I morti sul lavoro in Italia sono uno dei tanti problemi

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Abbiamo parlato in diverse occasioni delle morti sul lavoro, e in alcuni caso persino in relazione all’alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, dopo che l’Anmil ha pubblicato i dati nazionali del 2022 in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, e siamo venuti a conoscenza del fatto che solo quest’anno sono morte 677 persone mentre lavoravano, quindi tre al giorno, è inevitabile non parlarne ancora. Certo, le vittime sono persino in calo, ma questo non rende il problema meno serio.

Principalmente abbiamo parlato della sicurezza sul lavoro quando sono stati coinvolti dei minorenni che sarebbero dovuti essere a scuola. Lorenzo Parelli, che purtroppo ha perso la vita a solo 18 anni mentre si trovava in una fabbrica per l’alternanza scuola-lavoro, e Giuseppe Lenoci, che di anni ne aveva 16 ed è morto in un incidente stradale mentre si trovava insieme agli pseudo colleghi (visto che comunque lui era uno studente e di certo non poteva essere considerato proprio un lavoratore) sono i nomi delle due vittime giovanissime. A loro si aggiunge anche un 17enne gravemente ustionato.

Giuseppe Lenoci
Lorenzo Parelli

Negli ultimi giorni, invece, si è parlato anche di Sebastian Galassi, che era un rider. Uno di quei lavoratori che neanche viene preso in considerazione, con zero diritti e che viene quasi spronato a mettere in pericolo la propria vita nelle strade delle città, per fare consegne in meno tempo possibile e quindi prendere più ordini per guadagnare e guadagnare quei pochi spiccioli all’ora. Il rider è uno di quei lavori che si fa perché se ne ha bisogno, non di certo per passione, e per questo c’è chi se ne approfitta.

Le morti sul lavoro nel 2022

677 vite perse a causa del lavoro, di quella cosa che devi fare letteralmente per vivere, soprattutto considerando la crisi che ha fatto alzare fin troppo le bollette. I dati dell’Inail sono stati diffusi dall’Anmil, l’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invali di del Lavoro, in occasione della 72esima edizione della Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, che si celebra la seconda domenica del mese di ottobre.

In 8 mesi, ci sono state 677 vittime, quindi quasi 3 al giorno. Rispetto al medesimo periodo del 2021, quando le vittime furono 772, si registra un sensibile calo del 12,3%. In totale, gli infortuni denunciati nel periodo gennaio-agosto sono 484.561 (cioe’ 2.019 al giorno), con un aumento del 38,7% rispetto ai 349.449 dei primi otto mesi del 2021. Le malattie professionali sono state 39.367 (+7,9%).

«Nonostante la grave recrudescenza del fenomeno infortunistico che grava sul Paese, ad oggi la sicurezza nei luoghi di lavoro non riceve la giusta considerazione, che dovrebbe invece rappresentare una priorità e questa manifestazione è l’occasione per sensibilizzare sul tema le forze politiche appena elette a governare il Paese, stimolando riflessioni e assunzioni di un impegno per il futuro, al fine di attuare un programma di interventi che tenga conto di proposte concrete come le nostre per arginare morti e infortuni sul lavoro e malattie professionali», ha detto il presidente nazionale Anmil Zoello Forni.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha invece dichiarato: «i numeri delle vittime degli incidenti sul lavoro, nonostante i numerosi provvedimenti normativi con i quali si è cercato, nel tempo, di prevenirli sono allarmanti, drammatici. Raccontano storie di vite spezzate, di famiglie distrutte, di persone gravemente ferite, di uomini e donne che invocano giustizia. Persone che si appellano alle istituzioni, ai datori di lavoro, alla coscienza di chiunque sia nelle condizioni di rendere i luoghi di lavoro posti sicuri, in cui sia rispettata la dignità della persona».

«Lavorare non può significare porre a rischio la propria vita. Ecco perché la Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro è occasione preziosa per richiamare l’attenzione su un fenomeno inaccettabile in un Paese moderno che ha posto il lavoro a fondamento della vita democratica».

Sergio mattarella

Andrea Orlando, ministro del Lavoro, ha dichiarato: «quotidianamente siamo costretti ad aggiornare il triste contatore delle vittime sul lavoro, e anche se il dato statistico risulta in calo, non possiamo rassegnarci ad una logica quasi di assuefazione alle continue notizie di incidenti. Nella mia esperienza posso dirvi che ogni vittima lascia il segno. Tutte le vittime lasciano una ferita indelebile perché sono vite strappate ai loro affetti, alle loro famiglie, alla nostra società».

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Il leader della Cgil, Maurizio Landini: «Siamo di fronte a una vera e propria strage, una situazione non più accettabile. Non c’è giorno che qualche persona non muoia sul lavoro, proprio nei giorni scorsi abbiamo lanciato l’idea che dal 17 ottobre al 22 ci sarà una settimana di mobilitazione straordinaria. Il 22 ottobre qui a Roma abbiamo organizzato una grande manifestazione unitaria, insieme a Cisl e Uil, proprio per rimettere al centro questo tema».

Luigi Sbarra, segretario generale della Cisi: «Il lavoro non può coincidere con le morti nei cantieri o sui campi o nelle fabbriche e non può essere fonte di malattie o infortuni». Infine, il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri: «quasi 700 morti sul lavoro in 8 mesi sono cifre da guerra civile. Lo abbiamo ribadito dappertutto: spesso non sono incidenti ma omicidi, perché dietro queste tragedie ci sono consapevoli irresponsabilità dettate dalla brama di profitto». Speriamo, però, che si faccia qualcosa di concreto per aiutare le persone e per diminuire drasticamente le morti sul lavoro.

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