Denise: la seconda puntata della serie comincia a entrare nel vivo delle indagini

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Se il primo episodio della docuserie sul rapimento di Denise Pipitone, Denise, ci ha fatto scendere una lacrima perché abbiamo rivissuto insieme alla famiglia quelle prime ore e quei primi giorni in cui la piccola è letteralmente sparita nel nulla, il secondo episodio fa accrescere in noi tanta rabbia. Tanta rabbia perché ci rendiamo conto non solo di quante risposte non siano state date, ma anche e soprattutto perché ancora oggi tutte queste domande non hanno una risposta. Perché dopo quasi 18 anni ancora non si sa cosa sia successo quel primo settembre 2001 a una bambina di 4 anni.

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Facciamo il nostro solito recap. Prima di parlare di questa novità di cui ancora non si sa tanto, voglio ricordarvi che qualche mese fa è stato pubblicato l’age progression di Denise Pipitone aggiornato al 2021, e potrebbe essere davvero utile per cercare l’oggi 21enne in quanto è diverso da come tutti ce la siamo sempre immaginata (molto simile alla mamma, invece nella locandina la vediamo anche molto simile al padre, Piero Pulizzi). Piera Maggio invita a condividerla quanto più possibile, senza ritagliarla o modificarla:

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Il caso di Denise Pipitone è tornato sulla bocca di tutti, dai social ai programmi televisivi, da quando Olesya, una ventenne russa alla ricerca della sua mamma, ha contattato un programma russo. E subito la ragazza ci è sembrata la nostra Denise, scomparsa da 17 anni. Tuttavia, il gruppo sanguigno non coincideva con quello della bambina, per cui la storia si è chiusa in quel momento. O così si pensava. Perché qualche settimana dopo siamo stati avvisati della riapertura delle indagini sulla scomparsa della bambina, anche in seguito a tutti gli errori che sono stati fatti nel primo periodo.

Le indagini sono state piene di depistaggi, di bugie, di cose che non tornano, di intercettazioni che non funzionano solo con le persone indagate e qualche mese fa durante una puntata di Chi l’ha visto ci abbiamo aggiunto anche la mafia. Ma la madre di Denise Pipitone, così come tantissime persone che da anni cercano giustizia, vorrebbero solo che la bambina tornasse finalmente fra le braccia della sua famiglia che, per tutti questi anni, non ha perso la speranza e continua ad aspettarla. Ogni giorno ci sembra di essere più vicini alla verità ma allo stesso tempo non ci vogliamo illudere, e quindi non ci resta che, ancora, inesorabilmente, aspettare.

Negli ultimi mesi abbiamo seguito con tanto interesse non solo le indagini riaperte ma anche le vecchie intercettazioni che non sono minimamente state prese in considerazioni all’epoca dei fatti. Abbiamo visto come il signor Battista Della Chiave non è stato minimamente ascoltato, con un’interprete ancora troppo inesperta che non è riuscita a comprendere quello che l’uomo davvero volesse dire. Oggi Denise Pipitone non è ancora a casa, ma speriamo che questa sia solo una situazione temporanea. Qualche mese fa, l’avvocato Frazzitta ha esposto le motivazioni per cui il caso non deve essere archiviato, soprattutto in seguito alle ultime intercettazioni, ma a quanto pare non è servito a nulla.

Vi ricordiamo anche che prima che la commissione d’inchiesta sulle indagini fosse accettata, Italia Viva, partito di Matteo Renzi, ha fatto ostruzionismo decidendo di ricattare i colleghi. Igor Iezzi, in diretta con Milo Infante su Ore14, ha fatto sapere che lui è «rimasto stupito dal tono di questi emendamenti. Il problema è che posso capire l’esigenza di allargare il campo d’azione della commissione, partire da Denise Pipitone per poi allargare sul fenomeno». Tuttavia, per fortuna, non hanno avuto la meglio.

