Il caso Epstein torna a travolgere l’ex principe Andrew: ora si parla anche di possibili reati sessuali
Lo scandalo Epstein continua a inseguire Andrew, e nelle ultime ore la situazione per il fratello di Re Carlo sembra essersi aggravata ulteriormente. Secondo quanto riportato da diversi media britannici, la polizia starebbe ora valutando anche possibili reati sessuali all’interno dell’indagine già aperta nei suoi confronti dopo l’arresto avvenuto a febbraio.
Andrew, oggi indicato ufficialmente come Andrew Mountbatten-Windsor dopo la perdita dei titoli reali, era già finito sotto indagine per sospetta “misconduct in public office”, cioè abuso del proprio ruolo pubblico durante gli anni in cui lavorava come inviato commerciale del Regno Unito. Ma adesso gli investigatori starebbero esaminando anche accuse legate a possibili comportamenti sessuali illeciti collegati alla rete di Jeffrey Epstein. Ed è probabilmente la fase più grave mai raggiunta da uno scandalo che ormai da anni sta lentamente demolendo l’immagine pubblica di Andrew.
Il nome di Andrew era diventato inseparabile da quello di Jeffrey Epstein già da tempo. Le fotografie insieme, i soggiorni nelle proprietà del finanziere americano e soprattutto le accuse di Virginia Giuffre avevano già provocato un terremoto enorme dentro la monarchia britannica.

Per anni Buckingham Palace aveva cercato di contenere il danno mediatico, ma il famigerato interview di Newsnight del 2019 (quello in cui Andrew cercò di difendersi dalle accuse parlando persino della sua presunta incapacità di sudare) viene ancora oggi considerato uno dei peggiori disastri comunicativi della storia recente della famiglia reale.
Da quel momento la sua caduta pubblica è stata praticamente continua: prima il ritiro dagli incarichi ufficiali, poi l’accordo extragiudiziale con Virginia Giuffre, infine la perdita dei titoli reali voluta da Re Carlo nel 2025. E adesso l’inchiesta sembra stare entrando in una fase ancora più delicata.
Gli investigatori stanno cercando nuovi testimoni contro Andrew
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, la Thames Valley Police avrebbe lanciato un appello pubblico per raccogliere nuove testimonianze e informazioni su Andrew. Gli investigatori starebbero esaminando accuse che includono non solo abuso di potere e corruzione, ma anche possibili episodi di “sexual misconduct”.
«Quando chi è stato vittima sarà pronto a parlare con noi, noi saremo qui ad ascoltarlo, in qualsiasi momento».
Tra gli elementi più discussi ci sarebbe anche la testimonianza di una donna americana che sostiene di essere stata portata a Windsor nel 2010 per un incontro sessuale con Andrew. Al momento non sarebbe stata ancora aperta un’indagine penale specifica su quell’episodio, ma la polizia avrebbe confermato di stare valutando la questione con “massima serietà”. Nel frattempo gli investigatori starebbero cercando di ottenere ulteriore materiale dai documenti americani legati al caso Epstein, compresi file del Dipartimento di Giustizia statunitense. E la sensazione è che questa storia sia ancora molto lontana dalla conclusione.
Le nuove accuse hanno infatti riportato immediatamente l’attenzione sulla storia di Virginia Giuffre, la donna che per anni ha accusato Andrew di aver avuto rapporti sessuali con lei quando aveva appena 17 anni. Giuffre aveva raccontato di essere stata manipolata da Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell e costretta a incontrare Andrew in tre diverse occasioni: a Londra, a New York e sull’isola privata di Epstein nei Caraibi.
Per anni Andrew ha sempre negato tutto. Ha dichiarato pubblicamente di non ricordare nemmeno di aver incontrato Giuffre, nonostante l’esistenza della famosissima fotografia che li ritrae insieme nella casa londinese di Ghislaine Maxwell. La Metropolitan Police aveva già interrogato Virginia Giuffre nel 2015, ma all’epoca non venne aperta alcuna indagine concreta contro Andrew. Adesso però, secondo diversi media britannici, la Thames Valley Police starebbe cercando di ottenere le registrazioni originali di quelle interviste per rivalutare il materiale all’interno della nuova inchiesta. Ed è un dettaglio molto importante, perché suggerisce che gli investigatori stiano riesaminando vecchie accuse che per anni erano rimaste sostanzialmente ferme.

Nel 2022 Andrew raggiunse con Virginia Giuffre un accordo extragiudiziale da circa 12 milioni di sterline senza ammettere alcuna responsabilità. Secondo numerose ricostruzioni giornalistiche, parte del denaro sarebbe arrivata grazie all’intervento economico della regina Elisabetta e del principe Filippo, nel tentativo di evitare un processo pubblico devastante per la monarchia britannica. Quell’accordo avrebbe dovuto chiudere definitivamente la vicenda dal punto di vista civile. Ma nella percezione pubblica è successo praticamente il contrario.
Per moltissime persone, infatti, il pagamento milionario è stato visto come il simbolo di una famiglia reale disposta a proteggere Andrew a qualsiasi costo pur di evitare ulteriori scandali. E la morte di Virginia Giuffre, avvenuta lo scorso anno per suicidio, ha inevitabilmente riacceso ancora di più l’attenzione mediatica sul caso Epstein e sulle responsabilità delle persone coinvolte.
Lo scandalo Epstein continua a coinvolgere persone potentissime
La cosa forse più clamorosa è che stiamo parlando del fratello del re. Anche se Andrew era già stato progressivamente allontanato dalla vita pubblica, il fatto che un membro così importante della famiglia reale sia coinvolto in un’indagine di questo livello rappresenta un problema enorme per Buckingham Palace. E infatti Re Carlo ha scelto una linea molto netta: prendere le distanze e lasciare che “la legge faccia il suo corso”.
Ma il danno d’immagine per la monarchia è comunque gigantesco. Per anni la famiglia reale britannica ha cercato di proteggere Andrew, minimizzando la gravità dei suoi rapporti con Epstein. E proprio questo oggi viene visto da moltissime persone come parte del problema: la sensazione che potere, aristocrazia e privilegi abbiano permesso all’ex principe di evitare conseguenze reali molto più a lungo di quanto sarebbe accaduto a chiunque altro.
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La vicenda di Andrew dimostra ancora una volta quanto il caso Epstein sia diventato una specie di bomba permanente dentro le élite occidentali (con poche conseguenze, considerando che uno di loro continua a essere Presidente degli Stati Uniti d’America). Anche dopo la morte di Jeffrey Epstein e la condanna di Ghislaine Maxwell, continuano a emergere documenti, testimonianze e nuovi filoni investigativi che coinvolgono politici, imprenditori, uomini d’affari e figure pubbliche di altissimo livello.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più inquietanti della storia: il fatto che per anni Epstein sia riuscito a costruire una rete di relazioni potentissime senza che praticamente nessuno intervenisse davvero. Per questo il caso di Andrew non viene percepito soltanto come uno scandalo reale. È diventato il simbolo di qualcosa di molto più grande: il rapporto tossico tra potere, privilegio e impunità.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


