Simone Pillon di nuovo a processo per diffamazione: annullata l’assoluzione dalla Cassazione

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«Dopo 7 anni la Cassazione ha annullato la mia assoluzione», ha scritto Simone Pillon sul suo profilo Facebook, annunciando quindi che riprenderà il processo per diffamazione ai danni dell’associazione Omphalos LGBTI, a cui il giudice aveva persino disposto una provvisionale di 30.000 di risarcimento danni. La “critica politica“, quindi, sembra non aver difeso in questo caso il leghista omofobo. D’altronde, rimanemmo tutti stupiti da quell’assoluzione.

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Simone Pillon durante una delle sue manifestazioni omofobe, meglio conosciute come “Family Day”

Il processo risale al 2014. Simone Pillon ai tempi era stato ritenuto colpevole, poi però la Corte di Appello aveva ribaltato la condannata e quindi fu scagionato. Tuttavia, la scorsa estate, è stato depositato il ricorso della Procura Generale della Repubblica contro la sentenza, e questo si aggiunse a quello già presentato nella prima metà dello scorso anno dalla stessa associazione per la parte civile.

Ai tempi, il presidente di Omphalos LGBT accolse «con grande soddisfazione la notizia del ricorso della Procura della Repubblica», in quanto «la massima corte» adesso ha il compito di «doversi esprimere su quanto accaduto e confidiamo che venga pienamente ripristinata la condanna al Sen. Pillon, già inflitta in primo grado. Nessuno si può permettere di dire che Omphalos “adesca minorenni” o che “istiga ai rapporti omosessuali”, infangando e diffamando il lavoro trentennale di centinaia di volontari e attivisti che hanno sostenuto la lotta alle discriminazioni nella nostra regione».

Esatto, la critica politica consisteva nell’affermare che Omphalos adescasse minorenni e istigasse a rapporti omosessuali. Se per il giudice della Corte d’Appello questo era plausibile, non lo era per la Procura, che ritiene «sicuramente diffamatorio affermare, come ha fatto l’imputato, che il rappresentante di Omphalos ebbe a pronunciare parole che istigavano all’omosessualità», come se poi si potesse effettivamente istigare all’omosessualità.

Ma, dopo aver atteso tanti lunghi mesi, o meglio, dopo aver sofferto per anni e anni a causa di quella sconfitta, la Corte di Cassazione ha deciso di esprimersi, e non a favore del senatore Simone Pillon. Odiare, e diffamare, ti costa.

Simone Pillon torna a processo: no alla “critica politica”

Come è stato fatto notare in più occasione al senatore, nessuno gli nega «il diritto di esprimersi contro l’omosessualità, per quanto medievali e fuori dal tempo possano essere le sue esternazioni». Tuttavia, ciò che «non può fare è sostenere tali opinioni diffamando le associazioni LGBTI e raccontando il falso. Questa non può essere considerata critica politica, altrimenti sarebbe tutto permesso», disse Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos LGBTI. E la Corte di Cassazione, che ha disposto l’annullamento della sentenza di assoluzione e ordinato un nuovo processo di appello, sembra essere d’accordo.

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Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos LGBTI

«Siamo pienamente soddisfatti. Giustizia è fatta nei confronti di un personaggio che ha fatto dell’odio verso le persone omosessuali e transessuali la sua ragione di battaglia politica. Avevamo detto sin dal principio che la sentenza della Corte di Appello di Perugia era sbagliata e che le parole diffamanti del Senatore Pillon non potevano essere considerate “critica politica”. Dello stesso parere la stessa Procura della Repubblica che aveva presentato un proprio ricorso avverso la sentenza di assoluzione. Ora la Cassazione ci dà pienamente ragione e ordina ai giudici d’appello di rifare il processo», ha commentato Bucaioni per l’occasione.

«Siamo soddisfatti che la Suprema Corte di Cassazione ci abbia dato ragione e abbia ristabilito la verità e la giustizia in questa triste vicendaOmphalos è decisa ad andare fino in fondo sia in sede penale che civile e annunciamo sin da ora, come facemmo già dopo la vittoria al primo grado di giudizio, che utilizzeremo ogni centesimo del risarcimento per incrementare le iniziative contro il bullismo omo-transfobico nelle scuole. Piaga sociale che necessita di sempre maggiore attenzione», ha continuato.

Intanto Simone Pillon, su Facebook, continua con il suo “difendere” i bambini dalle “follie del genere“: «Dopo 7 anni la Cassazione ha annullato la mia assoluzione. Il processo di appello ricomincia, ma non mollo. Continuerò a dire la verità e a difendere i nostri figli dalle follie del gender. Grazie a voi della solidarietà e del fiume di preghiera che mi sta sostenendo». In un altro post ha anche scritto: «Difendere i nostri ragazzi dall’indottrinamento Gender costa davvero caro e, come diceva Carnelutti, ‘il processo è già di per sé una pena‘».

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Simone Pillon

Ha aggiunto, poi, di non essere solo: «altri amici, tra cui Massimo Gandolfini e Silvana De Mari sono sotto processo come me, e non si contano anche all’estero casi simili, come l’ex ministro finlandese Päivi Räsänen, processata per aver twittato san Paolo, assolta in primo grado ma in attesa di eventuale ricorso, o il pastore inglese Robert Sherwood, arrestato su denuncia di una coppia LGBT per aver letto la Genesi e ora in attesa di giudizio. È evidente la volontà di usare ogni strumento, compreso quello giudiziario, per mettere a tacere ogni voce che non si allinei al pensiero unico Gender».

Conclude: «Pazienza. Meglio a me che a un altro. Non ci arrenderemo. Non certo per odio di chi abbiamo di fronte, ma per amore dei nostri ragazzi e della nostra famiglia. E per amore della Verità». Fa quasi ridere come parlino sempre di “mettere a tacere ogni voce che non si allinei al pensiero unico Gender“, ma poi quando sono loro a denunciare per qualcosa che è stato detto nei loro confronti, il pensiero unico non conta (vedi: Matteo Salvini querela Selvaggia Lucarelli: quando “il reato di opinione” va a suo favore).

Buongiorno amici. Come sapete, il processo a mio carico dopo oltre 7 anni dai fatti non è ancora finito. La Cassazione…

Pubblicato da Simone Pillon su Venerdì 29 aprile 2022
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