Poi, comunque, la commissione d’inchiesta è un testo ufficiale e vediamo per davvero la prima luce infondo al tunnel. «Una norma costituzionale prevede che si possa seguire questo iter e i deputati avranno tutti i poteri dell’autorità giudiziaria. Diciamo che è una forma di “avocazione”, di spostamento, dell’indagine a Roma. Noi confidiamo nella ricerca della verità, anche dopo 17 anni», disse l’avvocato Frazzitta e, adesso, finalmente, possiamo fare un countdown per il giorno in cui si saprà la verità, poiché c’è stato l’okay definitivo alla commissione affari costituzionali. Tuttavia, il giorno sembra essere ancora lontano.

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Denise: cosa pensiamo del secondo episodio della docuserie

Abbiamo concluso il primo episodio con l’introduzione di Piero Pulizzi, il padre biologico di Denise Pipitone. Ricordiamo, per i confusi, che Denise ha continuato a usare il cognome Pipitone perché era quello in cui si riconosceva e che quindi le potrebbe dare più ricordi se dovesse leggere il nome o vedere la foto. In più, per chi fa ancora speculazioni sulla vita privata delle persone coinvolte, lasciamo un link dove potete trovare tutte le risposte alle vostre domande. È stato chiesto di non copiarlo per articoli, quindi ci limitiamo a rimandarvi alla pagina sulla vita privata.

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Passiamo, comunque, al secondo episodio. Nel raccontare la storia di Denise pensiamo sempre a Piera Maggio, a come si sia sempre messa in campo andando contro tutto e tutti per cercare non solo di sensibilizzare i cittadini di Mazara che potrebbero sapere qualcosa, ma anche per far sì che la storia arrivi a quante più orecchie possibili. Tuttavia, c’è un’altra figura, oltre quella di Kevin che abbiamo conosciuto maggiormente nel primo episodio, che in tutta questa storia è stata sempre un passo indietro, ma non mancando mai di dare il proprio supporto alla causa. E questo è Piero Pulizzi, il padre biologico della piccola Denise.

Piero è una persona molto umile e sensibile, lo capiamo dalle parole che ha detto dall’inizio alla fine del suo episodio. Un padre che, come tanti, ha dovuto divorziare e, come tanti, ha cercato di fare il meglio per i propri figli, per tutti e tre. Un padre che, come tanti, ha sbagliato in quanto si è ritrovato in una situazione più grande di lui e ha cercato di fare il meglio per evitare che le figlie del primo matrimonio soffrissero. A molti non è piaciuto che abbia giurato sulle proprie figlie qualcosa di falso.

Ma c’è anche da dire che, in particolare la maggiore, aveva 17 anni, a un anno dall’età in cui tecnicamente si diventa adulti, e ci sono tante bambine anche più piccole che superano il divorzio dei genitori e la nascita di una nuova figlia senza distruggere le ruote dell’auto della fidanzata del padre. Ma questi sono solo dettagli, giusto?

Basta anche vedere la differenza fra Jessica Pulizzi e Kevin Pipitone. I due hanno cinque anni di differenza, entrambi hanno covato odio nei confronti del secondo partner del proprio genitore, e Kevin non lo ha neanche nascosto. Ha detto di aver odiato a lungo Pulizzi, e probabilmente è stato anche lecito in quanto da adolescenti «si vede tutto o bianco o nero». Tuttavia uno non ha lasciato che le emozioni (l’ansia, a detta di un giornalista che deve fare sempre il bastian contrario) permettessero di renderlo un incivile maleducato, mentre l’altra ha deciso di distruggere le ruote dell’automobile della partner del padre.

Tornando a Pulizzi, comunque, scopriamo dei dettagli davvero tristi sulla sua vita. In primis, ha dovuto scegliere fra la figlia accusata di aver rapito quella avuta da una seconda relazione, e quella rapita. E nessun genitore dovrebbe arrivare a questo. Nessuno di noi può minimamente immaginare cosa si provi in una situazione del genere. Allo stesso modo, nessun figlio, a qualsiasi età, dovrebbe essere cacciato e rinnegato dalla propria famiglia, dalla propria madre, per aver preso posizione. Quello che viene fuori in questo secondo episodio è che Denise Pipitone si trovava in un ambiente in cui era amata dai suoi genitori e dalla sua famiglia, ma disprezzata da fin troppi, solo per essere nata.

