Nuoto: la FINA bandisce le atlete trans dalle competizioni femminili

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Mentre stiamo festeggiando i nostri atleti che ci hanno reso orgogliosi nelle competizioni mondiali di nuoto a Budapest, la FINA ha votato due giorni fa per una nuova politica sull’inclusione di genere, nel corso del Congresso Generale Straordinario FINA 2022, e i risultati sono abbastanza deludenti per le persone trans. Nel mezzo di una discussione mondiale sulle donne trans negli sport femminili, questa è una batosta per tutte le persone che lottano per far comprendere l’importanza dell’inclusione.

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La situazione delle donne trans che decidono di gareggiare negli sport del sesso in cui si riconoscono, non è così semplice. Tuttavia, non è una scelta che si può fare per ideologia. Sono le stesse competizioni che stabiliscono un regolamento per decidere quando può e quando non può una persona trans competere nel sesso in cui si riconosce. Di recente, abbiamo parlato del Texas, di come le persone LGBT non siano prese in considerazione, ma soprattutto come a soffrire siano le persone transgender.

Dopo il Texas, poi, anche la Louisiana ha approvato il Fairness in Women’s Sports Act, che vieta alle donne transgender di partecipare agli sport femminili, in quanto il governatore John Bel Edwards non ha intrapreso alcuna azione sul disegno di legge a guida repubblicana entro la fine della sessione legislativa, consentendo quindi al disegno di legge di diventare legge. Negli Stati Uniti, tuttavia, la situazione è drastica, in quanto spesso ci vanno di mezzo anche ragazzine come Becky Pepper-Jackson.

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Qualche giorno fa, poi, anche Federica Pellegrini ha chiesto che si parlasse della situazione. «Il tema è superdelicato», ha detto. «Penso che si debba arrivare a definire un protocollo scientifico basato su studi attenti e formularlo al dettaglio». Ha poi sottolineato di ritenere che «lo sport debba essere aperto a tutti, maschi, femmine, fluidi e trans però se a livello amatoriale è giusto lasciare libere le iscrizioni», tuttavia ritiene che «a livello olimpico bisogna garantire una competizione equaÈ un territorio ancora inesplorato, dal punto di vista fisiologico non abbiamo ancora le risposte che servono»

FINA bandisce le donne trans dal nuoto femminile

«Le donne trans che gareggiano negli sport femminili non minacciano lo sport femminile nel suo insieme. Le donne trans sono una piccolissima minoranza di tutti gli atleti. Le regole NCAA riguardanti le donne trans che gareggiano negli sport femminili esistono da più di 10 anni. E non abbiamo visto dominare ondate massicce di donne trans. Noi pensiamo all’essere felici, autentiche e al nostro vero io. La transizione per ottenere un vantaggio non è qualcosa che influisce sulle nostre decisioni», disse Lia Thomas, atleta trans.

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Ma evidentemente la testimonianza di una ragazza trans, non è abbastanza per la FINA, la Federazione internazionale di nuoto. Il voto ha ottenuto il 71,5 per cento dei favorevoli e ha avuto luogo dopo che il Congresso ha ascoltato il rapporto redatto da una ‘commissione’ composta da tre gruppi di specialisti: atleti, un gruppo medico e scientifico, uno legale e anche uno per i diritti umani. Tuttavia, dopo aver ascoltato le conclusioni, la FINA ha scelto la nuova politica per tutti gli eventi ufficiali.

«Il sesso biologico è una determinante chiave per le prestazioni atletiche. Il divario che si crea in esse è dovuto anche alle differenze di sesso che emergono all’inizio della pubertà», leggiamo nel documento. Il limite imposto è 12 anni, proprio prima della pubertà. Tuttavia, ricordiamolo, in tantissimi ritengono che a 12 anni un ragazzo o una ragazza non sia abbastanza matura per decidere di prendere farmaci o fare operazioni. Ma se queste persone sono sportive, poi la loro carriera viene segnata per sempre.

La FINA ha anche fatto sapere che istituirà un nuovo gruppo di lavoro che trascorrerà i prossimi sei mesi ad esaminare i modi più efficaci per creare una nuova categoria per le persone transgender. Quello che, insomma, viene chiesto da chi è contro la presenza delle atlete trans negli sport femminili: una categoria a parte. Non rendendosi però conto di quanto sarebbe discriminante per le donne trans che non vengono considerate come delle vere donne.

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«Non voglio che a un’atleta venga detto che non può competere ai massimi livelli. Fonderò un gruppo di lavoro per creare una categoria aperta durante le nostre competizioni. Saremo la prima federazione a farlo», ha detto Husain Al-Musallam, presidente della Federazione internazionale. Ha poi sottolineato che la FINA sarà sempre un luogo aperto per ogni atleta, e per questo vogliono creare una categoria dove «tutti avranno l’opportunità di competere a livello d’élite».

«Voglio che tutti gli atleti si sentano coinvolti nella possibilità di sviluppare idee nel corso di questo processo. Dobbiamo proteggere i diritti dei nostri atleti a competere, ma dobbiamo anche proteggere l’equità competitiva nei nostri eventi, in particolare la categoria femminile alle competizioni Fina», ha conclusa. La nuova politica di inclusione di genere, intanto, è già entrata in vigore da ieri, 20 giugno 2022.

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