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Cosa sta succedendo a Myanmar?

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Ne sentiamo parlare troppo poco. Noi stessi, che cerchiamo di tenerci aggiornati su ciò che succede nel mondo, ne siamo venuti a conoscenza da troppo poco, e questo perché non tutte le grandi testate ne stanno dando così importanza e, soprattutto, i TG nazionali non ne parlano. Ma la situazione in Myanmar è davvero seria e tragica, e bisogna puntare i riflettori e cercare di far sapere a tutti quello che sta succedendo in Birmania.

Sì, abbiamo diversi problemi al momento in Europa o negli USA, l’omofobia, il razzismo, una possibile superdestra, il sessismo, ma nulla è tanto serio quanto quelli in Myanmar, in passato conosciuto come Birmania (fino all’ultimo colpo di Stato nel 1989), una nazione del sudest asiatico in cui si trovano tantissimi gruppi etnici. La situazione è critica da ormai mesi, eppure solo nell’ultimo periodo anche in Italia si è cominciato a parlarne. Su Twitter ci sono degli hashtag ma non li abbiamo mai visti in tendenza, e questo è molto triste.

Cosa sta succedendo a Myanmar?

È iniziato tutto il 1 febbraio, quando c’è stato un vero e proprio colpo di stato, in cui è stato ribaltato il risultato della Lega Nazionale Democratica alle elezioni svoltasi a novembre, poiché, secondo la giunta militare, la vittoria è avvenuta tramite frodi. Da quel momento i disordini a Myanmar non si sono mai interrotti e si è arrivati persino al punto in cui la giunta militare ha bloccato Facebook (dopo che le foto condivise e le dirette sono diventate troppe), accusando i cittadini e utenti di diffondere delle fake news concernenti quello che stava davvero succedendo.

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Fonte: twitter

La polizia ha anche denunciato e arrestato Aung San Suu Ky (premio Nobel per la pace), leader della LND, accusata di importare illegalmente delle apparecchiature di comunicazione. Sembrerebbe che abbiano trovato nella sua abitazione privata 6 radio walkie-talkie. In seguito all’arresto ci sono state tantissime manifestazioni contro il regime militare guidato da Min Aung Hlaing, riprese e trasmesse su Facebook. Come segno di protesta, medici e infermieri di Myanmar hanno cessato di lavorare e hanno indossato nastri rossi, colore ufficiale della LND.

Dopo il blocco di Facebook e Whatsapp (che alcuni hanno raggirato tramite l’utilizzo di VPN) in molti hanno deciso di portare alla luce quello che avviene a Myanmar su Twitter, con hashtag #CivilDisobedienceMovement e #JusticeForMyanmar, ma in Italia non sono arrivati o sono arrivati con troppa poca rilevanza. La situazione, però, è divenuta sempre più grave, portando alla morte più di 700 manifestanti, con 19 condanne a morte proprio nelle ultime ore.

Già il fatto che la pena di morte sia legale ci fa accapponare la pelle, ma il pensiero che l’esercito che dovrebbe proteggere i cittadini non sia neanche minimamente dispiaciuto per tutte le persone che hanno perso la vita solo perché vogliono lottare per la libertà e per il proprio futuro, ci fa venire il disgusto. La CNN ha intervistato il generale Zaw Min Tun, che ha affermato che, se i manifestanti sono morti, la colpa è solo loro. Nella stessa intervista ha anche detto che lo stato d’emergenza potrebbe durare ancora due anni, per restare al potere a Myanmar il più a lungo possibile.

Granate contro i manifestanti, uccisioni da cui non sono esentati neanche i bambini (secondo gli attivisti sono morte 714 persone, di cui 48 bambini e tantissimi minori), incarcerazioni a manetta (2800 circa al momento). E si aggiungono anche i 19 condannati a morte, come se il solo manifestare non sia divenuta una condanna a morte in Myanmar. I ragazzi avrebbero contribuito alla morte del vicecapitano di polizia durante le proteste represse con violenza dai militari.

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Fonte: twitter

Il ministro degli esterni, Zin Mar Aung, estromesso dalla giunta militare, ha chiesto aiuto alle comunità internazionali: «Il nostro popolo è pronto a pagare qualsiasi costo per riavere i propri diritti e la propria libertà. Il Myanmar è sull’orlo del fallimento dello stato, del collasso, occorre fare qualcosa e occorre farlo prima che sia troppo tardi», e ci chiediamo perché nessun politico, di destra, di sinistra, abbia ancora cercato di fare qualcosa (anche solo informare andrebbe bene) per aiutare delle persone.

Boris Johnson ha condannato il golpe a Myanmar, Joe Biden ha sospeso qualsiasi accordo sul commercio con il paese finché la democrazia non sarà ripristinata, ma in Italia se ne parla davvero troppo poco. Ma ci rendiamo conto che delle persone stanno perdendo la vita e che il loro voto, la loro democrazia, non è rispettata? Non è una protesta perché si vuole tornare a scuola o perché siamo in una “dittatura sanitaria“. Riassumiamo, ancora una volta.

Le persone hanno votato per un partito e il loro voto non viene rispettato. C’è un colpo di stato ma i cittadini non si sottomettono e cominciano a chiedere che si dia la giusta importanza al loro voto. Ma le forze dell’ordine che, ripetiamolo, dovrebbero proteggere i cittadini, dopo aver bloccato i social per evitare la diffusione di notizie “false”, cominciano a uccidere i manifestanti senza alcuna pietà. Come Kyal Sin Angel, 19enne che è stata freddata con un colpo di fucile alla testa, mentre cercava di lottare per il suo futuro.

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Fonte: twitter

Sono mesi e mesi che in Myanmar si lotta per la libertà e se ne parla fin troppo poco, e questo è un problema. Politici, chiunque ne abbia le competenze e le possibilità, fate qualcosa per queste persone, perché non è concepibile che si muoia per la libertà. Non nel 2021, non in questo secolo.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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