Omicidio Alice Scagni: la madre aveva chiesto aiuto e adesso chiede giustizia per i due figli

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Lo scorso primo maggio, Alice Scagni, donna di 34 anni, è stata uccisa dal fratello Alberto, di anni 42. Inizialmente la notizia fece subito scalpore: ennesimo femminicidio, ennesima donna morta, povera ragazza uccisa dal suo stesso fratello. Tuttavia la storia è molto più complicata di così, e lo spiega direttamente la madre dei due giovani in una lettera inviata al Secolo XIXLa Stampa e La Repubblica edizione di Genova. Racconta di come abbia provato a chiedere aiuto per il figlio Alberto, con gravi problemi mentali, ma che «la fredda e ignorante burocrazia italiana» ha avuto la meglio.

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Alberto e Alice Scagni

Le donne uccise da un parente, da un marito, da un genitore, da un compagno i vita, sono fin troppe. In occasione della Giornata contro la violenza sulle donne la Polizia Criminale ha postato sul sito del Viminale i dati che vanno dal 1° gennaio 2021 al 21 novembre 2021, secondo cui su un totale di 263 omicidi volontari compiuti in Italia il 35% (quindi 93) sono femminicidi.

Ma è sempre un omicidio, non è un femminicidio“. Apriamo quest’altra parentesi per chi ancora non ne conosce la differenza. Se un giorno decidi di uccidere una persona a caso che incontri per strada, e per casualità è una donna, quello è un omicidio. Se invece decidi di uccidere la tua fidanzata perché vuole lasciarti, quello è un femminicidio. Anche quello di Alice Scagni è un femminicidio, sebbene il fratello fosse un malato mentale.

Di 116 donne uccise nel 2021, 100 sono state uccise in ambito familiare o affettivo, 68 per via di un partner o di un ex. Il 12% di loro aveva denunciato, che è comunque un numero molto basso e allarmante perché ci porta a chiederci: perché le donne non denunciano? In realtà noi questa domanda ce la siamo già posta (ci dicono di denunciare ma non ci proteggono), e siamo giunti alla soluzione che semplicemente molte non denunciano perché sono consapevoli che non cambierebbe molto, e la testimonianza è quel 12% che è stata comunque uccisa. Resta comunque il fatto che denunciare è importante, o almeno chiedere aiuto a qualcuno.

Anche nel caso di Alice Scagni, c’entra una denuncia, c’entrano delle richieste di aiuto, ma non da parte della giovane che è stata uccisa, bensì da sua madre, dalla madre della vittima e del carnefice. Alberto, infatti, è malato mentale e in più occasioni è stato chiesto l’aiuto delle forze dell’ordine per fermarlo, ma evidentemente chi di competenza non ha compreso la gravità della situazione. Lo racconta Antonella Zarri, mamma di Alberto e Alice Scagni.

Alice Scagni: le parole della madre

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Alice Scagni

«Sono Antonella Zarri Scagni, la madre di Alberto Scagni che, la sera del 1 maggio scorso, ha barbaramente ucciso Alice Scagni. Il dramma immenso che ha distrutto la mia famiglia è che Alberto è il fratello di Alice ed entrambi sono figli miei. Sangue del mio sangue e di quello del loro padre. Alberto ha 42 anni ed Alice ne aveva 34. Si amavano entrambi e questo, le assicuro, lo so. Ho vissuto con loro tutta la vita», ha raccontato inizialmente, presentando se stessa ma anche i suoi figli, legati da un legame di sangue e di amore e rispetto reciproco.

Poi, si apre: «Ho visto, in modo prepotente e spietato, insorgere la malattia in Alberto e progredire in modo inesorabile alimentata proprio dall’amore che aveva per sua sorella, con la quale aveva sempre avuto un rapporto stretto e del tutto speciale. Ho cercato in tutti i modi che conoscevo di arginare quella malattia che mi spaventava sempre di più fino a non riconoscere più mio figlio». La donna ha quindi denunciato il figlio, ancor prima che potesse far del male ad Alice Scagni, a sua figlia.

Racconta di come lei e il marito abbiano «assistito impotenti e soli alla sopraffazione spietata della sua devastante malattia. Abbiamo cercato aiuto nelle istituzioni per tentare di evitare ciò che stava apparendo sempre più inevitabile. Ci siamo imbattuti in una fredda ed ignorante burocrazia. Indolente ma prepotente nel suo reiterato e pigro rifiuto di farsi carico del proprio ruolo di garanzia ed aiuto verso i cittadini in difficoltà». E purtroppo non viene difficile crederlo. Basti pensare al caso di Marta Novello: l’aggressore minorenne che l’ha accoltellata 23 volte, è già libero a causa di un errore della burocrazia.

La madre di Alice Scagni aggiunge: «Procuratore, mio figlio, nella sua oscura follia, ci ha preannunciato il delitto che avrebbe commesso tante ore dopo. Noi abbiamo chiamato le forze dell’ordine. Abbiamo chiesto a chi doveva e ne aveva il potere, di fermarlo. Di curarlo Ora quelle telefonate che sono state registrate non sono agli atti del fascicolo che ci è stato messo a disposizione». Ma per Francesco Pinto, procuratore capo facente funzioni, «le telefonate registrate tra la famiglia Scagni da una parte e le forze dell’ordine e le autorità sanitarie dall’altra, non sono rilevanti per l’incidente probatorio attinente alla capacità di intendere e di volere dell’omicida».

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Alice Scagni

Le telefonate «non solo sono state acquisite, ma messe agli atti dell’inchiesta numero due» del delitto. Al primo fascicolo aperto dal pm Paola Crispo per omicidio contro Alberto Scagni, scrivono sulla Repubblica, «ne è stato aggiunto un secondo per omissioni d’atti d’ufficio al momento a carico di ignoti», e quindi assicura che il contenuto delle telefonate sarà messo a disposizione al termine delle indagini preliminari.

La madre intanto scrive di essere «perfettamente consapevole del fatto che le cronache, su come è stata distrutta la mia famiglia, presto termineranno. Ho l’atroce sospetto che si voglia far calare il silenzio su ciò che è accaduto. Lo dico da madre alla quale sono stati ‘uccisi’ due figli: abbiate il coraggio di rendere pubblico il drammatico dialogo di un genitore che invoca disperatamente aiuto sapendo che il proprio figlio, delirante, impazzito, sta per uccidere sua sorella, e la risposta delle forze dell’ordine. O forse la vergogna di qualcuno deve essere protetta?». Delle accuse molto chiare, mirate. E speriamo che presto possano avere una risposta.

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