Shanti De Corte: 23enne sopravvissuta all’attentato di Bruxelles, ha scelto l’eutanasia

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In diverse occasioni abbiamo discusso sui vantaggi dell’eutanasia, sottolineando anche come ci siano casi e casi. Se una persona è ormai un vegetale, è tenuta in vita da macchine e non ha speranze di riprendere in mano la sua vita, ha tutto il diritto alla morte buona. Se però una persona soffre di depressione, può sempre guarire. Ci sono dei farmaci e delle persone che ti aiutano. Per questo la storia di Shanti De Corte, una 23enne che è sopravvissuta all’attentato di Bruxelles ma che ha deciso di ricorrere all’eutanasia per la depressione, fa tanto discutere.

Alcuni sono contrari a prescindere, come diverse persone di destra fra cui Simone Pillon, altri invece sono a favore sempre, anche in questo caso che però, più che eutanasia, è quasi un caso di suicidio. Una ragazza che viene aiutata a morire non per dei problemi fisici, bensì mentali (come lo è la depressione), è stata aiutata a suicidarsi invece che a riprendere in mano la sua vita, come, in passato, hanno fatto tante persone sopravvissute ad attentati o alla guerra.

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In Italia l’eutanasia non è legale, in quanto è paragonata a un omicidio volontario (art. 575 c.p.), tuttavia se, come nell’art. 579, si verificasse l’omicidio del consenziente, la reclusione sarebbe da 6 a 15 anni. La Cass. Civile Sez. I n. 21748/07 stabilisce invece che un giudice ha la facoltà di autorizzare la disattivazione dei presidi sanitari di un paziente in stato vegetativo «di cui sia accertata l’irreversibilità secondo standard internazionali, e che [..] questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento».

Cos’è, però, l’eutanasia? Apriamo una parentesi anche su questo. Il termine greco significa letteralmente buona morte, poiché composto dalle parole greche εὔ-, che significa bene, e θάνατος, che invece significa morte, tuttavia non dovrebbe essere paragonabile al suicidio o all’omicidio, in quanto non tutte le persone possono accedervi. In altre occasioni abbiamo proprio fatto l’esempio della depressione: se tu sei una persona sanissima, ma magari soffri di depressione e vuoi mettere fine alla tua vita, non è una buona scusante per poter accedere a questa pratica. Ma nel caso di Shanti De Corte, questo è stato consentito.

La storia di Shanti De Corte: eutanasia per depressione

Shanti De Corte era una ragazza belga di 23 anni, morta di eutanasia. La magistratura belga infatti ha ritenuto accessibile per lei questo procedimento, pur trattandosi di depressione. La ragazza se ne era infatti ammalata quando sei anni fa è sopravvissuta miracolosamente all’attentato avvenuto all’aeroporto di Bruxelles-Zaventem e rivendicato dall’Isis, ma già da prima, secondo i media locali, soffriva di problemi psicologici. L’attentato li ha solo resi più insopportabili.

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Attentato di Bruxelles

Il 7 maggio scorso, quindi, ha deciso di ricorrere all’eutanasia, con i genitori presenti al capezzale. Nel suo ultimo messaggio su Facebook scrive: «Mi sento come un fantasma che non sente più niente. Ma forse ci sono altre soluzioni oltre ai farmaci. Ho riso e pianto fino all’ultimo giorno. Ora me ne vado in pace. Sappiate che già mi mancate». E così, se n’è andata. E quindi è esplosa una polemica post mortem, sulla decisione di consentirle di ricorrere all’eutanasia.

Proprio negli ultimi giorni in Belgio aveva fatto scalpore la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo secondo cui l’eutanasia concessa a una donna di 64 anni affetta da depressione clinica ha violato l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il diritto alla vita. «La Corte ha dichiarato che la violazione si è verificata quando la Commissione federale belga per il controllo e la valutazione dell’eutanasia non ha esaminato in modo adeguato le circostanze che hanno portato all’eutanasia, sottolineando anche la mancanza di un’indagine penale tempestiva dopo il fatto», ha scritto Aleteia riportando i dettagli del caso, avvenuto nel 2012.

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Tuttavia, oltre a questa polemica, ci si dovrebbe interrogare anche su un’altra questione: negli ultimi giorni parliamo di due 23enni che hanno deciso di morire. Da una parte Shanti De Corte, che ha scelto di ricorrere all’eutanasia, dall’altra, il ragazzo morto di CFU, che aveva detto ai genitori di starsi per laureare ma che, al posto di conseguire la laurea, si è ucciso. C’è un problema in questa generazione che gli adulti non comprendono, un problema di salute mentale che va ascoltato dai professionisti, ma anche un problema a chiedere aiuto.

Per favore, se avete pensieri suicidi, rivolgetevi al numero 02 2327 2327, e salvatevi la vita.

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