Red: finalmente un film Disney-Pixar che parla interamente di mestruazioni

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In questi giorni non si fa che parlare di Red, il nuovo film Disney-Pixar che ha come protagonista le mestruazioni. Sì, avete capito bene: uscito l’11 marzo su Disney Plus e diretto da Domee Shi, questo film parla delle mestruazioni e di come le ragazze l’affrontano, cercando forse anche di dare una mano alle famiglie che non riescono a parlarne o alle adolescenti che all’improvviso si trovano catapultate in un corpo che non sembra più in loro e che, inevitabilmente, devono sentirsi dire: «ora sei una signorina».

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Facciamo un passo nel passato. In realtà, non è proprio la prima volta che la Disney parla di mestruazioni. Un anno fa infatti vi abbiamo fatto sapere di quella volta in cui la Disney ha parlato di mestruazioni in un vecchio filmato di 10 minuti girato e prodotto da Walt Disney e intitolato proprio The Story of Menstruation, pubblicato tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50. Fu diretto da Jack Kinney, prodotto in collaborazione con la Cello-Cotton Company (che oggi si chiama Kimberly-Clark), un’azienda specializzata nella produzione di diversi prodotti medici, tra cui anche assorbenti e tamponi.

Tuttavia, a differenza di Red che è forse giusto un po’ più sentimentale e adatto ai tempi di oggi, in The Story of Menstruation si esplora il ciclo mestruale anche grazie all’aiuto del ginecologo Mason Hohn. È comunque stato un tentativo per normalizzare o forse sdemonizzare le mestruazioni che ai tempi (e per alcuni, ancora oggi) erano una cosa brutta e di cui non si doveva proprio parlare. Vennero anche dati dei consigli alle ragazze su come affrontare il ciclo. Potrebbe interessarvi guardarlo oggi, per vedere quanto la Disney è cambiata:

L’articolo è spoiler free

Red: il film Disney che parla di mestruazioni

Il titolo originale è Turning Red, ovvero diventare rosso, facendo riferimento proprio alle mestruazioni. Ha come protagonista Meilin Lee, una tredicenne sino-canadese cresciuta a Toronto durante i primi anni del Duemila, che si trova a dover affrontare il periodo che viene descritto sempre come “il più bello della nostra vita“, se rispetti i canoni di bellezza sociali, se hai autostima, se vivi in una famiglia che ti rispetta, se hai amici, se non sei vittima di bullismo o di omofobia, e così via. Insomma, diciamo che dovrebbe essere il periodo più bello della nostra vita, ma a volte è solo quello più terrificante.

Tuttavia Red è incentrato non sui problemi adolescenziali quanto più sulla transizione verso la pubertà e, in particolare, sul primo ciclo e su quanto possa essere terrorizzante. Nel cartone, il primo ciclo è rappresentato da un grande panda rosso. Mei si trasforma in quest’animale proprio quando non riesce a controllare le sue emozioni. Al centro del film c’è anche il rapporto tra madre e figlia, quindi quello tra un’età che passa dall’infanzia all’adolescenza a quella adulta.

Le emozioni cambiano. Quando siamo adolescenti tendiamo a vedere tutto in modo catastrofico, mentre per gli adulti i problemi catastrofici degli adolescenti, spesso, fanno ridere o non sono affatto dei problemi. Tuttavia, c’è un’emozione che condividono le due età: la paura. La paura di crescere, di diventare signorina, di diventare grande, e quella di vedere crescere la propria figlia, che fino al giorno precedente era una bambina e che improvvisamente diventa grande e indipendente.

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Questo film non è solo il primo film Disney in cui si parla di mestruazioni, ma è anche il primo in cui si vedono esplicitamente degli assorbenti e dei tamponi. Red non affronta, però, solo questo tema. Fa anche comprendere ai genitori che è normale sbagliare, che è normale non sapere cosa fare o cosa dire, perché mamme non ci si nasce, ma ci si diventa, e anche a distanza di anni da quando lo si è diventate, ci sono sempre tante cose da imparare. E a volte l’unico modo per farlo, è sbagliare.

Il colore rosso presente nel film non rappresenta solo le mestruazioni, però. È l’imbarazzo, la vergogna, per i propri cambiamenti fisici quanto psicologici. La protagonista vede se stessa in un modo in cui non si era mai vista: grande, puzzolente, pelosa, niente di diverso da come un’adolescente alle prime mestruazioni si vede, anche senza diventare un grosso panda rosso. Il corpo cambia, non ci riconosciamo più, le emozioni ci fanno paura e a volte ci fanno dire e fare cosa che normalmente non faremmo. Il rosso, infatti, è anche quello della ribellione e dell’emancipazione.

Perché ribellione ed emancipazione? Viviamo, ancora oggi, in una società che vuole la donna perfetta. Non un capello fuori posto, non un brufolo sul viso, non un pelo sul corpo, il trucco deve essere perfetto e ovviamente non sia mai che la pancia sia gonfia. Ma anche in una società che vede gli uomini che decidono sulla vita delle donne (un datore di lavoro che non vuole donne incinta, ad esempio) o semplicemente con politici che decidono che una donna non può abortire (vedi: Tennessee: una legge potrebbe permettere ai familiari di uno stupratore di denunciare una donna che abortisce).

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Viviamo in una società in cui non possiamo ancora ritenerci libere ed emancipate, in cui le ragazze vedono questi stereotipi sui social network e pensano che siano corretti. In una società in cui se una donna osa rispondere a un uomo, le viene chiesto se ha le sue cose (perché ovviamente non osiamo dire mestruazioni). Red, invece, insegna, che bisogna coesistere. Le mestruazioni non sono un nemico, all’inizio possono spaventare ma poi ci rendiamo conto che, semplicemente, fanno parte di noi.

La critica su questo film è un po’ divisa. Le adolescenti, le ragazze ma anche diverse adulte, l’hanno trovato un capolavoro. Qualche mamma invece non l’ha apprezzato. La stampa americana, dopo averlo scritto, scrisse che «Red non è niente di meno che eccezionale. Assolutamente colpita dalla soundtrack, detto da una che adora gli NSYNC. Ho urlato di gioia quando un personaggio ha esclamato ‘Grazie Cthulhu”, ma quello che mi ha sconvolta è quanto apertamente discuta di pubertà, ciclo, e della complessità del rapporto madre-figlia». Ma anche su Twitter sono d’accordo:

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