Donne a Koster contro i femminicidi: in aumento le donne uccise da partner ed ex partner

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A inizio mese sono state diverse le manifestazioni in merito alla Giornata Internazionale sui Diritti delle Donne, in Italia come in tutto il mondo. Tuttavia, un problema che rimane sempre attuale, è quello del femminicidio. In Italia i femminicidio lo scorso anno sono aumentati rispetto ai due anni precedenti, e a molti piace dire che è a causa della quarantena, quando in realtà il fatto che si sta in casa per molto più tempo, per tutto il tempo, non dovrebbe dare per scontato che si uccida la partner. Questo perché i femminicidi, come gli omicidi, non dovrebbero mai essere giustificati o capiti.

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Fonte: Pinterest

I dati condivisi dalla Polizia Criminale e pubblicati sul sito del Viminale in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne del 2021, parlano fin troppo chiaro. Su un totale di 263 omicidi volontari compiuti in Italia dal 1° gennaio 2021 al 21 novembre 2021, il 35% (quindi 93) sono femminicidi. “Ma è sempre un omicidio, non è un femminicidio“. Apriamo quest’altra parentesi per chi ancora non ne conosce la differenza. Se un giorno decidi di uccidere una persona a caso che incontri per strada, e per casualità è una donna, quello è un omicidio. Se invece decidi di uccidere la tua fidanzata perché vuole lasciarti, quello è un femminicidio.

Tutti i dati condivisi sono allarmanti e ci fanno pensare molto. Le denunce per revenge porn sono aumentate di quasi il 50%, e la maggior parte delle denunce (il 73%) è da parte di donne (potrebbe interessarvi anche: Telegram: tiriamo le somme sul revenge porn). Le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare salgono del 10%. Le violenze di deformazione dell’aspetto fisico, in particolare del viso, aumentano del 35%. I femminicidi, invece, sono registrati con un +8%. Di questi 93, 63 sono per mano di un partner o ex partner.

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Fonte: Pinterest

Di 116 donne uccise nel 2021, 100 sono state uccise in ambito familiare o affettivo, 68 per via di un partner o di un ex. Il 12% di loro aveva denunciato, che è comunque un numero molto basso e allarmante perché ci porta a chiederci: perché le donne non denunciano? In realtà noi questa domanda ce la siamo già posta (ci dicono di denunciare ma non ci proteggono), e siamo giunti alla soluzione che semplicemente molte non denunciano perché sono consapevoli che non cambierebbe molto, e la testimonianza è quel 12% che è stata comunque uccisa. Resta comunque il fatto che denunciare è importante, o almeno chiedere aiuto a qualcuno.

Tuttavia, non è un problema solo dell’Italia. Oggi vogliamo dare voce alle donne che vivono nell’insediamento informale a Koster, in Reagile. È un piccolo villaggio della provincia Nord-Ovest del Sud Africa, ma nonostante ciò le violenze sono sempre in aumento, e i femminicidi con loro. Per questo, le donne hanno deciso di scendere in piazza a far sentire la propria voce.

Femminicidi a Koster: le testimonianze delle donne

Quello che le donne del Koster hanno voluto denunciare è che i casi di violenza di genere e di femminicidi stanno aumentando e, la gran parte di quest’ultimi, sono proprio per mano di partner o di ex partner. Dimpho Motlodi, 28enne sparata lo scorso anno dal suo fidanzato, era una mamma splendida che non c’è più proprio per mano del compagno di cui si fidava, di quello che avrebbe dovuto amarla e rispettarla. Ma adesso, anche lei, è diventata solo un numero, una statistica, un motivo per lottare.

La madre racconta: «Ho ricevuto una chiamata dalla famiglia di lui, che mi diceva che Dimpho non c’era più. Ero sola in casa in quel momento. Non potevo credere alle mie orecchie. Ho chiesto come? Mi hanno risposto che il fidanzato le aveva sparato. Mia figlia aveva una voce dolce, non avrebbe mai detto quello che le stava capitando». Lei allora è andata subito sul luogo perché non poteva crederci. E quale madre vorrebbe credere all’omicidio della figlia?

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Fonte: Pinterest

«I furgoni della polizia erano ovunque, con le luci verso il corpo di mia figlia. Mia figlia giaceva in una pozza di sangue. Quando mi sono avvicinata ho visto ferite da proiettile su tutta la faccia. Il telefono era accanto a lei con una ferita da proiettile. Anche il proiettile è entrato nella sua mano», ha raccontato ancora la mamma distrutta dal dolore. Ma la sua non è l’unica testimonianza. Anche Mmatlala Moahlodi, 28enne, è stata uccisa bruciata viva dal suo ragazzo.

Racconta la madre: «Ho aperto la porta e l’agente di polizia aveva in mano il telefono di mia figlia. Gli ho detto che è il telefono della mia bambina. Mi ha chiesto cosa fosse successo perché nessuna bambina è morta davanti al cortile. Non ho sentito nulla di notte, nessun rumore o lotta. Il poliziotto poi mi ha detto che mia figlia è stata bruciata e che hanno trovato 2 bottiglie di benzina accanto a lei».

Tuttavia, mentre queste forti donne lottano per la giustizia, cercano anche di sensibilizzare per far sì che nessuna madre debba più provare quello che provano ancora oggi loro. La madre di Mmatlala ha detto che «l’assassino di mia figlia è tornato a lavoro, in uniforme, mentre mia figlia giace nella tomba. Non c’è giustizia. Vado in tribunale più e più volte, lui continua a cambiare avvocato. Non ho abbastanza soldi per assicurarmi che mia figlia abbia subito giustizia».

La mamma di Moahlodi continua: «Non siamo al sicuro qui a Koster. Abbiamo sempre paura. Non viviamo come donne con diritti alla vita. Gli uomini di Koster non ci proteggono. Ti spaventi anche quando ne vedi uno di notte. Possono proteggerci e smettere di essere mostri?». La Koster Community Police Forum ha detto che i casi di femminicidio sono tantissimi e anche che la commemorazione della giornata nazionale dei diritti umani che si terrà a Koster dovrebbe ribadire la condanna del femminicidio.:

«Come forum di polizia, siamo molto preoccupati per la violenza di genere nella nostra zona. La maggior parte dei ragazzi o uomini qui intorno abusano di donne, soprattutto quando intorno a fine mese. Ci sono troppi casi che vengono segnalati su violenza domestica. Chiedo che gli uomini o i ragazzi come me si assumano la responsabilità di rispettare le donne».

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