Il problema transfobico delle radfem italiane

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Il femminismo include sia le donne che le donne trans, questo dovrebbe essere un concetto su cui tutte e tutti dovremmo essere d’accordo. Le donne trans e le persone che si riconoscono nel genere femminile sono delle donne a tutti gli effetti, allo stesso modo dello persone che sono nate tali. Ma non per le radfem di Twitter, che addirittura si permettono di parlare a nome del femminismo italiano.

Non è in realtà una novità che ci siano delle femministe radicali, ovvero il ramo di femminismo più vicino al veterofemminismo, che si rifiutano di includere nella lotta femminista anche le donne trans. Anzi, ci sono delle radfem che proprio attaccano in prima fila queste donne con frasi transfobiche come farebbe un qualsiasi transfobico e, per questo, vengono spesso chiamate TERF, ovvero trans-exclusionary radical feminist.

Ovviamente non tutte sono così, come not all men anche not all radfem, ma non dovrebbe esserci il bisogno di sottolinearlo, perché chiunque lotti per i diritti di tutte le donne, trans incluse, sa che questo articolo non è dedicato a lei. Per cui, ora partiamo con il parlare da dove questa vicenda è rinata, cioè dal PDL Zan, o meglio da un tweet delle RadFem indirizzato ad Alessandro Zan, Laura Boldrini e altri esponenti politici.

La proposta di legge Zan, per chi ancora non ne fosse informato, è una proposta molto importante che si dovrebbe aggiungere a quella Mancino, per cercare di punire anche i crimini d’odio e discriminazione omofobica e transfobica, legge a cui tutti hanno votato a favore, escluso tre partiti. Volete provare a indovinare? Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia (che ha preferito astenersi).

Allo stesso modo, anche le radfem non sostengono questa proposta di legge, come si legge su Twitter:

La transfobia delle radfem

Avevamo già parlato delle radfem, sebbene non citandole direttamente, quando ci siamo domandati se dire “solo le donne hanno le mestruazioni” fosse transfobico, e siamo arrivati alla conclusione che non solo le donne hanno le mestruazioni e che esistono persone che mestruano. Questo perché, le donne in quanto minoranza dovrebbero sapere benissimo cosa significa essere discriminate, per cui dire “persone che mestruano” non costa nulla e non si ferisce alcuna persona.

Ma per le radfem questo non va bene, perché secondo loro dicendo così si invalida il genere femminile, un utente su Twitter, retwittato dal profilo ufficiale delle radfem, afferma che «“persona che mestrua” è uno dei termini più aberranti che io abbia mai sentito. è surreale come non riusciate a rendervi conto della pericolosità di termini del genere. l’identità delle donne continua ad essere cancellata e non ve ne rendete conto.».

Tuttavia, il tweet che ha fatto più scalpore è quello in cui, in primis, si parla a nome del femminismo italiano quando, in realtà, non tutte le femministe italiane sono delle transfobiche che non hanno il minimo rispetto per le persone, e in cui, poi, si «chiede di non includere il concetto di identità di genere e la lotta alla #misoginia nel PDL Zan su #omotransfobia».

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Fonte: twitter

Sotto al tweet le persone fanno notare che loro non sono il femminismo italiano e che sono delle transfobiche, poiché ritengono che se una persona nasce maschio può anche ritenersi donna ma resterà sempre un uomo. Altre invece le paragonano a noti personaggi della destra italiana come Matteo Salvini, un po’ per le idee un po’ perché parla a nome di una massa che non si sente rappresentata da lui (“gli italiani”).

In fin dei conti, non è troppo sbagliato. Se una persona nasce uomo e non si riconosce come tale, se una persona nasce donna ma si sente uomo, e se una persona si sente entrambi o nessuno dei due (come nel caso dei no-binary), qual è il problema nel voler rispettare la sua scelta, che tanto scelta non è poiché non si sceglie chi essere? Come può una minoranza, delle persone che dovrebbero lottare per l’uguaglianza, essere le prime a discriminare altre minoranze?

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Fonte: twitter

Voi cosa ne pensate? Credete che le radfem abbiano ragione a non far includere le donne trans nel movimento o che bisognerebbe cercare di aiutare tutte le donne e tutte le persone, a prescindere dalla loro identità di genere?

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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