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Rivolta di Trump: quali sono state le conseguenze?

Negli scorsi giorni abbiamo assistito in diretta alla storia d’America, a una fetta di popolo che, sotto l’ordine di un Presidente che non vuole accettare la sconfitta e lasciare la Casa Bianca, ha dato inizio a una rivolta, facendo irruzione in senato. In queste rivolte si è distinto Jake Angeli, ma ci sono anche altre persone che hanno fatto parlare di sé. A distanza di giorni, però, ci chiediamo: quelle persone saranno punite?

Sì, ovviamente sì. Immaginate se nessuno dei protagonisti delle foto che hanno fatto il giro del mondo non venisse arrestato, comincerebbe a passare l’idea che puoi benissimo irrompere a Capitol Hill, rivoltarti, fare selfie con la polizia (che già fa ridere così) e poi non ottenere neanche un’accusa. In realtà, già durante la rivolta la polizia aveva arrestato 52 manifestanti, tra cui quattro persone che erano state trovate con armi detenute illegalmente.

In questo articolo, però, vedremo le conseguenze delle persone più coinvolte, da Donald Trump a Jake Angeli ma anche Adam Christian Johnson e persino alcuni rappresentanti, tutti riconosciuti tramite le tantissime foto e i tantissimi video che sono stati trasmessi in quella rivolta. Per una volta, quindi, essere nativi digitali o essere troppo attaccati al cellulare e ai social non è stata una cosa positiva.

Le conseguenze di Donald Trump

Abbiamo bene o male già scritto quello che Donald Trump ha dovuto subire in seguito alla rivolta. In primis, i suoi tweet venivano etichettati come non sicuri o comunque come fake news, cosa a cui però era abituato poiché più volte i suoi tweet avevano ricevuto questa nomina. Tuttavia, poi è arrivata la batosta, quello che lui e forse nessuno si aspettava.

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Fonte: twitter

Inizialmente è partito da Facebook: un ban che sarebbe dovuto essere di sole 24 ore è destinato a durare fino alla fine del mandato dell’ormai ex Presidente, non permettendogli di scrivere, qualsiasi tipo di cosa, che siano delle scuse o altre accuse, né su Facebook né su Instagram, insomma su nessun social network nelle mani di Mark Zuckerberg, che aveva spiegato la sua decisione su un post su Facebook:

The shocking events of the last 24 hours clearly demonstrate that President Donald Trump intends to use his remaining…

Pubblicato da Mark Zuckerberg su Giovedì 7 gennaio 2021

Dopo Facebook, però, è intervenuto anche Twitter con un ban prima di 12 ore e poi definitivamente, a causa del «rischio che inciti ulteriormente la violenza», poiché, ricordiamolo, la rivolta è stata esplicitamente causata da Trump, dal suo tweet e dai suoi video e, il 17 gennaio, sembra che ci sarà un’ulteriore manifestazione pro-tycoon, per cui è meglio evitare qualsiasi tipo di odio.

Il presidente allora ha provato a esprimere la propria rabbia repressa sull’account ufficiale della sua presidenza, @POTUS, ma anche in quel caso Twitter elimina i suoi post. Pensate che è dovuto ricorrere a un ufficiale comunicato della Casa Bianca, come se fossimo nel medioevo. Nel comunicato dice che immaginava che sarebbe stato censurato, o meglio:

«Lo avevo previsto. Nel sospendere il mio account vogliono mettermi a tacere, vogliono mettere a tacere voi e i 75 milioni di grandi patrioti che hanno votato per me. Non ci metteranno a tacere. Stiamo trattando con vari altri siti e a breve avremo un grande annuncio, nel frattempo stiamo valutando la possibilità di costruire una nostra piattaforma».

Intanto non sappiamo ancora nulla sul 25esimo emendamento e sulla sua applicazione, ma quello che sappiamo di certo è che Donald Trump, secondo alcune indiscrezioni, durante la rivolta in Senato girava per i corridoi della Casa Bianca tutto soddisfatto ma allo stesso tempo confuso perché nessuno stava esultando insieme a lui su ciò che stava avvenendo. E sembrerebbe, sempre secondo delle indiscrezioni, che durante la rivolta avrebbe cercato di mettersi in contatto con i senatori repubblicani per convincerli a capovolgere il risultato delle elezioni.

Le conseguenze dei rivoltosi

Parliamo ora dei rivoltosi, in particolare di Jake Angeli, meglio conosciuto come lo sciamano, tutto fiero e che, a quanto pare, avrebbe contattato lui stesso l’FBI per costituirsi, fiero di ciò che ha fatto. Durante un’intervista rilasciata prima di tornare in Arizona, lo sciamano avrebbe parlato con un giornalista di Vice e gli avrebbe detto di essere orgoglioso di aver partecipato, perché è stato un osservatore della storia che si faceva davanti ai suoi occhi.

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Fonte: twitter

In più, quando gli è stato chiesto se fosse preoccupato per un possibile arresto, ha persino confessato di essere piuttosto tranquillo e di aver chiamato lui l’FBI per incontrare gli agenti. Ha anche detto di non aver alcun rimpianto sulla rivolta, sebbene siano morte 5 persone. Anche il suo collega, Adam Christian Johnson, che ha condiviso online le foto in cui stringeva sottobraccio il leggio della speaker Nancy Pelosi, è stato arrestato in Florida con un mandato di arresto federale.

Se vi steste chiedendo chi sia Adam Christian, cosa faccia nella vita, allora vi rispondiamo subito: è un padre di famiglia, ha cinque figli di cui si occupa ed è sposato con una donna. Vive a Parrish. È stato identificato grazie alla foto che lo ritrae con il leggio, insieme ad altri post pubblicato da lui in cui, prima della rivolta, diceva di trovarsi a Washington per il comizio di Trump.

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Fonte: twitter

Insieme ad altre 13 persone annunciate dal dipartimento di Giustizia, troviamo anche un deputato statale della West Virginia, Derrick Evans, che ha presentato le sue dimissione, affermando: «Mi assumo la piena responsabilità delle mie azioni, e mi pento per il dolore e l’imbarazzo che ho provocato alla  mia famiglia, amici ed elettori». Insieme a lui anche l’uomo che aveva poggiato i piedi sulla scrivania di Nancy Pelosi e si era fatto scattare una foto, che ovviamente ha fatto il giro del web.

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Fonte: twitter

Insomma, molte delle persone presenti in foto o video sono state arrestate, altre sono state arrestate sul momento, altre probabilmente riusciranno a farla franca, ma almeno la giustizia sta cercando di fare il suo corso. Speriamo che la manifestazione del 17 gennaio non sia così pericolosa.

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Giulia

Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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