Femminicidio di Alessandra Zorzin: quasi 50 donne uccise dall’inizio dell’anno

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Aveva 21 anni Alessandra Zorzin, l’ennesima vittima di femminicidio, l’ennesima vittima di una società che vede la donna come un oggetto di un uomo, di una società misogina, di un uomo che odia le donne. Aveva 21 anni, una vita davanti, una bambina che amava, una famiglia che l’amava, tanti sogni che sono stati soppressi da una guardia giurata di 37 anni, Marco Turrin, che le ha sparato un colpo di pistola dritto alla testa, senza darle la minima possibilità di salvarsi. A trovare il suo corpo senza vita è stato il marito, allertato dai vicini.

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A pochi giorni di distanza dai femminicidi di Rita Amenze, Giuseppina Di Luca e Sonia Lattari, Alessandra Zorzin si aggiunge alla scia di sangue di donne uccise da uomini. Salgono a quota 7 i femminicidi nel mese di settembre, quasi a 50 nel 2021, e qualcuno ha il coraggio di dire, in queste occasioni, che non c’è un problema di misoginia, di femminicidi, o addirittura di lamentarsi del termine utilizzato.

Non è un omicidio, Alessandra Zorzin è morta perché un uomo (non una bestia, un uomo) ha deciso così. L’ha costretta ad abbandonare per sempre la sua bambina e suo marito, tutte le persone che amava. E poi si è tolto la vita, in modo da non poter neanche essere punito dalla legge.

Proprio qualche giorno fa aveva pubblicato delle foto con la sua bambina. I suoi amici e i suoi familiari le dicevano che le assomigliava tanto, e lei ridendo rispondeva che «almeno la fatica l’ho fatta per qualcosa». Tra i commenti anche quelli della madre, nonna della bambina che descrive come «mia piccola donna», che sul suo profilo aveva condiviso il post dell’Art Cut Salon, il salone dove Alessandra aveva iniziato a lavorare. Era fiera di sua figlia, era felice di come si stesse creando un futuro, piano piano, con le sue fatiche e i suoi sogni. Sogni che quella guardia giurata, quell’uomo, ha strappato via con un colpo di pistola.

Non un commento per Alessandra Zorzin da chi ogni giorno denuncia le violenze e gli omicidi. Sarà per caso che Alessandra non è stata uccisa da uno straniero e quindi il suo caso non può essere strumentalizzato per la campagna politica dell’odio? Alessandra, donna e madre, è stata uccisa da un italiano, da una guardia giurata che l’arma la possedeva per lavoro. Probabilmente i suoi parenti non meritano neanche le condoglianze da parte di chi si dice sempre dalla parte delle forze dell’ordine. In alcuni casi chiedono una preghiera, senza però dedicare dieci tweet al giorno sul caso come avviene se l’assassino è uno straniero, chiedendo giustizia.

Ma il problema non sono solo quei politici che basano i propri profili sull’odio per gli stranieri e sull’amore per le forze dell’ordine a prescindere da quel che fanno (come nel caso del carcere di Santa Maria Capua Vetere), sono anche le denunce che non arrivano per paura o per la consapevolezza che non serviranno a nulla. Prendiamo ad esempio il caso di Vanessa Zappalà, uccisa a colpi di pistola con l’assassino che poi si è tolto la vita. Vanessa aveva denunciato, ma il giudice non aveva predisposto il carcere o l’uso del braccialetto elettronico. Come possiamo sentirci protette se la legge non è dalla nostra parte anche quando denunciamo?

Alessandra Zorzin: uccisa da una guardia giurata

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Dicono che all’educazione dei propri figli ci pensano i genitori e solo i genitori. Poi un giorno sì e l’altro pure sentiamo di donne uccise dai compagni o da uomini che le dovrebbero amare o voler bene, di aggressioni omofobe, di ragazzine violentate, di padri di famiglia che vogliono spezzare le dita ai figli omosessuali. Come possiamo pensare che tutte le famiglie siano in grado di educare i propri figli che sono proprio loro i primi ad aver bisogno di essere educati? E soprattutto come possiamo pensare che tutti ci riescano se al giorno d’oggi c’è ancora troppa violenza in giro?

Alessandra Zorzin aveva 21 anni, si era diplomata nel 2019 a Vicenza al corso professionale di acconciatura ed estetica alla scuola Victory, lavorava in un salone della provincia. Aveva una figlia di 2 anni che aveva partorito poco dopo il diploma e che aveva avuto con il marito che ha poi trovato il cadavere dell’amore della sua vita sul letto in cui dormivano insieme. Era tornato prima a casa perché i vicini avevano sentito delle urla e un rumore sordo e, nonostante Marco Turrin, l’assassino, li avesse tranquillizzati dicendo che era solo caduto un mobile, la ragazza non rispondeva e loro hanno deciso di chiamare il compagno.

«L’ho visto andare via, camminava con andatura normale, non di fretta, come se nulla fosse accaduto», ha detto la titolare di una trattoria nelle vicinanze parlando dell’assassino, che Alessandra Zorzin conosceva e a cui aveva aperto la porta. Si fidava di lui, e anche i suoi vicini lo conoscevano e per questo inizialmente non si erano allarmati. Era una persona fidata, non era uno sconosciuto, non era una persona di cui preoccuparsi. Eppure ha ucciso la 21enne, è scappato e poi si è tolto la vita.

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Aveva 37 anni, lui. Era una guardia giurata e già nel 2005 aveva fatto parlare di sé perché mentre si trovava in auto con la sua fidanzata del tempo era per sbaglio partito un colpo dalla pistola di ordinanza che probabilmente era sistemata senza sicura. Quel colpo lo ferì di striscio, ma la vicenda non fu mai del tutto chiarita. Oggi, a 16 anni di distanza, si parla di nuovo lui perché quel colpo ha centrato il viso di una ragazza, uccidendola. Non si sa ancora il movente dell’omicidio, ma si sta ancora indagando sperando che Alessandra Zorzin possa ottenere la giustizia che merita.

Quello di Alessandra è l’ennesimo femminicidio, l’ennesima dimostrazione di come nella mente dell’uomo (not all men, lo sappiamo) ci sia qualcosa che non va, che lo porta a pensare che sia meglio vedere una donna morta piuttosto che libera. Per la criminologa Flaminia Bolzan, dietro c’è «l’incapacità da parte dell’uomo – che sia uno spasimante, un marito, un fidanzato o un ex – di gestire gli stati emotivi, la frustrazione, anche nell’ambito familiare», ha detto all’Admìnkronos.

«Mentre in alcuni casi ci sono degli aspetti psicopatologici reali, in altre situazioni una persona considerata ‘normale’ agisce però in relazione a una concezione in generale del femminile diversa, figlia di una cultura abbastanza maschilista, che si esprime nella prevaricazione della donna», ha detto ancora, spiegando che la motivazione «è data dall’impossibilità di gestire adeguatamente il rifiuto di una donna che, come un presunto cattivo comportamento, viene percepito come lesa maestà e arma la mano».

Alessandra Zorzin è la sesta vittima in dieci giorni, la terza negli ultimi cinque. La settima di settembre. La quarantottesima nel 2021. Alessandra è diventata un numero di un problema più grande di lei e di tutte le donne, è divenuta la vittima di una società che non riesce a riconoscere nella donna una persona indipendente. Alessandra era bella, solare, sognatrice, amava sua figlia. E oggi di lei, a causa di un uomo, è rimasto solo il ricordo. Giustizia per Alessandra Zorzin e per tutte le sorelle che oggi non ci sono più a causa della violenza di un uomo.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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