Giordania: donne in piazza per difendere i propri diritti

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Qualche giorno fa vi abbiamo parlato della delicata situazione dei femminicidi in Koster, dove delle donne sono scese in piazza a manifestare per le figlie, per le sorelle e per le amiche uccise da partner ed ex partner. Tuttavia, non sono le uniche a lottare per i propri diritti: anche in Giordania le donne hanno scelto di urlare per il proprio futuro, di far sì che loro come le proprie figlie e nipoti abbiano una vita migliore. E, per far ciò, vorrebbero migliorare la propria condizione non solo sulla carta, ma anche per le strade.

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Fonte: Pinterest

In questo caso non parliamo di femminicidi, non per il momento almeno, ma di veri e propri diritti. Se infatti in Italia dobbiamo lottare contro il gender pay gap, contro i femminicidi, la violenza sulle donne e contro qualche discriminazione che comunque non sono da sottovalutare o da vantarsi, in Giordania la situazione è ancora più seria. Pensate che in Giordania non esiste neanche il divieto di discriminazione per sesso, sebbene ci sia quello per razza, lingua e religione. Per questo le femministe vorrebbero che fosse aggiunta la parola sesso all’articolo 6.

Ma non si tratta solo di questo. Le donne in Giordania non possono lasciare il paese con i propri figli, oppure non possono trasmettere la propria cittadinanza. Diciamo che non è tanto diversa dalla situazione delle donne in Afghanistan di cui abbiamo parlato in passato, e in Giordania si ha l’intenzione, secondo quanto dichiarato dal governo, di raggiungere la parità di genere entro il 2030. Tuttavia, per ora ci sono solo tantissime discussioni, così tante che tempo fa era anche esplosa una rissa in Parlamento. E oggi? Oggi per cosa si manifesta?

Giordania: donne in piazza per i propri diritti

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Fonte: Twitter

Al Jazeera, rete televisiva, racconta che a gennaio i parlamenti hanno alzato le mani durante il giorno in cui si approvava l’emendamento alla Costituzione con 94 voti favorevoli su 120 in cui si è deciso di cambiare il titolo del secondo capitolo della Costituzione da “Diritti e doveri degli uomini giordani” a “Diritti e doveri degli uomini giordani e delle donne giordane”. Questo è bastato per far esplodere una rissa, e questo può proprio far immaginare come la situazione sia grave.

Oggi, però, le femministe non sono ancora soddisfatte. Certo, Wafa Bani Mustafa, ministro di Stato giordano per gli affari legali e politico favorevole all’emendamento ha detto a DW che «è stato un momento storico che non dimenticherò finché vivrò. Questa è la prima volta che le donne sono state collocate nel più alto documento dello Stato e nel titolo del capitolo sui diritti e doveri», tuttavia Salma Nims, segretaria generale della Commissione nazionale giordana per le donne (JNCW) fa sapere che «si sta ignorando l’elefante nella stanza».

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Fonte: Pinterest

La femminista ha fatto sapere che l’emendamento non è giuridicamente vincolante e, dato che è solo il titolo di un capitolo costituzionale «non ha effetti giuridici». Tra l’altro, fa sapere che ci sono diversi aspetti legali che andrebbero modificati, ma aggiunge che il movimento delle donne in Giordania è ancora molto diviso oltre che «demonizzato» perché «d’ispirazione occidentale». Nel Paese, infatti, vige la legge islamica della Sharia, per cui le donne hanno molti meno diritti rispetto agli uomini, e non sono considerati alla pari dalla legge.

«Il codice dello stato personale della Giordania rimane discriminatorio, nonostante un emendamento del 2010 abbia ampliato l’accesso delle donne al divorzio e alla custodia dei figli», si legge nell’ultimo rapporto di Human Rights Watch. Rawan Jayyousi, giornalista giordana, ha detto sempre a DW che «se si vuole raggiungere veramente l’uguaglianza di genere il governo deve prendere sul serio le misure di riforma e sviluppo. Questo richiede una prospettiva globale che si rifletta nell’istruzione, nella cultura, nella legislazione e nell’attuazione di programmi per proteggere dalla violenza e dalle molestie, nonché per promuovere l’emancipazione economica».

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