Abbiamo ascoltato delle intercettazioni, alcune che sapevamo a memoria per quante volte sono state fatte sentire, come quel a casa ce la purtai. Quella frase che, ancora, non ha una spiegazione. Le persone che fanno le veci delle Corona che hanno preferito non partecipare alla docuserie hanno detto che la frase è stata estrapolata e ha un altro significato. Ma allora quale? È possibile conoscere le teorie di queste persone? Chi ha preso Denise Pipitone il primo settembre 2001? Chi è che Jessica ha portata a casa, e a casa di chi? Perché dopo quasi 18 anni ancora non si ha una risposta a questa domanda? Denise Pipitone si è rapita da sola?

L’episodio si conclude con l’introduzione di una delle persone che volevano parlare, ma che non sono state ascoltate. Battista Della Chiave, ormai defunto, sembra essere stato l’unico in quel paese a voler provare ad aiutare. Un uomo che, ai tempi, non è stato capito, ma che, ascoltato da due specialisti a distanza di troppi anni, è stato finalmente compreso. Sono state mostrate anche le riprese della moglie che con quel “mi stai mettendo nei guai” ci ha sempre fatto pensare: perché? Perché provare ad aiutare a trovare una bambina di 4 anni rapita dovrebbe mettere nei guai e non portare gloria e onore? Forse perché, dietro, ci sono delle persone potenti.

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Di questo si parlerà nel prossimo episodio, già pubblicato su Discovery Plus e disponibile gratuitamente sul Nove sabato prossimo, alle 21.25 circa. Noi lo aspettiamo con molta ansia, e soprattutto aspettiamo che la piccola Denise possa avere la giustizia che ogni italiano e ogni cittadino del mondo merita.

La storia di Denise Pipitone

Vi invito a visitare il sito ufficiale creato dalla famiglia di Denise Pipitone per informarvi meglio su questa storia. Noi cercheremo di riassumere, toccando però tutti i punti fondamentali. Era il primo settembre 2004, una bella giornata in Sicilia e la piccola Denise di quattro anni giocava nel giardino con la sua cuginetta. In quella strada abita anche una zia, che la vede correre verso casa alle 11.45 circa. Ma Denise Pipitone a casa non è mai tornata. Da quel momento, iniziano le ricerche.

Un mese e mezzo dopo la sua scomparsa, Denise Pipitone è avvistata a Milano con un gruppo di nomadi, un uomo, due donne e tre bambine. La donna parla una lingua straniera, mentre la bambina italiano, come si vede da un video registrato da una guardia giurata che intanto avverte le autorità che purtroppo arrivano troppo tardi. I carabinieri sono convinti che quella fosse proprio Denise Pipitone.

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Un mese e mezzo dopo la sua scomparsa, Denise Pipitone è avvistata a Milano con un gruppo di nomadi, un uomo, due donne e tre bambine. La donna parla una lingua straniera, mentre la bambina italiano, come si vede da un video registrato da una guardia giurata che intanto avverte le autorità che purtroppo arrivano troppo tardi. I carabinieri sono convinti che quella fosse proprio Denise Pipitone.

A maggio 2021 la Procura di Marsala ha deciso di riaprire il caso di Denise Pipitone, scomparsa all’età di 4 anni proprio a causa degli ipotetici errori che ci sono stati nel corso degli anni, insieme a tutti gli ipotetici depistaggi. Al momento le indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone sono ancora in corso e, dopo 17 anni, è stata perquisita la casa in cui un tempo abitava Anna Corona. Mercoledì 12 maggio l’avvocato Frazzitta, che si occupa del caso, riceve una lettera anonima in cui vengono svelati degli importanti dettagli per l’indagine.

In data 2 dicembre 2021 si apre la Commissione d’Inchiesta per stabilire se le indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone siano state o no compromesse. Ma stiamo ancora aspettando.

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