DDL Zan: il 27 aprile scadono i 6 mesi e si tornerà a discutere

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Era il 27 ottobre quando il DDL Zan è stato affossato in Senato sotto gli applausi e le urla rumorose di politici che hanno scambiato il Senato per uno stadio e che hanno avuto il coraggio di applaudire all’affossamento dei diritti di persone che, semplicemente, amano una persona dello stesso sesso. Era il 27 ottobre quando Simone Pillon ha pubblicato su Facebook una foto in cui sorride scrivendo “ciao ciao Zan”, come se avesse fatto un dispetto ad Alessandro Zan e alla sinistra e non ai bambini, ai ragazzi, agli studenti, agli adulti, a qualsiasi persona che quel decreto di legge avrebbe protetto.

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Facciamo un breve recap: 154 voti favorevoli alla tagliola sul DDL Zan. 131 i contrari. 2 gli astenuti. Il voto è ovviamente stato segreto ma sappiamo chi è che lo ha affossato, perché sono coloro che hanno festeggiato e urlato come se fossero a uno stadio, perché sono le stesse persone che scrivono i post omofobici, che se avessero un figlio gay lo metterebbero in un forno (non sono parole mie, ma di Giovanni De Paoli, consigliere regionale Lega Liguria), che considerano i gay «vittime di aberrazioni della natura» (Luca Lepore e Massimiliano Bastioni, consiglieri regionali leghisti), e potrei continuare ancora.

L’iter del DDL Zan è stato poi bloccato per sei mesi, quindi i senatori non potranno tornare a parlare di cose importanti, come se la vita e la serenità dei cittadini italiani LGBT non fosse importante, per almeno sei mesi, e poi dovrà essere nuovamente discusso. Poi ovviamente ci vorranno altri mesi per farlo tornare nuovamente in Aula (e sappiamo quanto tempo ci abbia messo quest’anno il DDL Zan, ostaggio del leghista Ostellari). Insomma, in questi mesi continueremo e abbiamo continuato a fare la conta delle vittime, ma questa volta daremo un volto ai colpevoli che non sono solo gli omofobi, ma anche quei partiti che preferiscono proteggere i voti che le persone.

Dopo l’affossamento, comunque, l’Italia che esiste e resiste si è fatta sentire, e non poco. Sono state migliaia le persone che sono scese in piazza per manifestare contro una decisione presa da 154 persone che non rappresentano l’Italia intera. Ragazzi, famiglie, coppie, singole persone che hanno speso un pomeriggio per dire: no, insultare e appellare qualcuno per il proprio orientamento sessuale non è un’opinione. Leggete il DDL Zan e lo capirete da soli, senza pendere dalle labbra di quei politici che devono solamente proteggere il proprio elettorato e anche se stessi, perché ricordiamo cosa scrivono i leghisti sui social network:

  • «Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno», Giovanni De Paoli, consigliere regionale Lega Liguria
  • «I gay… che inizino a comportarsi come tutte le altre persone normali», Alessandro Rinaldi, consigliere per la Lega Reggio Emilia
  • «Gay vittime di aberrazioni della natura», Luca Lepore e Massimiliano Bastioni, consiglieri regionali leghisti
  • «I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie», Alberto Zelger, consigliere comunale della Lega Nord a Verona
  • «Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza», Stella Khorosheva, candidata leghista
  • «Fanno le iniezioni ai bambini per farli diventare gay», Giuliana Livigno, candidata della Lega

Il DDL Zan torna ad aprile

«Quanto accaduto in Senato è solo la tappa di una battaglia che arriverà al risultato positivo. La società è lì, più avanti. Noi saremo con questo grande avanzamento in una logica nazionale e europea. La battaglia è diventata una grande battaglia europea. L’Europa ci indica la strada su tanti temi ma su questo vive una battaglia durissima, con la sfida lanciata dalla Corte costituzionale e dal governo polacco e ungherese sul diverso concetto dei diritti, sull’uguaglianza e sulla famigliaSe oggi il tema del confronto è di livello europeo, il nostro impegno deve salire ancora di più di tono», disse a inizio dicembre Enrico Letta.

