Il volontariato non ti paga: ti forma
Quando si parla di volontariato, il pensiero va quasi sempre alla solidarietà. Si immaginano persone che dedicano il proprio tempo agli altri, che organizzano raccolte fondi, aiutano chi è in difficoltà o sostengono una causa in cui credono. Tutto vero. Ma c’è un aspetto di cui si parla ancora troppo poco: il volontariato è una delle esperienze formative più importanti che una persona possa fare.
Per molti giovani rappresenta il primo vero contatto con responsabilità concrete. È il luogo in cui, spesso ancora prima di entrare nel mondo del lavoro, si impara a gestire un team, organizzare un progetto, comunicare con partner e istituzioni, risolvere problemi, parlare in pubblico e prendere decisioni. E la cosa più interessante è che tutto questo avviene senza uno stipendio. O meglio: senza uno stipendio economico. Perché il compenso arriva sotto un’altra forma, quella dell’esperienza.
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ToggleLe soft skills non si imparano solo all’università
Viviamo in una società in cui siamo abituati a misurare il valore di un’attività in base a quanto viene pagata. È un ragionamento comprensibile, ma spesso incompleto. Ci sono esperienze che non producono un guadagno immediato, ma che costruiscono competenze destinate ad accompagnarci per tutta la vita: il volontariato è una di queste.
Chi dedica qualche ora alla settimana a un’associazione spesso si sente chiedere: “Ma chi te lo fa fare?”. Oppure: “Con tutto il tempo che ci dedichi, almeno ti pagano?”. La risposta, nella maggior parte dei casi, è no, eppure chi fa volontariato continua a farlo, perché sa che ogni progetto rappresenta un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, mettersi in gioco, conoscere persone, assumersi responsabilità che difficilmente arriverebbero altrove alla stessa età.
Le competenze che difficilmente si imparano in aula
L’università insegna conoscenze fondamentali, ma ci sono competenze che è molto difficile acquisire seguendo una lezione teorica. Puoi studiare marketing, ma è diverso dal dover promuovere un evento che deve coinvolgere centinaia di persone. Puoi leggere un manuale sulla leadership, ma è tutta un’altra storia dover coordinare un gruppo di volontari, motivarlo e prendere decisioni quando qualcosa va storto. Puoi frequentare un corso di comunicazione, ma gestire davvero i social media di un’organizzazione o scrivere comunicati stampa destinati ai giornali ti insegna molto di più.

Il volontariato è una palestra continua di competenze trasversali.
Tra quelle che si sviluppano più facilmente ci sono:
- leadership;
- organizzazione;
- gestione del tempo;
- problem solving;
- team working;
- public speaking;
- comunicazione;
- capacità di adattamento;
- gestione dello stress;
- negoziazione.
Sono proprio queste le competenze che oggi molte aziende ricercano durante un colloquio di lavoro.
L’esperienza che nessun corso avrebbe potuto darmi

Negli ultimi tre anni ho avuto la fortuna di vivere il volontariato da prospettive molto diverse. Prima come Communication Manager di ESN Perugia, poi per due anni come Presidente dell’associazione, un percorso che si conclude proprio oggi con la fine del mio mandato. Nel frattempo sono diventata anche Press Officer di ESN Italia, occupandomi della comunicazione nazionale dell’associazione, e collaboro alla comunicazione e al blog di APS Univox.
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Se qualcuno mi chiedesse quanto ho guadagnato economicamente da queste esperienze, la risposta sarebbe semplice: nulla. Ma se mi chiedesse quanto ho imparato, probabilmente farei fatica a riassumerlo in poche righe.
In questi anni ho imparato a coordinare un team di volontari, a lavorare in un gruppo di persone completamente diverse, a pianificare strategie di comunicazione, a organizzare eventi, a gestire rapporti con enti pubblici, università, aziende e partner istituzionali. Ho scritto comunicati stampa, coordinato campagne social, gestito momenti di crisi, preso decisioni difficili e imparato a far convivere tutto questo con lo studio e con la mia vita personale.
Ho anche commesso errori, e, forse, sono stati proprio quelli a insegnarmi di più.
Guardandomi indietro, mi rendo conto che molte delle competenze che oggi utilizzo quotidianamente non arrivano da un manuale universitario, ma da riunioni serali, eventi organizzati nei weekend, telefonate dell’ultimo minuto e problemi risolti insieme ad altre persone che, come me, dedicavano il proprio tempo libero a un progetto comune.
Un curriculum racconta cosa hai fatto: il volontariato racconta chi sei
Sempre più aziende stanno iniziando a guardare oltre il semplice percorso accademico. Un voto di laurea racconta quanto hai studiato, ma un’esperienza di volontariato racconta anche come lavori con gli altri, quanto sei disposto a metterti in gioco, come affronti gli imprevisti e quali responsabilità sei capace di assumerti.
Naturalmente non basta scrivere nel curriculum “ho fatto volontariato”. Conta raccontare cosa si è realmente fatto. Hai coordinato una squadra? Hai gestito la comunicazione di un’associazione? Hai organizzato eventi? Hai seguito partner e sponsor? Hai gestito un budget? Hai rappresentato un’organizzazione davanti alle istituzioni?

Sono tutte esperienze che dimostrano competenze concrete, spesso maturate molto prima rispetto ai coetanei che non hanno mai avuto occasioni simili.
Il volontariato ovviamente non sostituisce un lavoro, è scontato ma è importante chiarirlo. Questo articolo non vuole dire che il volontariato debba sostituire un lavoro retribuito o che sia giusto normalizzare il lavoro gratuito.
Il lavoro ha un valore economico e deve essere riconosciuto, ma allo stesso tempo è giusto riconoscere anche il valore di chi sceglie liberamente di dedicare tempo, energie e competenze a un’associazione.
Perché quel tempo non è tempo perso. È tempo investito.
Il vero stipendio arriva dopo
Forse il più grande insegnamento che il volontariato lascia è proprio questo: non tutti gli investimenti producono un ritorno immediato. A volte il risultato arriva mesi o anni dopo.
Arriva quando affronti un colloquio e ti rendi conto di avere qualcosa da raccontare oltre agli esami sostenuti, arriva quando gestisci con naturalezza una riunione perché l’hai fatto decine di volte come volontario, arriva quando un datore di lavoro vede in te una persona che sa assumersi responsabilità, lavorare in squadra e trovare soluzioni, e arriva anche quando ti guardi indietro e realizzi che, pur non avendo guadagnato un euro da quell’esperienza, hai costruito competenze che nessuno potrà più toglierti.
Per questo, quando qualcuno mi chiede se sia valsa la pena dedicare così tanto tempo al volontariato, la mia risposta è sempre la stessa. Non mi ha reso più ricca economicamente. Mi ha resa più preparata, più consapevole e, probabilmente, anche una professionista migliore.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


