La giustizia in Italia: il 15enne che accoltellò Marta Novello due anni fa, è già libero

Condividi

Era il 22 marzo 2021, circa le 17. Marta Novello, 26enne, stava facendo jogging a Treviso, quando all’improvviso un ragazzino di 15 anni le ha inverto più di venti coltellate. Fortunatamente, Marta è riuscita a sopravvivere per raccontare tutto l’accaduto, dopo due interventi molto delicati ai polmoni, l’aggressore è stato arrestato e lei pensava di poter ottenere giustizia per quel che è successo. Tuttavia, oggi giunge la notizia, condivisa dal Corriere del Veneto: il quindicenne è libero e ha lasciato l’Italia, raggiungendo la madre a Londra.

giustizia-per-marta-novello

«Voleva rubarmi il portafoglio», ha raccontato Marta Novello una volta svegliata dal coma farmacologico. Un testimone dell’aggressione disse a Pomeriggio Cinque di aver visto «quel ragazzo uscire dal fosso sporco di sangue. Lui non mi sembrava agitato, camminava normalmente, i carabinieri non hanno fatto fatica a portarlo via». Il ragazzino fu imputato dei reati di tentato omicidio e tentata rapina aggravata, e gli è stata riconosciuta una parziale incapacità. Tuttavia, era stato anche dichiarato capace di intendere e volere dallo psichiatra forense bolognese Giovanni Battista Camerini, che gli aveva riscontrato al più qualche problema di tipo psichiatrico e una forte immaturità.

Al ragazzo poi sono stati inflitti lo scorso dicembre sei anni e otto mesi per tentato omicidio e tentata rapina con riconoscimento di vizio parziale di mente (non totale come aveva chiesto la difesa). Il Tribunale dei Minori di Venezia a novembre aveva ammesso il rito abbreviato condizionato, ovvero con la possibilità di assumere ex novo altri elementi di prova. Adesso, però, il ragazzino è già libero, e non è neanche più in Italia a causa della lenta burocrazia italiana.

Marta Novello, per fortuna, è stata salvata in ospedale dopo le 23 coltellate che le hanno ferito fegato, polmoni, mani, viso e buona parte del corpo. Stefano Formentini, direttore del Ca’ Foncello, disse che «gli interventi chirurgici, il rischio di infezioni, le medicazioni continue che hanno messo a dura prova anche il morale della giovane hanno ora portato a un buon miglioramento delle sue condizioni generali». E oggi per fortuna sta bene, almeno fisicamente.

Marta Novello: il quindicenne che l’aggredì è già libero

giustizia-per-marta-novello

Sei anni e otto mesi, solo per modo di dire. Perché l’aggressore di Marta Novello è già libero e si trova a Londra dalla madre. In che modo? L’adolescente è stato scarcerato prima del terzo grado di giudizio in tribunale, poco importa che avrebbe potuto uccidere una donna che non gli aveva fatto nulla. «Non è facile, per Marta, accettare l’idea che appena sedici mesi dopo averle inferto ventitré coltellate, il responsabile sia già a piede libero», ha detto al Corriere del Veneto il legale della vittime, l’avvocato Alberto Barbaro.

Sedici mesi, meno delle coltellate che sono state inflitte sul corpo della donna, che sarebbe potuta morire. Solo sedici mesi, dopo tutti i gravissimi danni che ha subito agli organi interni e da cui si è salvata solo dopo diverse operazione. Solo sedici mesi, dopo che in primo grado era stato condannato a sei anni e otto mesi. Solo sedici mesi, anche dopo che la Corte d’Appello di Venezia aveva ridotto la pena a cinque anni. Ma da cinque anni a meno di due, la differenza è tanta.

Cos’è successo? Il pm ha chiesto e anche ottenuto che il giudice per i minorenni, pur di farlo uscire dal carcere, disponessi per il minorenne il trasferimento in una comunità. Tuttavia, l’ordine andrebbe comunicato in anticipo al destinatario. Ed è qui che è stato creato un macello all’italiana: secondo il legale di Marta Novello, il provvedimento non sarebbe stato notificato al ragazzino perché sarebbe stata erroneamente indicata la data del 20 settembre, invece che 20 luglio, come termine ultimo per la comunicazione.

giustizia-per-marta-novello

E quindi il ragazzino è riuscito a tornare a casa e poi ad andarsene a Londra (secondo alcune voci) dove la madre lavora come cuoca. «A pesare è soprattutto la frustrazione per quella che viene vissuta come l’ennesima ingiustizia. Lo Stato riuscirà a riportare in Italia l’aggressore affinché sconti quella pena definitiva che dovrebbe avere lo scopo di recuperarlo?», ha detto il legale di Marta Novello. Noi ce lo auguriamo, perché sarebbe solo l’ennesima ingiustizia dovuta alla burocrazia italiana.

close

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.