Il problema delle donne in Afghanistan continua: niqab obbligatorio e poliziotta incinta uccisa

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Sebbene le attenzioni mediatiche siano già crollate e tutti stanno cominciando a riprendere le proprie vite, le persone in Afghanistan continuano a soffrire giornalmente. Alle donne, infatti, è stato dato un compromesso per poter ancora frequentare le università, in realtà più di uno e che ovviamente non piacciono perché fanno una discriminazione e tolgono alle donne la possibilità di scegliere. In più è giunta la notizia tramite la BBC di una poliziotta incinta uccisa dai talebani, di fronte ai suoi familiari.

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Una protesta a viso scoperto delle donne in Afghanistan

La situazione in Afghanistan non sembra migliorare, ma solo peggiorare. Da una parte per le donne, dall’altra per le persone LGBT che non vengono considerate da tutti come dei rifugiati politici, addirittura ad alcuni di loro viene chiesto di dimostrare di essere omosessuali, e quindi finiscono per essere violentati e picchiati dai talebani che tramite delle app di incontri ingannano le persone per poi far loro del male. Per le donne, però, la situazione non è minimamente migliore.

Abbiamo ascoltato con i brividi la conferenza stampa dei talebani in cui dicono di essere cambiati, di voler rispettare i diritti delle donne di lavorare o essere indipendenti, come anche hanno detto di rispettare l’orientamento politico, tanto che hanno detto che non si vendicheranno delle persone che sono state amiche della democrazia. Hanno precisamente affermato che «non ci vendicheremo con nessuno. I diritti delle donne saranno tutelati dalla Sharia». Ma qualcuno ci ha creduto?

«Ci impegniamo per i diritti delle donne all’interno della Sharia. Le donne potranno avere attività in settori e aree diverse, come l’educazione e il sistema sanitario, lavoreranno spalla a spalla con noi. Se la comunità internazionale è preoccupata, assicuriamo che non ci saranno discriminazioni all’interno della nostra cornice di Sharia. Permetteremo alle donne di lavorare e studiare all’interno del nostro sistema.

Le nostre donne sono musulmane e saranno quindi felici di vivere dentro la cornice della Sharia. Permetteremo alle donne di studiare e lavorare all’interno della cornice della Sharia, saranno attive nella società ma rispettando i precetti dell’Islam. Le donne sono parte della società e garantiremo i loro diritti nei limiti dell’Islam».

Parole dei talebani alla conferenza stampa

Tuttavia nella stessa conferenza stampa dissero anche che avrebbero rispettato «i media all’interno della nostra cornice culturale. I media privati possono continuare la loro attività con alcune richieste: l’Islam è un valore molto importante», sottolineando che i media «non devono essere in contrasto» perché l’Islam «deve essere considerato per lo sviluppo dei programmi. I media devono essere imparziali, possono criticare il nostro lavoro così possiamo migliorare e non devono andare contro l’unità nazionale».

Nella realtà però, come fa sapere Committee to Protect Journalists (CPJ), «i talebani questa settimana hanno perquisito le case di almeno quattro giornalisti e operatori dei media», facendo sapere che ««sta indagando sulle ultime notizie secondo cui militanti talebani oggi hanno picchiato almeno due giornalisti nella città di Jalalabad, provincia di Nangarhar (Est), dove stavano seguendo una manifestazione contro la presa del potere da parte dei talebani.» E adesso vediamo quello che hanno fatto alle donne.

Vi ricordiamo anche l’articolo in cui trovate le petizioni da firmare e le associazioni a cui potete donare per aiutare le persone che in questo momento sono bloccate in Afghanistan: lo trovate qui.

Afghanistan: aiutate le donne che non possono scappare

Iniziamo dalla notizia più leggera, e già il fatto che sia più leggera vi lascia immaginare come sia la prossima. Le donne potranno frequentare l’università in Afghanistan, tuttavia per farlo dovranno obbligatoriamente quindi senza alcuna scelta indossare l’abaya, ovvero un vestito che ha la funziona di hijab, lungo, nero e che copre tutto il corpo esclusa testa, piedi e mani, e il niqab, che invece è il velo che copre tutto il corpo incluso il volto, escluso gli occhi.

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Le differenze fra i vari veli
Fonte: Pinterest

Ma non finisce qui. Il documento emesso dall’autorità educativa e poi diffuso dall’Afp ha stabilito che le classi dovranno essere separate in base al sesso, quindi niente più classi miste. Se questo non sarà possibile, dovranno essere separate da una tenda. Cambierà anche l’orario di entrata e uscita dalle aule, infatti le studentesse non dovranno in alcun modo incontrare i ragazzi, quindi dovranno finire le lezioni cinque minuti prima e restare nelle classi finché tutti gli studenti maschi non avranno lasciato l’università.

Ultima cosa, le loro insegnanti dovranno essere preferibilmente delle donne, ma se questo non fosse possibile, dovranno essere degli «uomini anziani che abbiano un buon curriculum di comportamento». «Alle università è richiesto di assumere insegnanti donne per le studentesse». Queste regole sono valide già da oggi, 6 settembre. È comunque un passo avanti rispetto ai vecchi talebani che privavano le donne di qualsiasi titolo di studio, ma è lo stesso un enorme passo indietro per i diritti delle donne afghane.

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Banu Negar

La notizia peggiore è quella pubblicata dalla BBC, secondo cui i talebani avrebbero ucciso una poliziotta incinta davanti ai suoi familiari che poi avrebbero denunciato la vicenda. È successo a Firozkoh, la capitale della provincia centrale afghana di Ghor. Lei si chiama Banu Negar ed era incinta di 8 mesi, quando è stata uccisa di fronte ai suoi parenti e familiari che poi hanno deciso di raccontare quel che è successo al famoso giornale inglese, in modo che la notizia facesse il giro del mondo.

I talebani stessi hanno detto di non centrare nulla con l’omicidio della donna e che stanno addirittura indagando su quel che è successo. Il portavoce Zabiullah Mujaheed ha affermato che «siamo a conoscenza dell’incidente e confermo che i talebani non l’hanno uccisa, la nostra indagine è in corso». Hanno anche detto che, come confermato nella conferenza stampa, non stanno perseguitando le persone che lavoravano nella precedente amministrazione. Pensano che l’omicidio della donna sia dovuto a «inimicizia personale o qualcos’altro».

In ogni caso ancora non sappiamo molti dettagli dell’incidente poiché le persone della città hanno paura di parlare. Tre fonti però hanno confermato alla BBC che Banu, che lavorava nella prigione locale, è stata picchiata e uccisa davanti al marito e ai figli sabato scorso. I parenti hanno anche mostrato le immagini con gli schizzi di sangue sul muro in una stanza e il corpo della donna, con il volto sfigurato. I colpevoli sarebbero stati tre uomini armati che parlavano arabo.

Le persone in Afghanistan stanno morendo, altre vengono private dei diritti, nel mentre nei paesi occidentali ci si gira i pollici o si punta il dito verso qualcuno, come se trovare un colpevole possa riportare in vita quelle vite umane. Proviamo prima a salvare le persone ancora in vita e che stanno soffrendo e poi pensiamo a chi dare la colpa. Nel prossimo paragrafo trovate le foto inviate dai parenti di Banu Negar, ovviamente sono immagini con sangue, se siete persone sensibili non guardatele.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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