Molestie sul lavoro: vittima una donna su due in Italia

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Non c’è più bisogno del femminismo, le donne hanno più diritti degli uomini, oggi siete solo esagerate,… E tante altre storielle che ci sentiamo raccontare ogni giorno da uomini e persino da donne che evidentemente vivono nel mondo delle favole, con molestie sul lavoro, catcalling e oggettificazione del nostro corpo. Fondazione Libellula ha condotto un’indagine su più di 4.300 lavoratrici dipendenti e libere professioniste, e da questa è emerso che metà delle donne ha subito molestie sessuali e discriminazioni di genere sul luogo di lavoro.

Fondazione Libellula è un’«iniziativa di responsabilità sociale di Zeta Service», che ha preso piede nel 2017 e nel 2020 è divenuta una Fondazione. Il loro obiettivo è quello di promuovere «la cultura della bellezza per prevenire e contrastare ogni forma di violenza sulle donne e di discriminazione di genere. Equità, armonia dei legami, rispetto di ogni essere umano, attenzione alle piccole cose: questi i valori che ci impegniamo a diffondere in ogni contesto». In particolare, si mira a supportare concretamente le donne che hanno subito violenza e che «stanno percorrendo la strada verso la propria autonomia, personale e professionale».

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In che modo? «Realizziamo nelle aziende attività personalizzate di informazione e sensibilizzazione su violenza e discriminazione di genere, per agire concretamente sul piano culturale: stereotipi, empowerment, linguaggio, managerialità inclusiva e servizi di contrasto alle molestie come la Consigliera di Fiducia», leggiamo sul sito ufficiale. E nel 2022, sebbene ci piace pensare di essere avanti rispetto al secolo scorso, la situazione non è poi così migliore.

Facciamo l’esempio del catcalling. Quando succede, quando qualcuna ha il coraggio di denunciare, viene addirittura criticata. Politici che chiamano il catcalling “bravata” (a meno che non sia una persona straniera a farlo), donne che dicono che per loro è un “complimento“, uomini che danno per scontato che tu te la sia cercata perché sei uscita vestita in un certo modo e che fischiandoti come se fossi un cane, ti facciano un piacere. Tuttavia, nelle aziende la situazione non è poi così diversa.

Molestie sul lavoro: i dati sconvolgenti

1 donna su 2 ha subito una molestia o una discriminazione sul lavoro. 1 donna su 4 ha avuto contatti fisici non desiderati. Sono questi i dati emersi dall’indagine LEI (lavoro, equità, inclusione). Il 55% delle intervistate ha dichiarato di aver subito discriminazioni o molestie sessuali sul posto di lavoro. Di queste, il 53% ha dichiarato di aver ricevuto complimenti espliciti non graditi e il 22% contatti fisici indesiderati. Le molestie sul lavoro sono una triste realtà che purtroppo si tende a non tenere in conto, soprattutto perché spesso, anche per paura di perdere il lavoro, non si riesce a reagire.

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Il 58% delle donne intervistate, infatti, ha confermato di non riuscire a denunciare la questione, mentre il 38% teme di passare come una persona “acida” o aggressiva. L’11%, invece, semplicemente non sa cosa fare. I dati evidenziano anche il problema della discriminazione sul lavoro: il 62% delle donne spiega di essere considerata aggressiva se si mostra ambiziosa e determinata sul lavoro: tra queste, il 42% ricopre ruoli dirigenziali all’interno delle aziende. Il 71% denuncia anche che i ruoli di vertice vengono affidati prevalentemente ai colleghi e il 79% che gli uomini fanno carriera più velocemente. 

E vogliamo parlare anche della maternità? Il 41% delle donne intervistate per il sondaggio ha confidato di aver avuto difficoltà a comunicare all’azienda di essere incinta, il 68% ha visto rallentare la propria carriera dopo la gravidanza e il 65% ha ricevuto allusioni e commenti sulle conseguenze negative della maternità in azienda. Ci rendiamo conto della gravità della situazione? Solo qualche mese fa abbiamo parlato di Elisabetta Franchi, la donna che fa guerra alle donne “non -anta”, ma la situazione non è poi così migliorata.

«Questi dati fotografano una situazione inquietante all’interno dell’ambiente lavorativo delle aziende italiane e devono imporre una riflessione: il linguaggio e gli atteggiamenti non verbali occultano la dimensione professionale sul posto di lavoro, che per tante diventa un luogo poco sicuro e complicato dal punto di vista fisico e psicologico», ha detto Debora Moretti, fondatrice e presidente di Fondazione Libellula. «Per tante, i luoghi di lavoro rappresentano contesti poco sicuri, psicologicamente e fisicamente complicati».

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