Trump sente Putin, ma la pace resta lontana: il Cremlino rilancia mentre cresce la tensione con la Polonia
Nel giorno in cui gli Stati Uniti hanno celebrato il 250º anniversario dell’Indipendenza americana, la diplomazia internazionale ha provato a rimettere in moto uno dei dossier più delicati degli ultimi anni: quello della guerra in Ucraina. Donald Trump ha infatti approfittato della ricorrenza per una serie di telefonate con i principali protagonisti del conflitto, parlando prima con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e poi con quello della Russia Vladimir Putin.
Il colloquio con il leader russo, durato circa un’ora e mezza, rappresenta uno dei contatti più significativi degli ultimi mesi e arriva in un momento particolarmente delicato, con il conflitto che continua a intensificarsi sia sul fronte militare sia sul piano diplomatico. L’obiettivo dichiarato resta quello di riaprire un percorso negoziale, ma le posizioni delle parti sembrano ancora molto distanti.
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ToggleTrump e Putin tornano a parlare di Ucraina
Secondo quanto riferito dal consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, durante la telefonata Trump e Putin hanno affrontato il tema di una possibile soluzione al conflitto, anche in vista del prossimo vertice della Nato che si terrà in Turchia.

Mosca ha ribadito di essere favorevole a una soluzione “politico-diplomatica”, ma soltanto nel rispetto dei propri “approcci di principio”. Una formula che, ancora una volta, lascia intendere come il Cremlino non abbia alcuna intenzione di modificare le proprie richieste territoriali e strategiche.
Si tratta di una posizione che continua a essere incompatibile con quella di Kiev, che insiste invece sul pieno ripristino della propria sovranità territoriale. Di conseguenza, nonostante il dialogo tra Washington e Mosca, il percorso verso un cessate il fuoco appare ancora estremamente complicato.
Ha rapito il presidente venezuelano, ha scatenato la guerra in Iran, affama Cuba, ammicca all'invasore russo, minaccia il Papa, Groenlandia, Polonia e pure l'Italia solo per distrarre il mondo dai suoi intrallazzi con #Netanyahu, l'insidertrading, lui il pedofilo in #epsteinfiles https://t.co/mylo6I5fLy
— raffaella nistri (@raffanchio) July 6, 2026
Zelensky punta sul sostegno americano
Prima del colloquio con Putin, Donald Trump aveva parlato anche con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che continua a considerare gli Stati Uniti l’attore decisivo per arrivare a una possibile soluzione diplomatica.
Al termine della telefonata, Zelensky ha dichiarato che il prossimo vertice Nato rappresenterà un’importante occasione per proseguire il confronto con Trump sugli sforzi per arrivare alla pace.
“Esiste una reale possibilità di porre fine a questa guerra e la determinazione dell’America è decisiva“, ha affermato il presidente ucraino, sottolineando però che il suo Paese ha ancora bisogno del sostegno militare degli alleati.
Nel frattempo, Zelensky ha avuto un nuovo colloquio anche con il presidente francese Emmanuel Macron, ribadendo la necessità di ricevere ulteriori sistemi di difesa aerea e di aumentare la pressione internazionale sulla Russia.
Mosca alza la tensione con la Polonia
Se sul fronte diplomatico si prova a mantenere aperto il dialogo, sul piano militare il clima continua invece a peggiorare. Nelle ultime ore il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha rivolto un duro avvertimento alla Polonia, accusandola di sostenere direttamente l’Ucraina attraverso la produzione di droni destinati all’esercito di Kiev.
“Varsavia farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza“, ha dichiarato Peskov, aggiungendo che il ministero della Difesa russo avrebbe già individuato gli stabilimenti coinvolti nella produzione dei velivoli senza pilota.

Le parole del Cremlino arrivano dopo alcune indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti avrebbero informato la Polonia del rischio che Mosca possa valutare una provocazione militare contro un Paese membro della Nato, nel tentativo di testare la compattezza dell’Alleanza Atlantica.
Peskov ha liquidato queste ricostruzioni definendole “racconti horror” diffusi dai media occidentali, ma il tono delle sue dichiarazioni è stato comunque interpretato come un nuovo segnale di pressione nei confronti di Varsavia.
Il vertice Nato sarà decisivo
L’Ucraina sarà inevitabilmente uno dei temi centrali del prossimo vertice Nato, durante il quale gli alleati dovranno confrontarsi anche con la posizione della nuova amministrazione americana.

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha infatti riaperto il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza europea. Da mesi il presidente americano ribadisce la necessità che gli alleati aumentino le proprie spese militari e riducano la dipendenza dalla protezione garantita da Washington.
Per questo motivo, il summit sarà osservato con particolare attenzione, soprattutto alla luce dell’imprevedibilità che continua a caratterizzare la politica estera del tycoon.
Mosca insiste sui successi militari
Dal canto suo, il Cremlino continua a rafforzare la propria posizione negoziale mostrando sicurezza sul piano militare.
Yuri Ushakov ha definito il colloquio tra Putin e Trump “professionale e molto costruttivo“, sottolineando come il presidente russo abbia illustrato i progressi delle proprie forze armate sul campo di battaglia.
Nelle stesse ore, Mosca ha annunciato la conquista della località di Kostyantynivka, nella regione di Donetsk, una notizia che Kiev ha immediatamente smentito.
La guerra dell’informazione continua quindi a procedere parallelamente a quella combattuta sul terreno, con entrambe le parti impegnate a dimostrare di trovarsi in una posizione di forza in vista di eventuali futuri negoziati.
La pace resta ancora lontana
Nonostante il ritorno dei contatti diretti tra Washington e Mosca, la prospettiva di una soluzione appare ancora molto incerta.
Le posizioni di Russia e Ucraina restano profondamente divergenti, mentre il conflitto continua a produrre nuove tensioni anche oltre i confini ucraini, coinvolgendo sempre più direttamente i Paesi dell’Europa orientale.
Il Cremlino, comunque, lascia formalmente aperta la porta al dialogo. Peskov ha infatti dichiarato che gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner saranno “sempre i benvenuti a Mosca” quando avranno il tempo di riprendere i contatti diplomatici.
Per il momento, però, le telefonate tra leader sembrano rappresentare soprattutto un tentativo di mantenere aperto un canale di comunicazione. Sul terreno continuano infatti a parlare le armi, mentre la diplomazia resta in attesa di trovare uno spazio concreto per riportare le parti al tavolo delle trattative.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






