Simone Pillon sta denunciando tutti i suoi “haters”: ma potrebbe rischiare la denuncia per estorsione

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Apprendiamo che Simone Pillon sta denunciando tutti i suoi haters, ovvero le persone che gli vanno contro sui vari profili social. L’ex senatore, spesso al centro delle polemiche per le sue idee abbastanza contestabili sull’aborto e sulla religione, molte volte colme di fake news (ad esempio, le radici cristiane della Lega o ancora il post condiviso su Akhènaton con la moglie Nefertiti e le loro tre figlie), ha cominciato a invitare chiunque lo avesse offeso online a mettersi in contatto con il suo team legale.

Simone Pillon è uno dei leghisti più contestato, forse persino più dello stesso leader che va un po’ dove porta il vento. Pillon, invece, no: lui resta coerente nel suo essere un odiatore per tutto ciò che è ritenuto diverso, per tutto ciò che non è bianco, eterosessuale o uomo. Simone Pillon è quello radici cristiane che però cristiane non sono, sia parlando dell’Italia che parlando del suo stesso partito, che trova qualsiasi scusa per dimostrare ai suoi followers e a tutta Italia che è un grandissimo omofobo.

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Simone Pillon

Lui e il partito di cui fa parte continuano con la storia di genitore 1 e genitore 2 da anni, storia tra l’altro inventata dalla stessa destra incapace di fare un fact checking (controllare i fatti, per chi non sapesse il significato).

Questa storia infatti nasce da un articolo de La Repubblica, dove leggiamo che «sulla carta di identità per i minori di 14 anni o sui moduli di iscrizione a scuola dei bambini si torna a “genitore 1” e “genitore 2”, una dicitura che da tempo ormai aveva sostituito il vecchio “madre” e “padre” e che Salvini ministro dell’Interno aveva invece recuperato», citando poi un intervento della Ministra Lamorgese che cita la «dicitura “genitore 1” e “genitore 2”», che in realtà parlò solo di “genitore“.

Da quando non è più senatore, comunque, è meno pericoloso, almeno non rischiamo di ascoltare in Senato i suoi discorsi omofobici e colmi di fake news come ha fatto nel periodo in cui si discuteva del DDL Zan, accusato di essere liberticida, di essere pro alla gestazione per altri (che nel testo non era neanche citata), e addirittura di mettere in politica i bambini. Poi entri sui loro profili Instagram, Facebook e vedi dieci foto dei figli utilizzati per arrivare al cuore degli elettori (non è il caso di Simone Pillon, almeno questa volta). Adesso, comunque, chi ha espresso la propria rabbia nel senatore che ora ha più tempo libero, dovrà pagare una somma… forse.

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Simone Pillon

Simone Pillon, le denunce e l’estorsione

Diverse persone stanno ricevendo delle raccomandate-fotocopia da parte del team legale, composto da ben sette avvocati, di Simone Pillon in cui l’ex senatore chiede 10-20mila euro, che scendono a 6mila se il pagamento avviene «entro otto giorni», per aver attentato alla sua “illibata reputazione“. Se il pagamento non verrà effettuato, Pillon procederà con delle denunce in sede civile e penale. La raccomandata arriva a chiunque, da genitori (per i figli minorenni) ad anziani.

Il Fatto Quotidiano racconta la storia di una famiglia che ha ricevuto la raccomandata per la figlia, dicendo che «avrà sbagliato, ma ritengo eccessiva una richiesta simile, per altro identica per molte famiglie, un copia-incolla». La ragazza aveva scritto, sotto al “ciao ciao Zan” di Pillon, un “sei marcio dentro, vergognati“. Un’altra raccomandata arriva a una signora anziana, dicendo che «c’è scritto che se pago 6mila euro sull’unghia la chiudiamo qui, altrimenti mi manda a processo». Quindi… un’estorsione. Ed è per questo che adesso potrebbe rischiare dei guai.

Sempre su Il Fatto Quotidiano infatti viene spiegato che adesso degli avvocati stanno per segnalare l’avvenuto alla Procura della Repubblica di Milano tramite un esposto/querela per i reati di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e estorsione. Patrizia Bissi e Luca Zendali, del Foro di Milano, con la collaborazione della signora Renata Girardi che si è impegnata a raccogliere per mesi tutte le segnalazioni e le richieste di aiuto di persone disperate, parlano di una questione molto più complessa.

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Simone Pillon

«Inizio col dirle che ieri mi ha chiamato una signora di 75 anni che ha aperto una di quelle lettere, quando l’ha letta la pressione le è schizzata a 240 ed è stata ricoverata in pronto soccorso. Ma sono sei mesi che seguo questa sorta di class action al contrario, in cui ex senatori e deputati appartenenti alla Lega, con il supporto di un avvocato civilista di Modena, utilizzano la paura e la minaccia di un procedimento penale per ottenere denaro da cittadini ignari della legge e delle procedure, che si lasciano spaventare», raccontano.

A mandare le lettere è lo Studio Legale Virgili, sia a nome dell’ex senatore leghista Stefano Lucidi, che del collega Simone Pillon. «Pillon è un avvocato, quindi dovrebbe sapere che come minimo si tratta di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”, ma a nostro parere potrebbe configurarsi anche il più grave reato di estorsione. Il fine di trarre profitto è chiaro. Altrettanto il male ingiusto prospettato (elemento essenziale della estorsione)», spiegano.

«Le persone cui si rivolge solitamente sono impreparate e rimangono atterrite dagli elementi confusori della lettera, dalla prospettazione di un Tribunale Penale, di un processo costoso, la fedina penale sporca eccetera: a nostro giudizio si tratta perlopiù di persone fragili, accuratamente individuate. La raccomandata prospetta un pagamento, ove immediato, di 6mila euro ma se ritardato, scatterebbe una maggiorazione fino al 200%, per altro in un periodo storico in cui gli interessi legali sono nulli o poco più..

Il ricevente, terrorizzato, si affretta a chiedere soldi in famiglia o alla banca. C’è chi ha chiesto mutui e finanziamenti perché le persone si spaventano, assimilano automaticamente la denuncia al carcere. Non sanno che per diffamazione nessuno finisce in prigione e, soprattutto, non sanno distinguere una lettera raccomandata da un atto giudiziale».

In altre parole, secondo l’avvocato, stanno cercando un modo per monetizzare la paura delle persone: «Moltiplicate anche solo 1000 euro per 680. Peraltro il risarcimento danni è l’unico titolo risarcitorio esentasse, che non richiede fattura e non risulta da nessuna parte. Volendo, è tutto non soggetto a tassazione che entra. Non a caso al termine dell’originale “percorso transattivo” ai nostri clienti l’avvocato richiedeva anche la sottoscrizione di un “impegno alla riservatezza” quale ulteriore condizione per non proporre la querela: è evidente che si voleva che la cosa non si sapesse». Vedremo quindi come si evolverà questa storia.

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