Nel 2021 sono stati arrestati 26 scrittori in Myanmar

Condividi

Cosa sta succedendo a Myanmar? La situazione è più tragica di quel che si pensa, e soprattutto se ne parla troppo poco. Avete mai sentito parlare in tv della situazione? Se sì, è stata una situazione rara, ma considerando che secondo la ong PEN America, che ha pubblicato il Freedom to Write Index, è il Myanmar lo stato dove sono stati arrestati più scrittori (e non sono neanche i soli, basta andare contro il governo per finire in cella), la situazione dovrebbe essere più grave di quanto si pensa.

Cercheremo di riassumere in breve quello che vi abbiamo spiegato già lo scorso anno e, per questo, vi invito a leggere l’articolo: Cosa sta succedendo a Myanmar?. A febbraio 2021 c’è stato un colpo di stato, in cui è stato ribaltato il risultato della Lega Nazionale Democratica alle elezioni svoltasi a novembre, poiché, secondo la giunta militare, la vittoria è avvenuta tramite frodi. La polizia ha anche denunciato e arrestato Aung San Suu Ky (premio Nobel per la pace), leader della LND, accusata di importare illegalmente delle apparecchiature di comunicazione.

Il ministro degli esterni, Zin Mar Aung, estromesso dalla giunta militare, ha chiesto aiuto alle comunità internazionali: «Il nostro popolo è pronto a pagare qualsiasi costo per riavere i propri diritti e la propria libertà. Il Myanmar è sull’orlo del fallimento dello stato, del collasso, occorre fare qualcosa e occorre farlo prima che sia troppo tardi». Boris Johnson ha condannato il golpe a Myanmar, Joe Biden ha sospeso qualsiasi accordo sul commercio con il paese finché la democrazia non sarà ripristinata, ma in Italia se n’è parlato davvero troppo poco.

La CNN ha intervistato il generale Zaw Min Tun, che ha affermato che, se i manifestanti sono morti, la colpa è solo loro. Nella stessa intervista ha anche detto che lo stato d’emergenza potrebbe durare ancora due anni, per restare al potere a Myanmar il più a lungo possibile. Solo in quel periodo, morirono  più di 700 manifestanti, fra questi anche Kyal Sin Angel, 19enne che è stata freddata con un colpo di fucile alla testa, mentre cercava di lottare per il suo futuro.

myanmar-scrittori-incarcerati

Myanmar: paese con più scrittori arrestati

Secondo i dati condivisi e raccolti per il Freedon to Write Index, almeno 277 scrittori, tra accademici e intellettuali in 36 paesi, sarebbero stati ingiustamente arrestati in relazione alla loro scrittura, per il loro lavoro o per la relativa difesa. Due anni fa il numero era di 273 individui, mentre nel 2019 era di 238, per cui il numero continua a salire. Tuttavia, l’aumento più significativo si è verificato proprio in Myanmar, in seguito al colpo di stato del primo febbraio 2021. In paesi come l’Arabia Saudita, la Turchia e la Bielorussia, il numero è alto ma è comunque sceso (sebbene affrontino sempre delle situazioni inammissibili). Questo è l’elenco del 2022:

  1. Cina
  2. Arabia Saudita
  3. Myanmar
  4. Iran
  5. Turchia
  6. Egitto
  7. Bielorussia
  8. Vietnam
  9. India
  10. Eritrea

Come vedete, il Myanmar non è primo, ma in realtà lo è per arresti avvenuti nel 2022. Infatti, in Cina e in Arabia Saudita molti degli scrittori al momento imprigionati stanno scontando una lunga pena per cui non sono stati arrestati nel 2022. Dei 26 scrittori arrestati in Myanmar, 20 sono stati arrestati solo nel 2021. Insieme alla Cina e all’Arabia Saudita, con 85 e 29 scrittori in galera, questo tragico podio è più della metà di tutti i casi, poco più del 50% totale.

In Myanmar, molti scrittori, artisti creativi e figure culturali influenti sono stati presi di mira durante le prime ore del colpo di stato; nel corso del 2021, sono state documentate almeno 26 detenzioni di scrittori e intellettuali.

Oltre al Myanmar, però, sono tanti gli Stati e gli intellettuali che vivono una situazione tragica. «La minaccia alla sicurezza nazionale rimane la principale categoria di accuse legali che le autorità di tutto il mondo accusano per giustificare l’incarcerazione di scrittori e intellettuali pubblici: almeno il 55% delle detenzioni si basa su accuse che gli scrittori hanno minato la sicurezza nazionale. Esempi di queste accuse includono “l’appartenenza a un gruppo vietato”».

Il caso del Myanmar

myanmar-scrittori-incarcerati

Gli arresti in Myanmar sono iniziati «non appena la giunta militare ha preso il sopravvento, probabilmente a causa del loro costante sostegno per i diritti umani, così come il governo della NLD e l’opposizione ai militari». Un esempio è il regista Min Htin Ko Ko Gyi, che era già stato arrestato nel 2019 ma che è tornato in cella la prima notte del colpo di stato insieme al cantautore Saw Phoe Khwar e agli scrittori Htin Lin Oo, Maung Thar Cho, Mya Aye e Than Myint Aung.

In più, «almeno sei poeti sono stati arrestati e detenuti per la loro partecipazione alle proteste guidate dai poeti nel centro di Yangon su Pansodan Road, dove hanno recitato poesie e venduto arte per sostenere la resistenza civile nelle settimane immediatamente successive al colpo di stato». Ad esempio, fra loro, Wai Moe Naing, conosciuto come Monywa Panda, e Khet Thi. La resistanza civile è comunque continuata anche dopo tutti gli arresti.

myanmar-scrittori-incarcerati

«Ampie restrizioni alla libertà di espressione e la possibilità di accedere e condividere informazioni e commenti, in particolare online, hanno gettato un brivido sul discorso pubblico dal colpo di stato», leggiamo sul rapporto del Myanmar su pen.org (per leggere più nel dettaglio: report di pen.org). «Diffuse e lunghe interruzione delle comunicazioni tramite internet, insieme a una maggiore sorveglianza e all’uso dilagante di leggi per criminalizzare l’attività online, sono stati utilizzati anche per mettere a tacere le voci influenti».

Continuano: «L’esercito ha dimostrato la propria volontà di esercitare la chiusura di Internet come mezzo di controllo il primo giorno del colpo di stato, il 1 º febbraio, con l’attuazione di una chiusura a livello nazionale, non appena la notizia del colpo di stato militare ha iniziato a girare» per tutto il mondo tramite internet. Le piattaforme sono quindi state ufficialmente bloccate, incluse Facebook e Twitter.

La situazione quindi, concorderete con me, è seria, ed è allucinante che nell’occidente come nel resto del mondo, si continui con questo silenzio assordante. Non possono esistere guerre, dittature, di serie A e guerre, dittature, di serie B.

close

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.