Guerra in Ucraina: schizzano i prezzi di pane, pasta e olio di semi

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Qualche settimana fa vi abbiamo parlato della shrinkflation, ovvero di come i prezzi degli alimenti siano rimasti gli stessi, sebbene la quantità del prodotto fosse diminuito. Oggi, invece, esponiamo un altro problema che ha colpito l’Italia come anche tutta Europa: i prezzi di olio di girasole, pasta e pane, secondo la denuncia di Assoutenti, sono aumentati rispettivamente del 44%, del 13% e del 12%.

Shrinkflation è un termine anglosassone composto dal verbo shrink, che significa restringere, e inflation, ovvero inflazione. Più che un fenomeno, andrebbe descritta come una strategia che diverse aziende stanno utilizzando per combattere l’inflazione che si sta diffondendo nel resto del mondo come anche in Italia. Consiste nella diminuzione della quantità di un prodotto, facendo però rimanere invariato il prezzo. Quindi le aziende ci guadagnano il doppio, mentre i consumatori perdono solo soldi.

A denunciare questo fenomeno è stato il Codacons, che l’ha descritto come «un trucchetto che consente enormi guadagni alle aziende produttrici ma di fatto svuota i carrelli e le tasche dei consumatori, realizzando una sorta di “inflazione occulta». «Tutto ciò avviene sotto lo sguardo inconsapevole del consumatore, il quale nel momento in cui acquista ad esempio una busta di patatine fritte difficilmente si chiede che dimensioni aveva la confezione di quello specifico prodotto uno o due anni fa».

La guerra causa morti, la guerra causa sofferenza, ma la guerra genera anche crisi e «il conflitto in Ucraina ha fatto sentire in modo diretto i suoi effetti sui prezzi al dettaglio in Italia, colpendo alcuni beni di largo consumo come pasta, pane e olio di semi». La denuncia di Assoutenti parla chiaro, utilizzando «gli ultimi dati forniti dal Mise» e stilando «la classifica delle città dove i listini al dettaglio di tali 3 prodotti hanno subito incrementi più pesanti».

Conseguenze della guerra: l’aumento dei prezzi

Il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi, ha detto che

«A inizio conflitto avevamo denunciato il rischio di rincari proprio per quei prodotti realizzati con materie prime di cui Russia e Ucraina sono principali esportatori.

I numeri ufficiali ci danno oggi ragione: al di là dei record registrati da alcune province, gli aumenti dei prezzi di pane, pasta e olio di semi sono generalizzati e interessano tutte le città, e a fine anno avranno un impatto pesante sui bilanci delle famiglie, essendo beni primari di cui i cittadini non possono fare a meno. In tale contesto, il rischio di speculazioni sulla pelle dei consumatori è elevatissimo: per tale motivo invieremo il nostro report a Mr Prezzi, affinché indaghi sugli aumenti spropositati dei listini che in soli due mesi si sono abbattuti sulle famiglie».

Olio di semi di girasole

Abbiamo in primis l’olio di semi di girasole. Chiunque fa la spesa, si è reso conto di come il prezzo dell’olio sia aumentato esponenzialmente. In solo due mesi, fra gennaio e marzo 2022, si registrano «aumenti di prezzo superiori al 40% a Verona e Lodi, tra il 20% e il 25% a Mantova, Cremona, Sassari, Novara e Vercelli e tra il +10% e il 20% in ben 19 province italiane».

Tutto è ovviamente legato, spiega Assoutenti, da «un’ondata  aumenti legata in modo diretto al conflitto in atto: Ucraina e Russia insieme rappresentano l’80% delle esportazioni mondiali di olio di semi di girasole, e il blocco delle importazioni si sta riflettendo sui prezzi ai consumatori attraverso rincari record in tutta Italia».

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Pasta

Un altro prodotto è la pasta: «a Messina in soli due mesi è aumentata del +13%, a Venezia del +11%, e in generale ben 12 città registrano per tale prodotto incrementi superiori addirittura al tasso annuo di inflazione».

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Pane

Infine, il pane: «a Cremona tra gennaio e marzo il prezzo al chilo aumenta del +12,2%, a Cosenza del +8,7%, e incrementi superiori al 6% si registrano a Terni, Belluno, Lecco, Lodi».

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