Afghanistan: la squadra di calcio femminile è salva in Pakistan

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La situazione in Afghanistan non è minimamente migliorata e non accenna a farlo. Le ultime notizie riguardano la spedizione di 115 persone tra cui le giocatrici della squadra di calcio femminile insieme alle loro famiglie atterrata al confine di Torkham, dove è stata accolta da un funzionario della Federcalcio pakistana. «Diamo il benvenuto alla squadra di calcio femminile dell’Afghanistan, sono arrivati al confine di Torkham dall’Afghanistan», ha scritto Fawad Chaudhry, ministro dell’informazione del Pakistan in un tweet.

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Fonte: Twitter

Sebbene le attenzioni mediatiche siano già crollate e tutti stanno cominciando a riprendere le proprie vite, le persone in Afghanistan continuano a soffrire giornalmente. Alle donne, infatti, è stato dato un compromesso per poter ancora frequentare le università, in realtà più di uno e che ovviamente non piacciono perché fanno una discriminazione e tolgono alle donne la possibilità di scegliere. In più è giunta la notizia tramite la BBC di una poliziotta incinta uccisa dai talebani, di fronte ai suoi familiari.

Tuttavia, non sono solo le studentesse o le lavoratrici a soffrire l’avvento dei talebani, ma anche le giocatrici di calcio che, ovviamente, in quanto donne non potrebbero giocare a uno sport, e tra l’altro farlo viaggiando per il mondo. Insieme a loro ricordiamo anche le persone LGBT che non vengono considerate da tutti come dei rifugiati politici, addirittura ad alcuni di loro viene chiesto di dimostrare di essere omosessuali, e quindi finiscono per essere violentati e picchiati dai talebani che tramite delle app di incontri ingannano le persone per poi far loro del male.

Abbiamo ascoltato con i brividi la conferenza stampa dei talebani in cui dicono di essere cambiati, di voler rispettare i diritti delle donne di lavorare o essere indipendenti, come anche hanno detto di rispettare l’orientamento politico, tanto che hanno detto che non si vendicheranno delle persone che sono state amiche della democrazia. Hanno precisamente affermato che «non ci vendicheremo con nessuno. I diritti delle donne saranno tutelati dalla Sharia». Ma qualcuno ci ha creduto?

«Ci impegniamo per i diritti delle donne all’interno della Sharia. Le donne potranno avere attività in settori e aree diverse, come l’educazione e il sistema sanitario, lavoreranno spalla a spalla con noi. Se la comunità internazionale è preoccupata, assicuriamo che non ci saranno discriminazioni all’interno della nostra cornice di Sharia. Permetteremo alle donne di lavorare e studiare all’interno del nostro sistema.

Le nostre donne sono musulmane e saranno quindi felici di vivere dentro la cornice della Sharia. Permetteremo alle donne di studiare e lavorare all’interno della cornice della Sharia, saranno attive nella società ma rispettando i precetti dell’Islam. Le donne sono parte della società e garantiremo i loro diritti nei limiti dell’Islam».

Parole dei talebani alla conferenza stampa
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Fonte: Twitter

Tuttavia nella stessa conferenza stampa dissero anche che avrebbero rispettato «i media all’interno della nostra cornice culturale. I media privati possono continuare la loro attività con alcune richieste: l’Islam è un valore molto importante», sottolineando che i media «non devono essere in contrasto» perché l’Islam «deve essere considerato per lo sviluppo dei programmi. I media devono essere imparziali, possono criticare il nostro lavoro così possiamo migliorare e non devono andare contro l’unità nazionale».

Nella realtà però, come fa sapere Committee to Protect Journalists (CPJ), «i talebani questa settimana hanno perquisito le case di almeno quattro giornalisti e operatori dei media», facendo sapere che ««sta indagando sulle ultime notizie secondo cui militanti talebani oggi hanno picchiato almeno due giornalisti nella città di Jalalabad, provincia di Nangarhar (Est), dove stavano seguendo una manifestazione contro la presa del potere da parte dei talebani.» E adesso vediamo quello che hanno fatto alle donne.

Vi ricordiamo anche l’articolo in cui trovate le petizioni da firmare e le associazioni a cui potete donare per aiutare le persone che in questo momento sono bloccate in Afghanistan: lo trovate qui.

Afghanistan: Nazione di calcio femminile scappa in Pakistan

Ieri sera l’intera squadra della nazionale di calcio femminile dell’Afghanistan è stata ospitata in Pakistan con i familiari, cercando un rifugio e soprattutto protezione dai talebani. Insieme alle giocatrici hanno viaggiato anche le loro famiglie, per un totale di 115 persone, e sono stati tutti accolti al confine di Torkham da un funzionario della Federcalcio pakistana, come affermato dal ministro dell’informazione del Pakistan, Fawad Chaudhry.

Vi ricordiamo anche che molte delle ragazze della nazionale femminile sono riuscite a scappare nell’ultima settimana di agosto con un accordo con il governo australiano. Tuttavia, la squadra giovanile, non possedendo i documenti e i passaporti non potevano ancora lasciare il territorio afghano. Da quel momento le ragazze con le loro famiglie si erano nascoste per poter sopravvivere all’era dei talebani, finché l’Ong Football for Peace con sede in Gran Bretagna in collaborazione con il governo e la Federazione calcistica pakistana di Ashfaq Hussain Shah (ancora non riconosciuta dalla Fifa), non le hanno portate in salvo.

Inizialmente tra l’altro le giovani atlete dovevano recarsi in Qatar, dove i rifugiati afghani sono stati ospitati in una struttura per la Coppa del Mondo FIFA 2022, tuttavia sono state bloccate a causa dell’esplosione di una bomba all’aeroporto di Kabul il 26 agosto scorso. Da quel momento si sono nascoste, e l’ex capitana della squadra ha invitato le giocatrici che ancora non sono scappate a bruciare le loro attrezzature e a eliminare i loro account social, questo perché «l’Islam e l’Emirato islamico non permettono alle donne di giocare a cricket o di praticare il tipo di sport in cui si espongono», ha detto alla Sbs il vice capo della commissione culturale, Ahmadullah Wasiq.

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Fonte: Twitter

Insomma, alla fine dei giochi i talebani non hanno minimamente dimostrato di essere cambiati, le persone continuano ad aver paura, le donne sono obbligate a scappare per non rischiare la vita. E intanto l’Europa e gli USA cosa fanno? Perché non cercano al più presto di fare qualcosa per aiutare tutta quella gente in pericolo solo perché lavorano e non vogliono stare in silenzio?

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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