Essere universitari nel XXI secolo: cosa significa?

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Essere universitari nel XXI secolo… Oggi ho deciso di fare una riflessione su questo argomento. Chi segue il blog da un po’ di mesi ricorderà il che schifo avere 20 anni in cui ho parlato anche dell’università e della vita di noi universitari in questo periodo nuovo e tragico. Questa volta, voglio entrare un po’ più nel dettaglio, voglio far comprendere a chi non la frequenta, che non è poi una passeggiata come la si immagina.

No, vi prego, non iniziate con i “e non hai mai lavorato” o con i “zitta e studia” et similia. La mia è solo una semplice considerazione, o forse uno sfogo personale, non intendo in alcun modo discriminare chi ha deciso di lavorare invece che studiare o chi semplicemente non ha ancora trovato la propria strada. Ognuno di noi dovrebbe essere artefice del proprio destino, lo scrittore della propria storia.

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Fonte: pexels

Scrivo dovrebbe perché, sfortunatamente, spesso non è così. Quando hai 13 anni ti viene chiesto di scegliere una scuola superiore da frequentare e già in quel momento iniziano tutte le difficoltà, perché, bene o male, la scuola che scegli potrebbe darti una grande carica verso il tuo futuro. Professionale, classico, scientifico, tecnico, industriale, esistono così tante scuole e così tanti possibili futuri che per un bambino di 13 anni scegliere è impossibile.

Ma il peggio arriva quando arrivi a 18 anni e quella scelta davvero segnerà la tua vita. Notti insonni a pensare cosa vuoi fare, passate a leggere tutte le possibili facoltà che potrebbero piacerti, tutti gli sbocchi lavorativi, a chiederti «chi voglio essere?». Ma cosa succede se non riesci a rispondere a quella domanda? Se arrivi al fatidico orale di quinto superiore e non sai rispondere in alcun modo alla domanda che ti viene posta dalla commissione? O, peggio, se fai una scelta di cui ti pentirai per i prossimi anni?

Essere universitari nel XXI secolo

Frequentiamo le scuole medie e ci dicono che quelli saranno gli anni migliori della nostra vita. Poi passiamo alle superiori e ci dicono la stessa cosa. Veniamo promossi all’Università, e ancora una volta divengono gli anni migliori della nostra vita. Ma allora perché continuiamo a vivere con quell’ansia onnipresente e quello stress addosso, con la consapevolezza di non riuscire a fare abbastanza? Con le crisi di pianto e le notti insonne perché hai troppi pensieri per la testa? Se questi sono gli anni migliori della nostra vita, allora forse conviene davvero prolungare la laurea. 

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Fonte: pexels

Io ovviamente parlo per me. So che ci sono degli universitari fortunati che hanno avuto il tempo di pensare a cosa vogliono davvero fare ed essere o che semplicemente sono riusciti ad azzeccare al primo colpo la propria facoltà, senza alcun ripensamento e magari con un’immensa voglia di studiare delle materie che non gli piacciono e che probabilmente non gli serviranno a nulla se non come arricchimento di conoscenza o cultura personale

Ma se non hai questa fortuna come riesci a superare le giornate, tra una crisi d’ansia e un pianto sopra un libro in cui vedi un ammasso di lettere e con dei professori che cercano di renderti tutto più complesso, in particolare in questo periodo di Covid-19 in cui rimpiangi persino gli esami in presenza? Come possiamo pensare di laurearci se persino noi abbiamo perso la fiducia? 

E quando ti laurei? Quando dai quest’esame? Perché non hai sostenuto l’esame? Come mai ancora non lo hai passato? Ma forse devi studiare un po’ di più. Ce li ripetiamo, noi universitari, nella nostra mente e fungono da lametta in tutti i momenti in cui siamo persi. Ci distruggono mentalmente e ci tolgono tutte le speranze. Giornate buttate sui libri per poi venire bocciati perché a un professore non vai a genio, o perché si pretende che tu sappia ogni virgola di tutti e quattro i libroni che devi studiare, insieme a quelli di tutti gli altri esami.

E pensare che ci dicono anche che adesso è facile. Facile? Dov’è facile? In quale facoltà? Forse nella facoltà che ci piace e che avremmo scelto, se solo avessimo avuto tempo. Perché, in fin dei conti, è tutta una questione di tempo. Se tutti noi universitari avessimo avuto più tempo avremmo scelto la facoltà giusta e non ne avremmo perso altro dietro ad argomenti che non ci interessano. Se avessimo tempo adesso non penseremmo di essere delle nullità, e invece ci tocca rincorrere ogni singolo minuto della nostra vita per cercare di avvicinarci sempre di più alla laurea.

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Fonte: pexels

E dopo la laurea? Dopo la laurea si continua a studiare, perché ti pare che puoi fermarti con una triennale? Ovviamente no. Perché noi universitari non siamo nessuno e non andiamo da nessuna parte, neanche con una laurea triennale. E per questo devi anche sbrigarti, non perdere tempo (vedete? È tutta una questione di tempo), perché altrimenti perdi opportunità di lavoro

Essere universitari nel XXI secolo significa dover rincorrere le aspettative degli altri, perché ormai neanche più importa quello che senti e provi tu, l’importante è che riesci a stare al passo con i tempi e con i tuoi colleghi, che magari riescono a vivere meglio l’università. Perché ovviamente dipende anche da quello, da come la vivi, da come ti senti. Per questo, ogni tanto, nei pochi momenti di lucidità, mi rendo conto che la devo smettere di paragonarmi agli altri. 

E dovrebbe essere sempre così. Essere universitari ti insegna che il percorso è il tuo e non devi rendere conto a nessuno, neanche a chi parla per il tuo bene. Perché tu ti conosci e tu sai quello che puoi e riesci a fare in quel momento e per il tuo bene. Perché nessuno ha sulle spalle i tuoi stessi pesi. In conclusione, ritengo che essere universitari nel 2021 significhi dover affrontare delle situazioni uniche ma allo stesso tempo uguali, che, in fin dei conti, guarderai con un sorriso perché ti aiuteranno a crescere.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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