coro e non comune a quella di più di mezza Italia), ha parlato di «stereotipo di genere».

E così ha cominciato a citare le favole, che tra l’altro nulla hanno a che fare con i baby trans. Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso vietati, il «principe azzurro, guai se bacia la Bella Addormentata», facendo ovviamente riferimento alla bufera e fake news di qualche settimana fa, in cui la destra si era indignata principalmente per niente, a causa dei media e di alcuni politici che avevano riportato la notizia di un articolo di un giornale sconosciuto per metà, oppure senza contestualizzarla (noi ve ne abbiamo parlato qui).

Successivamente ha continuato con la storia del principe che poi diventa principessa: «esiste la confusione, esiste il genere neutro, non si può dire uomini e donne, anche Maria De Filippi potrebbe andare in crisi. Addirittura adesso quando si scrive pullulano gli elementi grafici: la e rovesciata, l’asterisco» e poi mostra un esempio di scrittura inclusiva, sottolineando che «ora non si può dire benvenuti e benvenute». «Non ci sono maschi e femmine, ci dicono, non esistono uomini e donne, non si può più dire, ci sono più generi».

A questo punto comincia un elenco dei vari generi: «transgender, cisgender, gender expansive, bisexual, polisexual, pansexual, queer non-binario, agender, gender fluid», parlando di confusione, ma ci sembra che la confusione sia stata fatta proprio nel programma (e non solo per i baby trans). In primis, perché lui parla quasi come se la comunità LGBT cercasse di eliminare il sesso femminile e maschile, quando, in realtà, sta cercando solo di essere più inclusiva, senza mancare di rispetto a nessuno.

baby-trans-rete4-fuori-dal-coro
Fonte: Pinterest

In secundis, fanno un elenco dei vari generi, tuttavia bisessuale, polisessuale, pansessuale non hanno niente a che fare con il genere (o con i baby trans!), e ce lo fa capire proprio la derivazione delle parole. Un transgender può essere bisessuale ma non tutti i bisessuali sono transgender, poiché la persona bisessuale è quella che apprezza sia il sesso femminile che quello maschile, mentre il pansessuale (qui per sapere la differenza fra bisessuale e pansessuale) non guarda il genere, non guarda il tuo sesso. E così la polisessualità, che prova attrazione verso più generi. Questi tre sono quindi degli orientamenti sessuali che non hanno nulla a che fare con il genere, o con i baby trans.

Nel programma poi comincia a parlare dei «bambini che chiedono di cambiare sesso», citando un’inchiesta del New York Times «di cui in Italia non parla nessuno» e che coinvolge la storia di Keira Bell, la «baby trans» che ha portato davanti alla Corte la clinica inglese The Tavistock Centre e che in adolescenza ha fatto la transizione da donna a uomo ma che ora ha cambiato idea: «Sono arrivata in clinica a 15 anni e a 16 anni ho iniziato ad assumere i bloccanti della pubertà». La ragazza ha vinto la causa poiché secondo i giudici «è dubbio che un bambino di 14 o 15 anni possa comprendere e valutare i rischi e le conseguenze a lungo termine della somministrazione di bloccanti della pubertà».

La risposta degli attivisti ai “baby trans” di Fuori dal Coro

La risposta e soprattutto la denuncia contro Fuori dal Coro sui baby trans arriva da Gruppo Trans, che pubblica un lungo post su Facebook, seguito da un video con diverse testimonianze di persone che, vedendo la trasmissione, sono rimaste basite da come la transessualità sia stata delineata in un modo ignorante, per nulla empatico e soprattutto con l’intento di discriminare e non informare.

«Siamo disgustate da quello che si definisce un programma di “attualità e approfondimento” che ha preteso di affrontare la tematica trans in modo fazioso e delirante, escludendo ovviamente a priori la presa di parola di attivist* che da anni portano avanti istanze, lotte, rivendicazioni su questi temi. Ancora una volta è stato usato un linguaggio confuso e violento per parlare delle nostre vite. Siamo spettator* di un odio gratuito, in trasmissioni che titolano di “Esperimenti Transgender su bambini vulnerabili”, affermazioni volutamente gravi e pericolose che a nostro avviso giustificherebbero anche azioni legali».

Gruppo Trans su Facebook

Le persone dietro al post contro l’inchiesta sui baby trans si definiscono «stanche» della strumentalizzazzione delle «persone, che si scelga di influenzare l’opinione pubblica con vere e proprie bugie». «Durante il corso della trasmissione è stato più volte ribadito che i percorsi di affermazione di genere sarebbero troppo veloci, che servirebbe patologizzarci ancora di più. Psichiatrizzarci, analizzarci, validarci nelle nostre identità, metterci sotto una lente di ingrandimento e verificare se soddisfiamo i criteri di protocolli eteronormativi che non invidiano nulla alle terapie di riparazione», sottolineando che la trasmissione «non ha approfondito nulla, men che meno ha informato».

Secondo Gruppo Trans il programma di Mario Giordano e il servizio sui baby trans ha solo evidenziato come in Italia sia all’ordine del giorno la stigmatizzazione delle tante esperienze di persone trans e non-binarie, e di come «ogni giorno si vuole diagnosticare una patologia inesistente a migliaia di persone in quanto trans, affinché possano avere accesso alla possibilità di autodeterminarsi e vivere la propria vita. Le nostre vite all’estero non richiedono già più alcuna certificazione da anni, perfino in paesi piccoli e cattolici come Malta».

baby-trans-rete4-fuori-dal-coro
Fonte: Pinterest

Gli attivisti hanno voluto anche dire che riescono a sopravvivere, a resistere, a tutto questo odio che ricevono (lo hanno anche chiamato «gioco politico sulle nostre vite») proprio perché «l’Italia di oggi la stiamo cambiando a piccoli passi giorno dopo giorno e vediamo i risultati di questo sforzo, andando nelle scuole parlando con ragazz* e aiutandoli a far applicare le carriere alias, lasciando le persone libere di fare domande sul tema e conoscere ciò che invece la televisione non è in grado di spiegare loro se non cercando di fargli paura tramite questi palinsesti».

Infine, ieri, hanno postato un video, denunciando il servizio sui baby trans e «la vergognosa messa in onda di Martedì sera su Rete4 di Fuori dal coro Siamo disgustate da quello che si definisce un programma di “attualità e approfondimento” che ha preteso di affrontare la tematica trans in modo fazioso e delirante, escludendo ovviamente a priori la presa di parola di attivist* che da anni portano avanti istanze, lotte, rivendicazioni su questi temi. Ancora una volta è stato usato un linguaggio confuso e violento per parlare delle nostre vite».

Il video con le testimonianze sui baby trans dura 39 minuti, ma è molto interessante, proprio perché mette sotto la luce dei riflettori delle persone trans, oppure dei genitori o degli amici o dei familiari di persone trans, persone che hanno subito e vivono ogni giorno la lotta contro la discriminazione transgender. Vi linkiamo direttamente il video in modo che possiate ascoltare voi stessi quello che hanno da dire queste persone, che sono state costrette a dover assistere a una trasmissione invalidante e irrispettosa come Fuori dal Coro.

close

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.