Obiettivo Cittadinanza: la testimonianza di come la strada sia dura per chi non ha i followers

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Qualche settimana fa Khaby Lame ha ricevuto la cittadinanza italiana e gli è stato addirittura comunicato su Twitter dal sottosegretario agli Interni, Carlo Sibilia. Tuttavia, per tutti gli altri cittadini che magari stanno aspettando ancora da prima di lui, la strada è ancora in salita. Ovviamente, Khaby Lame non ha alcuna colpa e in nessun modo ce la prendiamo con lui (anzi, in un certo senso ha persino denunciato la situazione della burocrazia italiana in tutto il mondo), il problema è proprio lo Stato italiano.

«Caro Khaby Lame, volevo tranquillizzarti sul fatto che il decreto di concessione della cittadinanza italiana è stato già emanato i primi di giugno dal Ministero dell’Interno. A breve sarai contattato dalle istituzioni locali per la notifica e il giuramento. In bocca al lupo», con tanto di bandierina italiana. A scriverlo è stato Carlo Sibilia, parlamentare da 9 anni e sottosegretario al Ministero dell’Interno da 4. Tuttavia, qualcuno si chiede a quanti cittadini nelle stesse condizioni di Khaby Lame lui abbia indirizzato tweet simili.

Lo stesso tiktoker più seguito al mondo aveva denunciato la situazione della cittadinanza italiana per i ragazzi nati all’estero ma che vivono qui sin da bambini, che hanno frequentato anche le scuole, in un’intervista con La Repubblica: : «non è giusto che una persona che vive e cresce con la cultura italiana per così tanti anni ed è pulito, non abbia ancora oggi il diritto di cittadinanza. E non parlo solo per me». Il tiktoker infatti sarebbe voluto andare al VidCon, la conferenza di youtuber tiktoker che si svolge negli Stati Uniti, ma il suo visto non è arrivato in tempo, in quanto con il passaporto senegalese è più complesso ottenerlo.

In queste settimane si è anche parlato di Ius Scholae, ovvero una proposta di legge che consiste nel dare la cittadinanza italiana ai figli di extracomunitari che hanno frequentato un ciclo scolastico in Italia, senza dover per forza attendere di compiere 18 anni. Questo perché i ragazzi che sono nati in Italia ma da genitori non italiani, non sentono la differenza culturale con gli altri ragazzi nati in Italia, ma da genitori italiani. Ma la situazione è ancora troppo complicata.

Obiettivo Cittadinanza: le storie di 3 italiane, ma senza la cittadinanza

Un interessantissimo articolo su Wired ha evidenziato il problema degli studenti e delle persone che vivono in Italia per la gran parte della propria vita, ma che non possono essere considerati cittadini italiani, non godendo quindi di tutti i vantaggi da studente italiano, come gite scolastiche all’estero, o persino il progetto Erasmus, o anche gareggiare a livello nazionale nello sport in cui si è più portati.

L’articolo è stato anche pubblicato per promuovere la campagna Obiettivo Cittadinanza, a cui hanno aderito tutte e tre le ragazze che hanno portato la propria testimonianza. La campagna è promossa dall’associazione CittadinanzAttiva e dal movimento Italiani senza cittadinanza, per sensibilizzare l’opinione pubblica e spiegare chi sono le ragazze e i ragazzi che vogliono essere cittadini del loro Paese, ovvero dei ragazzi e ragazze che non hanno nulla a che fare con baby gang o con immigrazione clandestina.

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Fonte: Obiettivo Cittadinanza

La prima a parlare è Hiba, 23 anni, arrivata dalla Tunisia quando aveva solo 5 anni, con suo fratello e sorella. Il padre, pescatore, viveva già da un po’ a Mazara Del Vallo. «A sedici anni sognavo di entrare all’Accademia militare, ma la mia famiglia non ha mai raggiunto il reddito necessario a farmi avere la cittadinanza. Allora, mi sono iscritta all’università e ho studiato mediazione linguistica e culturale. Mi sono laureata con il massimo dei voti, pur non potendo fare l’Erasmus», racconta. È quindi una questione di reddito.

Spiega poi che «per ottenere il visto che serve per partecipare al programma di mobilità studentesca dell’Unione europea servivano troppi soldi. Adesso, invece, non posso partecipare a molti bandi, perché sono riservati ai cittadini italiani, e molti dei concorsi a cui potrei accedere anche col solo permesso di soggiorno sono pieni di cavilli. Sembra, quasi, siano scritti per sabotare il nostro percorso di studi».

Kristiana, 27enne di origine albanese ma in Italia da quando aveva 6 anni e mezzo, racconta di una pessima esperienza avuta in primo superiore: «la scuola organizzò una piccola gita di due giorni all’estero. Ero l’unica extracomunitaria in classe e la Croazia, dove dovevamo andare, non era ancora entrata nell’Unione Europea. Mia madre dovette andare a Roma per farmi ottenere il visto. Riuscii a partire, ma arrivata alla dogana rimasi ferma mezz’ora al controllo e tutti furono costretti ad aspettare me, l’albanese».

Con il cuore in mano, ha dovuto abbandonare la possibilità di una «carriera militare, compresa quella nella Guardia costiera e nella Marina militare. Mi sarebbe stato impedito anche navigare come allievo o su navi mercantili o di trasporto passeggeri. Nel frattempo, da cittadina straniera nel mio Paese, sto scoprendo tutte le altre limitazioni del mio non essere considerata italiana: ci sono difficoltà a prendere un prestito, persino per acquistare un telefono a rate. Le compagnie telefoniche hanno delle graduatorie interne dei ‘cattivi pagatori’ fatte anche in base alla nazionalità e se hai quella sbagliata è molto difficile tu possa ottenere un comodato d’uso».

Infine, una sportiva. Alexandra è moldava e da quando aveva cinque anni vive a Soave, in provincia di Verona. Appassionata di sport, si approccia con la marcia, diviene campionessa italiana nel 2019 e da lì ha cominciato ad avere problemi per la cittadinanza mancata. «Pur essendo campionessa italiana nella mia categoria, non ho potuto vestire la maglia azzurra e rappresentare l’Italia in una competizione internazionale che si teneva a Baku, in Azerbaijan. Nell’ultimo anno ho vinto altri premi in Italia, i 3 chilometri, i 20 chilometri e ultimamente i 10mila metri in pista. Il problema è che ad agosto ci sono i mondiali under 20 ma, salvo miracoli della burocrazia italiana, non potrò parteciparvi».

Ragazze, donne, sportive, studentesse, semplicemente persone che non hanno niente, niente!, in meno a delle coetanee con gli stessi sogni e hobby, ma che hanno avuto la fortuna (perché, oggettivamente, è solo fortuna, non scegliamo da chi nascere e dove nascere) di avere dei genitori italiani. Che lo stato faccia subito qualcosa per queste persone, senza aspettare che diventino delle persone più seguite su qualche social network.

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