Lo stesso Zan confermò il progetto, affermando che «dovremmo arrivare a un tentativo fino all’ultimo minuto della legislatura. Dobbiamo cercare di capire come affrontare questo percorso. La via è stretta, una missione impossibile, ma dobbiamo fare tutti i tentativi possibili». Letta poi ha spiegato che in questi quattro mesi, partendo dal 4 dicembre, ci saranno diversi incontri sul territorio per rilanciare gli obiettivi e «arrivare ad aprile con la possibilità di rilanciare nell’ultima fase della legislatura il tentativo di approvare il ddl Zan».

Alessandro Zan disse anche di voler tentare «in tutti i modi di coinvolgere tutte le forze politiche, perché quell’applauso è stato uno schiaffo a tutto il Senato. La via è molto stretta ma dobbiamo tentare a raggiungere questo difficile obiettivo, non possiamo mollare. Più persone parteciperanno a queste Agorà e continueranno la protesta nelle piazze, più noi faremo pressione al senato». Ieri, poi, nella pagine del Domani abbiamo letto delle novità riguardo il DDL Zan, dette dallo stesso promulgatore della legge, Alessandro Zan.

«Sulla bocciatura della legge c’era un convitato di pietra ed era proprio l’elezione del Colle. Le destre volevano ricompattarsi, ma hanno fallito. Anzi, il centrodestra ora è diviso. Qualcuno si sentirà più libero di votare», ha detto, evidentemente più convinto che, se si dovesse votare oggi, la legge avrebbe più probabilità di passare. Con le Agorà del PD poi hanno cercato di «mettere insieme energie per cogliere l’ultima opportunità in questa legislatura».

Infine, conclude: «Vogliamo arrivarci forti di una nuova proposta condivisa. Sulle definizioni si può lavorare per migliorarle. Ma l’identità di genere è nelle sentenze della Corte costituzionale». E noi speriamo davvero che ci riesca, perché ogni giorno qualcuno in Italia potrebbe essere aggredito, verbalmente o fisicamente, per il proprio orientamento sessuale, e magari decide di non denunciare perché non avrebbe senso e perché tante persone hanno denunciato aggressioni verbali senza ottenere nulla.

Cosa non è il DDL Zan

Non voglio far approvare il DDL Zan perché sono contro l’utero in affittoLetteralmente il DDL Zan è una legge che lotta contro la discriminazione e la violenza omotransfobica, quindi l’utero in affitto non c’entra nulla con questa proposta di legge. In più sottolineiamo anche che in Italia la «gestazione per altri», conosciuta in altri termine con «utero in affitto», è illegale. Quelle della destra che quindi usano l’utero in affitto come scusa per andare contro il DDL Zan, sono quindi delle fake news.

È liberticida: no. Il DDL Zan non è liberticida. L’articolo 4 dello stesso (ancora una volta, prima di criticare sarebbe utile informarsi, anche per evitare di fare figuracce) recita: «Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte, purché non idonee a de­terminare il concreto pericolo del compi­ mento di atti discriminatori o violenti». Potete comunque trovare il testo completo e leggerlo con i vostri occhi qui.

Esiste già una legge: no, non esiste già una legge. L’articolo 61 del codice penale che in genere viene citato come legge già esistente prevede che un giudice possa applicare le aggravanti presenti nell’art. 61 del codice penale se una persona viene picchiata per il proprio orientamento sessuale o per la sua identità di genere o per la sua disabilità, tuttavia non è obbligato a farlo. Quindi una persona potrebbe essere più tutelata. Non penso questo sia normale.

Fuori i bambini dalla politica. Il DDL Zan prevede la strategia Nazionale attivata dall’UNAR, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, che è già presente con interventi anti-discriminatori nei campi dell’educazione e dell’istruzione, come anche in quelli del lavoro e delle carceri. Il loro nome è corso di educazione al rispetto. Quindi, cara destra, non si tratta di educazione gender, ma solo di educazione a rispetto di chi ama una persona delle stesso sesso, di chi ha un colore di pelle diverso dal tuo o, ancora, di chi non si identifica nel sesso in cui nasce.

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Fonte: web

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